Riformismo Costituzionale

Costituzionalisti e persone: un dialogo interrotto

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Chi come me era convinto dell’opportunità vitale per la vita repubblicana del progetto di riforma bocciato dal NO al referendum costituzionale del dicembre 2016 e non aveva timori sulla correttezza sostanziale di quelle modifiche, ricorda bene che un gruppo di costituzionalisti – degne e colte persone – entrarono in campo rumorosamente redigendo un “manifesto del NO”, la cui ispirazione di fondo si incentrava su un concetto cardine: erano in pericolo i principi stessi dell’impianto della Costituzione del 1946.

A nulla valsero i ragionamenti, molto meno “stressati” per la verità, di altri cultori del diritto che ricordavano che la prima parte della Carta costituzionale – quella riguardante I PRINCIPI FONDAMENTALI – non veniva sfiorata, mentre sul resto, sia pur perfettibile, si trattava comunque di dibattere sugli STRUMENTI ritenuti migliori per applicare quei principi, ma NON sui principi stessi che tutti ritenevamo e riteniamo intoccabili e tutti siamo disposti a difendere in ogni occasione, senza se e senza ma.

Oggi vorremmo sentire più presenti e impegnati quegli stessi giuristi che tanto “gridarono” due anni fa – un nome su tutti: Gustavo Zagrebelsky – in un’ora in cui le Istituzioni democratiche sono realmente in pericolo. Il progetto di uscita unilaterale dall’euro in nome e per conto di un consenso popolare che sul punto non è mai stato acquisito e che, comunque, sarebbe fuori dai principi costituzionali – come recita testualmente l’articolo 1 della Carta – dovrebbe suscitare ben più significativi segnali d’allarme in coloro che dello studio di tali principi hanno fatto ragione di vita e di impegno professionale.

Si registrano solo argomentati “ammonimenti” (vedi qui l’intervista a La Repubblica di Gustavo Zagrebelsky) , mentre con chiara evidenza i barbari sono alle porte. Le forze subdole e determinate dei populismi nostrani volevano imporre un ministro dell’Economia il quale, nemmeno l’ultimo giorno utile, ha inteso smentire un progetto di uscita unilaterale dall’euro da effettuarsi a mercati finanziari chiusi con un decreto-legge. Al di là dei terribili risvolti economici e sociali, semplicemente ed esaurientemente illustrati dal Presidente Sergio Mattarella, un costituzionalista “del NO” come Ugo Di Siervo, presidente emerito della Corte costituzionale, si esprime ora con toni e argomenti che non lasciano spazio a dubbi: “l’uscita dall’euro per l’Italia sarebbe incostituzionale. Dunque il Presidente dovrebbe opporsi alla nomina di chi si ripromette questo obiettivo. Il capo dello Stato deve l’unità della nazione prima di tutto e la credibilità delle istituzioni, perché la carica va portata con onore e disciplina. Poi c’è la stabilità economica e finanziaria del Paese, che potrebbe essere compromessa, ad esempio, da un ministro che mettesse in pericolo il risparmio degli italiani, il sistema bancario, tutelati dall’articolo 47. ….la Brexit in Italia sarebbe incostituzionale. Gli articoli 11 e 117 affermano che il nostro Paese rinuncia a una parte della sua sovranità nazionale per far parte di organismi sovranazionali che tutelano la pace”. (vedi qui l’intervista integrale). Né si deve tralasciare l’analisi condotta dal prof. Cesare Pinelli , costituzionalista “del SI’”, sulla natura e sui contenuti del “contratto di governo” fra 5 Stelle e Lega e “la  trasformazione dei membri del Governo e del Parlamento in dipendenti di una società di diritto privato” (vedi qui “Uno strano contratto”).

Quale la conclusione del ragionamento? Che la sinistra ha oggi, proprio oggi, il dovere immediato di difendere la Costituzione e la permanenza dell’Italia dall’euro, per il semplice motivo che sono in gioco le basi stesse della nostra convivenza civile e che l’uscita dall’euro condurrebbe a una situazione economica e sociale perfino peggiore di quella attuale.

Ma ciò non basta!

C’è ormai una moltitudine di concittadini trentenni, quarantenni e cinquantenni arrabbiati, che non si sentono più protetti dai principi sanciti dall’articolo 3 della Carta, dove è scritto che E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Il lavoro precario, senza possibilità di costruirsi una famiglia; la pensione che non verrà mai, non solo per i limiti di età/anzianità, ma anche perché una situazione di perenne precarietà e di retribuzioni sotto il minimo vitale non consentono l’accumulo di una decente pensione futura; un fisco forte con i deboli e debole con i forti che mantiene in una dimensione di perenne allarme i piccoli lavoratori autonomi che non godono di alcuna tutela reale di fronte a eventuali ingiustizie o inadempienze degli uffici pubblici; concittadini residenti nelle periferie urbane o nei paesi che affrontano in prima persona, sulla propria pelle, l’impatto violento con i problemi degli immigrati, più poveri di loro, sempre affamati e a volte pronti a tutto: una domanda fortissima di legalità quindi, che non può essere lasciata ai proclami demagogici dei populisti.

Sono questi i problemi drammatici del nostro Paese, cui vanno date SUBITO risposte concrete. Alle persone che versano in queste condizioni, che sono ormai maggioranza nella popolazione, interessano poco i principi della Costituzione repubblicana; si insinua ogni giorno di più il fascino della rivolta, l’attrazione per chi vuole “buttare tutto all’aria”.

Si tratta allora di mantenere tutti i nervi saldi, recuperare un minimo vitale di unità intorno a leadership di estrazione progressista rinnovate e credibili e sapere che il punto di non ritorno è ormai vicino. Se c’è un’elite politica capace di agire unitariamente in difesa della nostra ragion d’essere, la tutela dei deboli, batta subito un colpo ed esprima un progetto di rinascita del Paese. Altrimenti tutti saremo travolti dall’irrazionalità. Non è più, drammaticamente, il tempo dei caminetti, dei progetti fumosi, delle invidie, dei personalismi, dei reciproci trabocchetti. Con questa roba si affonda tutti definitivamente e non ci saranno tempi supplementari.