Riformismo Costituzionale

La campana Rai suona per Zingaretti

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Scritto per La Repubblica del 9 marzo 2019

La campana della RAI già rintocca per Zingaretti. E la suona il Presidente Foa in persona, che giusto ieri, sul Messaggero constata nel Segretario “un cambio di approccio e una narrativa diversa” e invita a “ragionare insieme sul futuro di un’azienda che è patrimonio di tutti”.  Un’apertura, senza dubbio, ma verso un abisso. Perché lo stesso Foa ha appena contribuito ad affossare il futuro della Rai pur di mantenere il “pluralismo lottizzato” delle tante e ridondanti Testate, con tutto il seguito di baracche e burattini.

La questione è di importanza assoluta perché il sistema delle Testate multiple (una specificità senza paragoni al mondo) congela il grosso delle risorse finanziarie e tecniche della RAI e ne impedisce in radice qualsiasi evoluzione. E senza evoluzione quel che resta è solo la lottizzazione. Tant’è che al vecchio conservato si aggiungono alcune “Direzioni Orizzontali” (“prime time”, “day time”, “culturale”, “approfondimenti”) perfettamente adatte a centralizzare le decisioni di contenuto, lottizzare anche gli spiccioli dei budget di produzione e mimetizzare ogni responsabilità nell’anonimato di complesse procedure. Una somma, a dirla in breve, di mancata riforma e di riorganizzazioni furbette, entrambe funzionali, alla decrescita infelice della Rai come industria e come Servizio Pubblico, capeggiata da Amministratori Delegati dotati di poteri eccezionali quanto inutili.

Messo alle strette da Foa giustappunto nell’imminenza di prossime infornate di nomine, cosa sarà Zingaretti? Uomo o caporale? Berrà la coppa offerta dal presidente Foa, e cioè garantirà la non ostilità del PD a futuri aumenti del canone (e/o di atre meno evidenti sovvenzioni) in cambio di occhi di riguardo per le prossime lottizzazioni? All’antiriformismo attivo di Foa&C (alias delle forze al Governo)) si assocerà l’antiriformismo passivo della forza politica di opposizione, lo stare di fatto al gioco pur manifestandosene distanza attraverso il repertorio delle querule polemiche di maniera sulla tv del giorno per giorno?

Le esigenza strategiche di un partito in fase di costruzione della propria identità vorrebbero evidentemente il no. Ma “profondo è il pozzo del passato”, come ricordava Thomas Mann. Da quel pozzo saliranno le pressioni a favore del “qui ed ora”, per una conferma, una promozione, una commessa, una comparsata, etc.. Ma una somma di casi personali non fa una politica e tanto meno esprime una politica per l’interesse generale del Paese. Eppure questo piatto di lenticchie rischierà di essere preferito se non altro perché è già pronto per essere mangiato.

Tanto più che il problema del Segretario, ove mai volesse rifuggire dal non esaltante ruolo di antiriformista passivo, sarebbe che lo stesso, intero mondo del Centro Sinistra ha sempre ragionato, quando è stato il suo turno di incarnare Foa e Salini, in modo non meno attivamente anti riformistico circa la organizzazione dell’azienda (le multi testate sono lì da decenni). Pratiche, immediatismi e pigrizie per nulla compensati , dalle affabulazioni di un variopinto mondo  composto da nostalgici di Bernabei, il direttore della Rai in bianco nero, dagli improvvisatori della “privatizzazione”, e dai via via sopraggiunti cantori delle ennesime rivoluzioni (pay tv, youtube etc) che emancipavano dal preoccuparsi dei 2 miliardi di euro che spendiamo  per la Rai, del Duopolio e dei partiti azienda, dei mercati etc.

Insomma, lo Zingaretti per non finire in bocca a Foa dovrà in qualche modo uscire da se stesso. Non dalla persona, certo, ma da molto del mondo che la pressa dattorno. Questo è sicuro.

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