Riforma della PA

La flessibilità territoriale del lavoro: idee per un progetto “Case Per La Mobilità dei Lavoratori”

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Da molti anni, ormai, si fa un gran parlare di flessibilità delle aziende e del personale come chiave di volta per la ripresa della crescita e del lavoro in Italia.

Questo tema investe non solo il lavoro privato ma anche l’impiego pubblico posto che – come predica Paolo De Ioanna, che fu  Capo di Gabinetto di Carlo Azelio Ciampi, ministro del Tesoro negli anni dell’entrata nell’euro, e dunque sa bene di cosa scrive –  “l’azione pubblica è cruciale per dare spinta e direzione al sistema economico e che non si potrà implementare alcuna politica pubblica senza una macchina amministrativa adeguata”.

In quest’ottica la flessibilità del lavoro è un tema cruciale per la ripresa dello sviluppo economico del Paese. Certo, la flessibilità ha molti aspetti, come ad esempio la costante riqualificazione delle risorse, mediante aggiornamenti formativi, ma quella che presenta le maggiori problematiche per i dipendenti che vi sono sottoposti è la movimentazione dei lavoratori sul territorio nazionale.

E’ noto, infatti, che soprattutto nell’ambito pubblico (vedi le difficoltà nel completamento della riforma della scuola per le moltissime assunzioni in altre regioni rispetto a quella di residenza), ma non solo, ci siano carenze organiche importanti nelle regioni del centro-nord ed eccedenze in quelli del sud.

Sussiste, quindi, la necessità di movimentare il personale dello Stato e degli Enti Pubblici, ma anche delle aziende private in ristrutturazione, sull’intero territorio nazionale per migliorare l’efficienza del sistema paese.

La rigidità dei dipendenti che non vogliono spostare la residenza di lavoro è fondata soprattutto sulla difficoltà per questi di trovare alloggi da definire case, per sé e la famiglia, a prezzi accettabili nelle località di lavoro di destinazione, rigidità che diventa doppia quando si deve spostare anche il coniuge.

Come si può fare, quindi, per ovviare a questo fattore di rigidità?

Occorre creare le necessarie disponibilità di alloggi dignitosi, completamente attrezzati, di varie dimensioni da affittare ad un prezzo politico a questi lavoratori cui si chiede un sacrificio, trasformando questo disagio in una nuova importane prospettiva per sé e la famiglia. Cosa implicita nel trasferimento da un’area disagiata o statica ad una in sviluppo. Sarebbe utile e necessario inoltre anche prevedere di predisporre alloggi da destinare ai lavoratori stagionali, che esistono sia in agricoltura, che nell’industria che nei servizi, in diverse aree del paese o fungere da appoggio per le trasferte a tempo di personale pubblico e privato, riducendone drasticamente i costi per il sistema produttivo.

Per dare concretezza a quest’idea, è necessario fare riferimento a qualcosa “che c’è”, su cui si può lavorare e impostare un progetto generale di gestione pianificato di concerto fra Stato, Regioni e Autonomie locali. La “base” su cui fare riferimento è costituita secondo noi da quel patrimonio abbandonato di immobili dismessi, inutilizzati e inutilizzabili o confiscati dallo Stato che giace inerte in molte parti del territorio nazionale, privo di qualsivoglia utile progetto di utilizzazione. Sarebbe un modo per “far fruttare” e rendere utile per la comunità nazionale questo ingente complesso d’immobili che oggi costituisce solo un peso inerte a carico delle istituzioni pubbliche e domani, diverrebbe la base per un progetto complessivo di utilizzazione per le necessità di mobilità territoriale di lavoratori privati e pubblici. Abbiamo anche un nome per questo progetto: Case Per La Mobilità dei Lavoratori.

