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Federica Angeli e il Vero Giornalismo d’Inchiesta a Roma

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OSTIA ASSEDIATA DAI CLAN: INCHIESTA DEL 2013 DI FEDERICA ANGELI -clicca qui

Il modo migliore per stare vicini a Federica Angeli – giornalista de La Repubblica, da 5 anni sotto scorta per le ripetute minacce di morte nei suoi confronti da parte del clan Spada – è  quello di pubblicare le sue inchieste sulla mafia ad Ostia e sulle sue collusioni con settori dello Stato e della pubblica amministrazione (vedi qui sopra). Per condurre queste inchieste non è necessario solo un enorme coraggio personale (Federica è madre di tre figli e ha scelto di rimanere a vivere a Ostia dove è nata); bisogna anche avere la tempra e l’indole della vera giornalista d’inchiesta, quella che “consuma le suole delle scarpe” per andare a cercare quegli squarci di verità, molte volte preclusi a chi osserva casualmente fenomeni “strani” apparentemente inspiegabili, non sa spiegarsene il motivo e alla fine si arrende alla forza del fatto compiuto.

Ostia, per chi non venga toccato da episodi di violenza personale o di richiesta del pizzo, appare una realtà normale, come altre: ed è proprio in questo senso di apparente normalità che sta il vero nucleo della persistenza del virus dell’illegalità diffusa che noi chiamiamo in Italia “mafioso”. Mio figlio, interrogato recentemente da alcuni suoi amici di Roma su “cosa sta succedendo ad Ostia” ha risposto soavemente : “Niente, cosa deve succedere? Io faccio la vita di sempre e non vedo niente di anormale”…e mio figlio non è un “mafioso”, prego di credere…. E allora, qual è il segreto dell’apparente normalità di tutte le situazioni “mafiose” (questo termine comincia ad essere abusato e fuorviante), cioè situazioni in cui i “cattivi” comandano e dettano le regole, mentre le persone come Federica Angeli (vedi qui come racconta la sua avventura alla trasmissione “Faccia a faccia” di Giovanni Minoli)  rischiano sempre di essere ritenute delle visionarie, delle “esagerate”, che “se la vanno a cercare”?

La delinquenza organizzata quando è collusa con pezzi dello Stato riesce a creare situazioni di “tranquillità” imponendo nei fatti regole e comportamenti non conformi allo Stato legale, ma che sanno far vivere alla collettività del posto come un duty free shop dell’illegalità, come una zona franca dove è facile e comodo sottrarsi alle regole legali di convivenza organizzata. Solo così ti puoi spiegare fenomeni apparentemente inspiegabili come il fatto che, unico posto simile in Europa, a Ostia il mare dalla strada non si vede (lo chiamiamo il “lungomuro”) perché quasi completamente coperto da costruzioni in muratura che sarebbero vietate per legge; poi sai che le entrate a mare sono limitatissime per 9 mesi l’anno e nei mesi estivi, in un qualunque lido vai, scopri che nonostante le mille ordinanze comunali in tal senso non ti fanno entrare nella tua spiaggia, e , se vuoi entrare, devi pagare un qualche biglietto per un lettino o per un ombrellone. Ti chiedi sempre come funziona il pagamento del servizio delle sdraio e degli ombrelloni, visto che ti viene rilasciato un pezzetto di carta che non ha nemmeno le lontane sembianze di uno scontrino fiscale. Mai un controllo della Guardia di Finanza che è lì a due passi o dei vigili urbani? L’alternativa sono le spiagge libere, dove la sporcizia regna sovrana e i bagni sono inagibili. Poi guardi le costruzioni in muratura fatte direttamente sulla sabbia e scopri che il lido che ha costruito quelle più grandi, vere e proprie torrette militari, é quello del Ministero della Difesa e allora il sospetto ti assale. Poi ti aggiri nella splendida pineta, guardi le allegre pattuglie dei vigili urbani e delle ex guardie forestali – ora con la divisa dei Carabinieri – che parlottano placidamente e ti chiedi perché, dopo l’orrendo incendio del 2001 in cui nessuno fu mai inquisito, non sia stato mai organizzato un servizio interforze, con controllo, pattugliamento e telecamere, per monitorare i punti sensibili, 24 ore su 24, soprattutto nei mesi estivi.

Eppure, queste sensazioni di disagio, di ingiustizia e di fastidio non evolvono mai in un esplicito allarme personale. Perché? Perché nelle situazioni in cui va a braccetto con pezzi deviati di istituzioni statali, l’illegalità ama travestirsi e adottare modi e comportamenti  che ostentano una decorosa rispettabilità borghese. In questo modo, l’”ala militare”,   i tipi come  Roberto Spada con la faccia da galera e la testata facile sembrano lontani ed estranei alla tua vita. Invece sono il volto vero del vuoto di presenza dello Stato e della pubblica amministrazione che ha invaso interi territori della città di Roma.

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