Riforma della PA

Sincretismo e sinergia le parole chiave del nostro presente e del nostro futuro.

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In quest’era post-ideologica, aggravata dalla lunghissima crisi economica mondiale dalla quale non siamo ancora del tutto usciti, con la deframmentazione evidente degli interessi e dei valori collettivi, i grandi partiti tradizionali non sono stati in grado di rappresentare più una consistente maggioranza degli elettori, ne è derivata quindi una gran voglia di proporzionale, inconfessabile dalla gran parte dei partiti, tutti a parole contrari a “compromessi ed inciuci”, propri di quel tipo di sistema elettorale, che vengono rappresentati come il diavolo, ma tutti consapevoli che in un sistema, di fatto, multipolare, il sistema maggioritario può essere fatale per i partiti più piccoli, i quali, vista la liquidità dell’elettorato assai mutevole in tempi brevi, possono, a turno, essere molti.

Stando ai sondaggi degli ultimi mesi, ammesso che siano credibili, il dopo elezioni del 4 marzo ci dovrebbe consegnare una situazione politica bloccata: nessuna delle forze in campo sarà, probabilmente, in grado di governare da sola, e la diversità delle visioni espresse dai singoli partiti nei loro programmi ufficiali, anche di quelli nella pseudo-alleanza del cdx, renderà estremamente complessa anche la formazione di una coalizione di governo in grado di operare per il bene del paese.

Le prèfiche sempre molto attive nella nostra informazione scritta e televisiva, prevedono sfracelli ed evocano scenari apocalittici che, nella realtà, probabilmente, si riusciranno ad evitare.

In casi come questi, già nell’antichità, per cercare di aggregare il maggior consenso possibile, si faceva ricorso ad alleanze transitorie fra fazioni diverse o addirittura opposte, basate non su elementi ideologici, ma sul conseguimento di obiettivi pratici per i quali si individuavano soluzioni comuni, che si scioglievano quando il problema comune era stato debellato od il risultato conseguito. Questa pratica che prendeva il nome di sincretismo, parola che in origine, fu coniata in greco per designare la caratteristica «coalizione dei Cretesi», i quali, abitualmente in lotta fra di loro, all’occorrenza, non esitavano a unirsi contro un nemico comune, per poi tornare a combattersi appena finito il pericolo.

Nell’etimo di questa parola quindi, si intravvede, un concetto, accettabile anche oggi, di collaborazione transitoria tra diversi per il conseguimento di uno o più obiettivi che rappresentino il bene comune che trovò nell’antica Roma eco nella collaborazione problematica, ma, alla fine, efficiente fra patrizi e plebei, come descritta dal celeberrimo apologo di Menenio Agrippa, che oggi chiameremmo invece sinergia.

Secondo i vocabolari più diffusi oggi, infatti, il sincretismo, in questa era post-ideologica, sta, soprattutto, per convergenza di elementi ideologici già inconciliabili, attuata in vista di esigenze pratiche, nella sfera delle concezioni, politiche religiose e filosofiche che può, però, comportare, fusione o mutuazione di elementi fra queste diversità.

Il sincretismo religioso, in passato molto praticato, è oggi considerato negativamente dalla Chiesa Cattolica, che preferisce il dialogo e la collaborazione fra diversi, ma senza compromessi dogmatici e che lo considera un pericolo grave per la fede come il relativismo, il che ha conferito al termine sincretismo una valenza negativa che è stata estesa agli altri ambiti.

Si parla e si è parlato per analogia anche di sincretismo politico o politica sincretica, riferendosi alla solo apparente congiunzione di posizioni riconcilianti elementi appartenenti a opposte ideologie, in genere di estrema destra ed estrema sinistra, non mediandole, come nel centrismo, ma combinando elementi associati tradizionalmente a ideologie e schieramenti contrapposti.

Molti movimenti estremi o sfociati in regimi totalitari, oggi ed in passato sono stati visti come politicamente sincretici. Dal nazionalsocialismo, al Peronismo argentino (un mix di fascismo e socialismo), al Gollismo francese (che combina il nazionalismo francese, conservatorismo, e dirigismo), fino agli odierni Mojahedin del Popolo Iraniano coniugante marxismo ed islamismo, per una lunga serie di ideologie e movimenti meno noti tra cui il producerismo, coniugante populismo e nazionalismo economico, ed il nazionalbolscevismo russo, che combina nazionalsocialismo al comunismo.

