Riforma della PA

La pubblica amministrazione frena il Paese

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La pubblica amministrazionenon decide, non media, non negozia, non analizza obiettivi e risultati” e rappresenta l’elemento di debolezza più rilevante nella produttività complessiva nel paese. Questo il giudizio severo e tagliente di Paolo De Ioanna, apparso su “Affari e finanza de La Repubblica dello scorso 27 novembre 2017: un’analisi informata sulla pubblica amministrazione italiana.

De Ioanna è presidente dell’Organismo indipendente di valutazione  del Ministero dell’Economia, l’organo (presente in tutte le amministrazioni pubbliche) che ha il compito di occuparsi della valutazione dei risultati organizzativi e della dirigenza; fu  Capo di Gabinetto di Carlo Azelio Ciampi, ministro del Tesoro negli anni dell’entrata nell’euro,  è dunque un antico conoscitore e studioso dell’amministrazione pubblica italiana.

Tuttavia, afferma De Ioanna, si devono superare le diagnosi superficiali e improvvisate sui problemi della PA   ( “Vent’anni di banalità sui fannulloni, di  tagli lineari ciechi e di retorica federalista”) e si deve, piuttosto, tenere  conto delle esperienze dei partners europei ripartendo  “dall’idea che l’azione pubblica è cruciale per dare spinta e direzione al sistema economico e che non si potrà implementare alcuna politica pubblica senza una macchina amministrativa adeguata”, le amministrazioni però non possono procedere per “adempimenti procedurali”, ma devono crescere in conoscenza e consapevolezza della missione pubblica che viene loro affidata, altrimenti la PA “continuerà ad essere essere percepita come un freno mentre nelle economie evolute è un tassello cruciale dello sviluppo“.

Per ottenere ciò, De Ioanna ritiene che debbano essere rimotivati dirigenti e dipendenti pubblici che oggi vivono “in rassegnazione e attesa della pensione”. La dirigenza pubblica, in particolare, non deve più essere “un braccio servente delle procedure giuridiche minute e fissate con leggi numerose, inutili e piene di affermazioni retoriche sulla trasparenza e sulla criminalità”.

Pur nella brevità dell’articolo, l’analisi del suo autore ha il pregio di spostare l’attenzione, da quelle che lui stesso chiama “banalità” di giudizio, verso un obiettivo sfidante: la riqualificazione della risorsa umana nelle amministrazioni pubbliche che oggi giace abbandonata, frustrata , invecchiata, privata dei necessari e sani supporti di energie giovani e portatrici di cultura rinnovata.

Sopra ogni altra considerazione, infine, trapela in De Ioanna una visione positiva di ciò che deve essere una pubblica amministrazione in uno Stato moderno: “è cruciale per dare spinta e direzione al sistema economico”. Per cui se funziona male, come in effetti verifichiamo ogni giorno nel nostro Paese, si tratta di cambiarla e metterla al passo delle altre amministrazioni europee e  occidentali, non di sguarnirla e, peggio, privarla progressivamente di professionalità con la stolta politica di blocco delle assunzioni, come si fa da vent’anni.

APPROFONDIMENTO: Paolo De Ioanna

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