I punti di forza del progetto “Case Per La Mobilità dei Lavoratori”

  1. Rivalutazione e riutilizzo del patrimonio immobiliare dismesso funzionalmente da Stato ed enti pubblici anche locali, ma che nell’ultimo decennio non si è riusciti ad alienare per fare cassa, nonostante i numerosi bandi emessi da Stato e P.A. allargata a prezzi bassissimi. Si tratta in massima parte di Caserme ed Ospedali e stabili per uffici, anche grandi e ben attrezzati, già inseriti nelle infrastrutture di servizi e trasporti e quindi che non richiedono oneri di urbanizzazione. Le costruzioni più degradate potrebbero essere abbattute e riedificate col cambio di destinazione d’uso, che vista la natura della costruzione non dovrebbe creare problemi ai comuni interessati. Oltre a questi beni del Demanio, trattandosi di un progetto che nasce, ritengo essenziale, come di partenariato pubblico-privato, si potranno acquisire allo stesso anche stabilimenti industriali dismessi che, attualmente non utilizzati, costituiscono un problema per chi ne è proprietario e per il territorio che li ospita che ne assiste al degrado. Infine potrebbero anche riutilizzarsi strutture immobiliari sequestrate a privati per abusi edilizi o perché appartenenti a patrimoni mafiosi.
  2. Redistribuzione sul territorio nazionale della forza lavoro, secondo necessità funzionale, così come avviene nella gran parte degli altri paesi più sviluppati, senza con ciò produrre gravi traumi esistenziali e familiari al personale mobilitato, che potrebbe anzi vedere in questo evento una possibilità concreta di miglioramento del proprio status e della professionalità.
  3. Restituzione alle città di pezzi di territorio degradato a causa dell’abbandono e rivalutazione immobiliare e commerciale delle aree circostanti, con sicuro beneficio per chi abita nelle zone limitrofe.
  4. Laddove si concepisse il progetto, così come vuol essere, come forma di investimento di cui siano pianificabili i ritorni economici certi e regolari, si potrebbe far sì che questo grosso investimento risulti appetibile per i fondi pensione e per gli investitori istituzionali, anche se, laddove si scegliesse lo strumento della Società per Azioni, per evitare il pericolo di dirozzamento del progetto, si dovrebbe assicurare, almeno per molti anni, un pacchetto di controllo azionario della parte pubblica.

Dove trovare le risorse per rendere disponibili gli alloggi?

La risposta è all’interno del patrimonio dello Stato e degli Enti pubblici, ma non solo.

Il comparto pubblico allargato, ma anche le imprese private hanno grossi complessi edilizi ed aree inutilizzate e dismesse da tempo che rappresentano una grave passività economica anche perché devono comunque essere in qualche modo mantenute e conservate per evitare ulteriori danni.

Una prima parte degli alloggi, quindi, potrebbe essere ottenuta con la ristrutturazione degli immobili di proprietà pubblica come Ospedali dismessi e Caserme, che lo Stato con gli enti pubblici tentano di dismettere da anni a prezzi di saldo, nonché il riutilizzo degli immobili sequestrati dallo Stato a vario titolo in tutta Italia.

In seguito, potrebbero essere acquisiti  e ristrutturati, all’uopo, altri immobili, di proprietà di privati, non più utilizzati come uffici e fabbriche dismessi, che spesso diventano luogo di degrado e col riutilizzo ridiverrebbero invece utili e funzionali alla collettività.

Al progetto potrebbero o, meglio, dovrebbero partecipare finanziariamente, anche le imprese private interessate all’assunzione od alla movimentazione di personale sul territorio nazionale.

Gli alloggi di tipo familiare, di vari tagli e misure dovranno essere di elevato standard costruttivo e garantire un reale comfort per i nuclei occupanti, che potranno contenere anche servizi accentrati al proprio interno, come garage, palestre, centri ricreativi mense o spacci, od anche asili, a prezzi moderati, che rendano il soggiorno più piacevole e meno oneroso, se di dimensioni rilevanti e situati in zone a bassa urbanizzazione: dovranno essere insomma un luogo di attrazione, per chi sarà candidato ad abitarvi.

In ragione di questo, dovranno esserci uffici ed addetti di struttura che si occupino di mantenere efficienti i servizi comuni e sorveglino la struttura e gli ingressi nella stessa, che dovranno essere autorizzati.

I rapporti giuridici fra Enti proprietari e lavoratori in affitto

I canoni locativi verrebbero prelevati automaticamente dalla busta paga dell’affittuario, sul netto della retribuzione, ed eventualmente integrati, se previsto, con diretta contribuzione del datore di lavoro, al completamento del prezzo dell’affitto definito nel contratto di servizio, a cura delle amministrazioni pubbliche o private presso cui l’affittuario lavora.