Wikipedia, alla voce Trasversalismo, che viene equiparato al sincretismo politico, elenca sei di questi strani connubi politici che qui riporto, perché si tratta di posizioni ancora ben presenti, ulteriormente mischiati fra loro, per motivi di mero marketing politico, in questo ultimo periodo, nella politica italiana e mondiale:

  1. Conservatorismo sociale:

Il conservatorismo sociale è un’ideologia politica la cui posizione si è sempre collocata a centro pur non considerandosi come del tutto moderata. Questa filosofia politica difende i principi conservatori tipici della destra unendoli a quelli della giustizia sociale e dell’egualitarismo economico, tanto da essere spesso una tendenza appoggiata sia da partiti collocati a centro-sinistra come altrettanti a centro-destra. Spesso buona parte dei conservatori sociali sono assimilati ai cristiano-sociali e ai cristiano-democratici, sebbene nel conservatorismo diverse personalità non siano necessariamente cristiane, ma basano i propri principi appoggiandosi sui valori della religione predominante nel proprio paese per difendere la tradizione sociale, etica e morale della propria nazione, opponendosi strenuamente a matrimoni omosessuali, aborto, eutanasia e antiproibizionismo. In termini di politica economica sono rigorosamente statalisti e dirigisti, al punto da appoggiare anche idee keynesiane.

  1. Eco-fascismo:

L’eco-fascismo o ecologismo identitario è una filosofia politica che unisce il fascismo all’ecologismo. Anticapitalisti e anticomunisti, diversi sostenitori di questa ideologia sono favorevoli a una decrescita economica, un rapporto più stretto con la natura – sostenendo talvolta anche posizioni animaliste- oltre a dare un maggiore impulso a un’economia basata più sull’artigianato che sull’industria e la tecnologia, pur  restando ancorati al corporativismo. Gli eco-fascisti sono inoltre sostenitori del bioregionalismo.

  1. Nazional-bolscevismo:

Il Nazional-bolscevismo (o Bolscevismo Nazionale) è una ideologia politica sincretica fra il bolscevismo ed il nazionalismo, con forti accentuazioni geopolitiche. È accompagnato da una visione complessiva, che ne accentua il realismo e quindi concepisce la politica all’interno del “continente” Eurasia comprendente l’intera Europa, la Russia, e parte dell’Asia.

Il nazional-bolscevismo è programmaticamente nazionalrivoluzionario, tradizionalista, antiamericano, anticapitalista nell’ambito della Terza via fascista; concilia le concezioni rivoluzionarie materialiste e spirituali.

Le figure di riferimento sono prese dai rivoluzionari politici del novecento, dai teorici comunisti e socialisti, a molti teorici nazional rivoluzionari come Niekisch e Sorel. I riferimenti idealisti trovano ispirazione in Hegel, Julius Evola e altri filosofi, mentre economicamente i nazional-bolscevichi appoggiano una commistione tra le riforme economiche del comunismo e varie teorie sindacaliste di natura socializzatrice e antifiscale, ma sempre mettendo l’accento sulla spiritualità dell’azione.

  1. Nazionalismo di sinistra:

La sfera del nazionalismo di sinistra (o sinistra nazionale) rappresenta la posizione dei movimenti e partiti politici che si fanno promotori di una forma di nazionalismo coniugato con il posizionamento a sinistra nello spettro politico. Valori di base sono quindi quelli dell’uguaglianza sociale, del principio di sovranità popolare, e dell’autodeterminazione dei popoli. Le sue origini si basano nel giacobinismo della Rivoluzione francese.

Il nazionalismo di sinistra differisce dal nazionalismo di destra in quanto non sostiene posizioni clericali o avverse nei confronti dell’immigrazione, e rifiuta il nazionalismo razzista e fascista (va detto che ciò non è sempre vero, esistendo infatti alcuni movimenti di sinistra nazionalista che comprendono tra le loro idee l’intolleranza e il pregiudizio razziale, come ad esempio l’Unione Nazionale Africana di Zimbabwe – Fronte Patriottico di Robert Mugabe).

I movimenti di sinistra nazionalista sono generalmente legati all’idea di anti-imperialismo (spesso spinto a antisionismo, antiamericanismo, e antiglobalizzazione), e la maggior parte di loro si colloca all’interno del socialismo (spaziando dalla socialdemocrazia al comunismo), anche se ciò non è vero per tutti, come ad esempio il Congresso Nazionale Indiano che è considerato parte del liberalismo sociale.

  1. Populismo di destra:

Il populismo di destra (dall’inglese right-wing populism) è un’ideologia politica che combina populismo e anti-elitarismo con un posizionamento sulla destra dello scacchiere politico (posizione che può variare dal centrodestra all’estrema destra).

Mescola una tendenza al laissez-faire e al liberismo (“meno tasse”) con alcuni elementi della Nuova Destra, il rifiuto dell’uguaglianza sociale e dell’egualitarismo (e quindi di progetti politici finalizzati al suo raggiungimento), la critica del multiculturalismo e il contrasto all’immigrazione (sfociando a volte in xenofobia e razzismo). La tendenza populista è testimoniata dall’uso strumentale dei sentimenti popolari, dai richiami all’antipolitica (che diventa lo strumento principale di coinvolgimento del popolo e quindi di acquisizione del consenso), e dagli appelli all’uomo comune in contrasto con le istituzioni, con le élite, e con l’establishment.

Altre caratteristiche spesso presenti nei partiti della destra populista sono una leadership carismatica, la demonizzazione degli avversari politici, la ricerca di un capro espiatorio (spesso identificato nello “straniero”), il cospirazionismo, e il produzionismo. I partiti europei condividono inoltre un diffuso euroscetticismo.

Pur essendo caratterizzato dalle tendenze sopra esposte, il populismo di destra non è in realtà un monolite unico, e anzi si registrano alcune differenze tra i vari movimenti, dovute alla diversa storia e cultura politica che li hanno generati; mentre alcuni di questi partiti nascono da movimenti neofascisti o comunque di estrema destra, altri sono sorti invece grazie a scissioni da partiti conservatori o liberali.

  1. Socialismo nazionale:

Il socialismo nazionale è un’ideologia politica nata in Italia alla vigilia della prima guerra mondiale, diffondendosi anche in Europa durante il ventesimo secolo, per poi venire assorbita in Italia dal fascismo delle origini e soprattutto nella struttura ideologica della Repubblica Sociale Italiana.

Nel dopoguerra, è stato presente all’interno della galassia del neofascismo.

L’ideologia si proponeva di coniugare socialismo e nazionalismo, con una posizione definita “nazional-rivoluzionaria” in contrapposizione sia al capitalismo nella politica economica, sia all’internazionalismo marxista (definito “nemico delle patrie e dei più elementari valori nazionali”). Così diversi elementi del nazionalismo sociale di Enrico Corradini, del sindacalismo rivoluzionario del francese Georges Sorel e del socialismo patriottico di Carlo Pisacane si uniscono tra di loro. Questa posizione venne poi assorbita dal fascismo, con riferimenti nella Carta del Lavoro, nel sindacalismo fascista, e nella legislazione sociale, mentre nella “Repubblica Sociale Italiana” mantenne le radici legate agli aspetti rivoluzionari e anticapitalisti, nell’ambito della ricerca di una “terza alternativa” economica.

 Il sincretismo nella politica italiana oggi

Fatta eccezione per il Pd che ha un suo proprio modello politico decisamente nella tradizione liberal riformista di ispirazione fortemente europea, ma affine anche al Partito democratico americano di Obama, tutti gli altri partiti e movimenti sono politicamente degli ibridi che mischiano le caratteristiche dei vari movimenti sincretici appena elencati.

Il Movimento 5 Stelle

Se vogliamo il M5S è stata un’abile operazione concepita a tavolino di super-sincretismo, da intendersi come marketing politico elettorale, in quanto ha adottato al suo interno un po’ tutte le tendenze politiche sincretiche sopra elencate, salvo forse il conservatorismo sociale, incurante del fatto che la maggior parte di esse è apertamente in contrasto con le altre, cosa che ha potuto fare solo mantenendo una totale evanescenza di programmi concreti ed affermando a giorni alterni, sempre con la medesima determinazione, idee e progetti completamente opposti.

Questo tipo di politica può reggere solo nella misura in cui, poi, non si debba realmente governare: lo dimostra il totale fallimento di tutte le amministrazioni locali grilline, che ometto di elencare perché universalmente note.

Forza Italia

Questo partito è nato proprio come un movimento sincretico che sotto la guida di Berlusconi nel 1994, col preciso intento di crearsi uno spazio autonomo nel marketing politico elettorale dell’epoca, approfittando della caduta del precedente sistema politico, fondato su ideologie superate dalla storia, mise insieme abilmente varie contrapposte istanze politiche che ormai coincidono in gran parte col conservatorismo sociale, con qualche sconfinamento tattico nel populismo di destra.

La Lega di Salvini

Il sincretismo della Lega di Salvini, accantonato il localismo regionale delle origini voluto dal fondatore Bossi e perseguito ancora da una parte rilevante dei suoi iscritti, si è concentrato su un mix tra il populismo di destra ed il socialismo nazionale, con l’aggiunta di elementi di conservatorismo sociale.

Questa scelta ha consentito a Salvini di affrancarsi dalla “tutela” di Forza Italia da cui si è decisamente differenziata, su diversi punti, a partire dalla netta scelta antieuropea ed anti euro, anche se per motivi di opportunità elettorale derivanti dal Rosatellum 2, ha dovuto fare un cartello elettorale col partito di Berlusconi e con i Fratelli d’Italia della Meloni.