Questo garantirebbe un ritorno certo e costante dell’investimento per la struttura locativa evitando il rischio morosità.

La durata dell’affitto trattandosi di un trattamento di prima sistemazione, sarà regolato per leggi e regolamenti ed avrà per ogni struttura durata variabile in relazione alla situazione del mercato immobiliare degli affitti, evitando da un lato di sclerotizzare l’utilizzo di questo strumento, bloccandolo sulle prime assegnazioni, laddove siano disponibili molti alloggi sul mercato privato, e dall’altro di mettere in una situazione di precarietà, l’affittuario che viva in una realtà con scarsità di disponibilità od elevato costo degli affitti.

In ogni caso si dovranno prevedere, alla liberazione degli appartamenti di prima sistemazione, facilitazioni economiche per coloro che li lascino, per case di analoga dimensione più costose sul mercato privato, qualora decidano di restare in quella località, ovviamente..

Da chi e come far gestire il progetto.

Il superamento delle probabili criticità

Chiaro che, essendo questo progetto nazionale, dovrà essere coordinato a livello nazionale, sotto il controllo dei ministeri interessati ed avere dipendenti fissi addetti non solo all’organizzazione a livello centrale, ma anche, a livello locale, addetti alla gestione delle singole strutture che verranno create. Occorrerà, al riguardo, valutare la natura dell’impiego presso queste strutture per definire se possa giuridicamente rientrare nell’impiego pubblico o privato.

Al tavolo che si occuperà del progetto cui possiamo dare provvisoriamente il nome emblematico “Case Per La Mobilità dei Lavoratori”, dovrà esserci il Mef-Demanio come primo interlocutore insieme ai Ministeri operativi, ossia infrastrutture, sviluppo, lavoro, funzione pubblica ed industria.

Il più ovvio dei punti di criticità del progetto è dato dalla necessità di far interagire, sullo stesso, un gran numero di interlocutori pubblici e privati, trattandosi come già precisato di un progetto che ha senso solo se nasce come partenariato pubblico-privato, un mix da sempre piuttosto difficoltoso da gestire. Occorrerà, quindi, definire chiaramente in premessa, ossia fin dalla nascita del progetto, le regole di interazione fra le parti in modo da ridurre duplicazioni ed attriti, ma anche prevedere di manutenere queste regole periodicamente, così come è opportuno fare in ogni progetto riformista. Il modello del contratto di progetto pluriennale (i Contrat de plan adottati in Francia – vedi qui) per vincolare sugli obiettivi tutte le amministrazioni centrale e locali, sembra quello da imitare.

La struttura amministrativa e finanziaria da dare al progetto è altrettanto importante e basilare per il suo successo. Atteso che, come progetto nazionale e strumento di crescita della nostra intera economia, il cervello e la struttura organizzativa devono avere una forte connotazione di controllo ed impulso a livello centrale, per cui andrà costituita una struttura ad hoc, cui siano affidati i data base ed i programmi di gestione informatica del progetto ed il potere regolamentare e disciplinare. Ma per evitare i problemi che si accompagnano all’accentramento si dovrà decidere che natura avranno le strutture locali territoriali, ossia se debbano essere concepite come Agenzie locali con limitate autonomie amministrative e di budget, ovvero siano da ritenere come società a sé stanti, con vincoli severi nei confronti della holding nazionale. Dalla scelta che si farà al riguardo discenderà la natura ed il regime contrattuale di lavoro dei dipendenti.

Delicati potrebbero essere anche i rapporti con gli Enti Locali che specie in alcune aree del territorio nazionale e specie se affidate ad alcune forze politiche, potrebbero tentare di frapporre ostacoli e rallentamenti ai progetti. Anche per questa possibile criticità si potrebbe far ricorso in sede di redazione del progetto a precise previsioni normative che limitino al minimo le interazioni operative con esse ed al contratto di progetto di cui ho accennato più sopra.

Ex Mercati Generali Roma
Riqualifica Ex Mercati Generali Roma

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