I Fratelli d’Italia della Meloni

Questo movimento è pressoché gemello della Lega per quel che riguarda i suoi riferimenti sincretici, e quindi mischia le caratteristiche del populismo di destra e del socialismo nazionale, con l’aggiunta di elementi di conservatorismo sociale.

Liberi ed Uguali

E’ nato appena un paio di mesi fa, esplicitamente come un ennesimo esperimento di sincretismo politico, mettendo insieme vari movimenti pre-esistenti, e racchiude nelle sue varie anime, non chiaramente differenziate, le caratteristiche del nazionalismo di sinistra, con qualche sconfinamento nel nazional-bolscevismo. Il suo limitatissimo bacino elettorale rende questo movimento destinato all’irrilevanza politica post-elettorale a meno di ulteriori “sconfinamenti” sincretici rispetto alle già confuse posizioni attuali. Si è parlato di una possibile collaborazione post-elettorale col M5S, nell’ipotesi che i numeri lo consentano, ma tale ipotesi trova resistenze tanto sul versante interno LeU che tra i Pentastellati.

Come superare la probabile impasse politica che ci aspetta dal 5 marzo?

Non si tratta certo di una situazione mai vista nel nostro paese, anche dopo le precedenti elezioni la situazione post elezioni non concedeva a nessuno degli schieramenti dalla stessa usciti di governare autonomamente, tuttavia, il nuovo ricorso alle urne, visto il precario stato del paese era ritenuto estremamente pericoloso ed inoltre mancava tanto una legge elettorale valida essendo la precedente stata considerata incostituzionale, e lo scenario faceva ritenere che una nuova elezione avrebbe probabilmente ottenuto risultati simili ai precedenti.

Si è quindi deciso di fare un governo di responsabilità per condurre a termine le riforme costituzionali possibili ed una legge elettorale che passasse il vaglio della Corte Costituzionale, in modo di poter tornare, ove necessario, al voto in qualsiasi momento.

Il governo Letta, nato con questo obiettivo ebbe vita breve per i noti motivi, ossia il difficile equilibrio fra il Pd che aveva la maggioranza relativa che gli aveva fruttato però solo una maggioranza autosufficiente alla Camera, ma non al Senato,  e Forza Italia, che pur con un numero di parlamentari molto inferiori possedeva i voti determinanti per mantenere in vita il governo e ne approfittava pesantemente imponendo leggi invise alla sinistra del partito che nel frattempo era stato conquistato da Renzi con le primarie del 2013.

Insomma la situazione dell’epoca non era meno drammatica di quella attuale, anzi lo era molto di più visto la gravissima recessione che attanagliava il paese ed il rischio di default analogo a quello greco all’orizzonte.

Eppure bastò un cambio di guida con un Presidente del Consiglio più deciso ed autoritario, con un suo programma già in mente e la necessaria determinazione per realizzarlo,per cambiare radicalmente la situazione.

Infatti, Renzi seppe imporre le sue idee ed i suoi programmi agli alleati di centrodestra, determinandone progressivamente lo sfaldamento, finchè non avvenne una scissione di Forza Italia in più pezzi, alcuni dei quali decisero di restare al governo col Pd, mentre gli altri, incluso Berlusconi, sempre più in difficoltà coi suoi guai giudiziari, ne uscirono.

Il resto è la storia degli ultimi 5, incredibilmente fruttuosi anni di governo, che, secondo la teoria politica non sarebbero mai dovuti esistere.

Questo per dire che in casi come questo, già verificatosi, e quello che potrebbe verificarsi il 5 Marzo, si attivano delle sinergie di necessità che inducono le opposte fazioni politiche a cercare i possibili punti di convergenza fra i loro programmi e per realizzare in forma mediata le riforme indispensabili di cui necessita il paese.

Ciò viene sicuramente favorito dal fatto che ciascun parlamentare che è riuscito a spuntarla in una dura elezione, è portato a tenersi stretti i vantaggi connessi con quel prezioso status ed è quindi ben disponibile a compromessi anche pesanti per conservare il seggio, più a lungo possibile.

Quindi i partiti e movimenti sopra descritti, oggi cercano e prendono voti con programmi politici sincretici, per acchiappare più consenso possibile, ma poi inevitabilmente cercheranno di trovare in seguito gli accordi necessari per conquistare il governo e mantenerlo il più possibile, cercando tutte le possibili sinergie con le altre formazioni politiche meno lontane per programmi ed interessi.

Certo sarà importantissimo essere il partito più votato perché è assai probabile che il leader del partito o movimento avente la maggioranza relativa, avrà per primo l’incarico di tentare la formazione di un governo: quello sarà il momento di attivare le sinergie accantonando le strategie politiche ottenute col sincretismo.

Non ci resta che aspettare e guardare.

Viva la sinergia!

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