Riformismo Costituzionale

Mattarella chiede alla Politica di preparare il domani.

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Nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiesto uno scatto alla Politica. Un discorso conciso che ha richiamato l’attenzione della Politica sui cambiamenti e i problemi dei nostri tempi. Qui si colloca anche un’attenta riflessione della Politica sulla mobilitazione globale contro le molestie sessuali e la difesa della dignità delle donne. C’è in questo movimento che sta attraversando tutto l’Occidente, un sentimento di incontro collettivo, l’idea di una libertà femminile non condizionata dal “potere”, la maturazione contro le ingiustizie e uno spirito solidaristico. C’è richiesta di senso e un gran bisogno di riferimenti di valori condivisi. Una politica attenta deve sapersi alimentare di queste forme di partecipazione legati ai grandi temi della libertà e della convivenza. Questa partecipazione è una ricchezza e al fondo costituisce una risposta democratica all’antisistema.

Alla Politica spetta il compito di riflettere bene su questa tendenza a sviluppare una cultura dei diritti individuali che spinge la categoria dei diritti molto oltre i limiti propri, sino a farla coincidere con tutto quello che può apparire desiderabile. Perché il punto è che tutto questo impedisce alla libertà, e in particolare quella femminile, di respirare e che c’è quindi un urgente bisogno di confermare una presa di distanza da questo tipo di cultura, allargando l’idea di cittadinanza, dai diritti alla responsabilità e alla condivisione. Quest’appare ancora più necessario di fronte al fenomeno delle molestie sessuali e alle nuove scissioni della procreazione che l’evoluzione della tecno-scienza propone sul corpo della donna.

Una cultura che spinge la categoria dei diritti molto oltre possiede un indubbio fascino attrattivo, ma bisogna stare molto attenti perché può portare anche a una sorta di cortocircuito fra quantità di diritti e qualità della democrazia. Davanti ai fossati non solo sociali che si sono aperti entro le nostre mura domestiche con le nuove ondate immigratorie e nella comunità internazionale con il sorgere del terrorismo fondamentalista sappiamo quanto sia effettivamente complesso costruire la convivenza laddove manchino valori condivisi, che siano in grado di regolarla e di farla vivere in modo positivo.

Quel che sembra allora certo è che il futuro dipenderà molto dall’idea di libertà che l’Occidente saprà immaginare per le donne e per gli uomini, per noi e per gli altri, perché nessuna libertà è più possibile a prescindere da ciò che ci circonda. I nostri desideri, le nostre paure, i nostri successi hanno tutti a che fare con l’altro, l’altra da noi; con il mondo, con la vita di tutte e tutti. La nostra realizzazione passa necessariamente dalla realtà “altra” con la quale entriamo in relazione, vale a dire: l’umanità, fatta di donne e uomini, con cui condividiamo un tempo e uno spazio, la nostra corporeità e poi ancora le Istituzioni e tutte le variegate forme che definiscono l’infrastruttura del mondo in cui viviamo.

Si tratta qui di un obiettivo fondamentale della Politica per ridare fiducia e generare nuove relazioni e collaborazioni, per trovare una nuova e alta mediazione per la convivenza futura e allo stesso tempo garantire la nascita di nuovi equilibri, non più basati sul dominio o il possesso ma sul riconoscimento e il rispetto reciproco.

Ed è proprio a questo livello che entra in gioco il ruolo della responsabilità e dei doveri perché senza di essi i diritti diventano armi che ciascuna, ciascuno, isolata, isolato dagli altri, dalle altre, può rivendicare per soddisfare un proprio individuale interesse o desiderio.

E’ vero che un sistema politico privo di diritti non è una democrazia, ma è altrettanto vero che una democrazia senza doveri, in balia di egoismi individuali, è fonte di nuove sopraffazioni, di rotture sociali e arretramento civile.

Spetta certamente alla Politica riprendere il filo delle proprie responsabilità per creare coesione e unità. Ma anche le cittadine e i cittadini non devono sentirsi deresponsabilizzati dai valori e dalle regole che sono alla base della convivenza, dell’unità politica di una Nazione e del rispetto reciproco.

Qui per la Politica c’è una grande missione da svolgere. Una missione che l’Italia e l’Europa, alla disperata ricerca di se stessa, devono fare propria anche per evitare che nell’era dell’interdipendenza le nostre società si rinchiudano nelle loro residue certezze, scegliendo la via dell’egoismo individuale e dell’impoverimento dei nostri rapporti sociali. Qui davvero per la Politica c’è un campo aperto da arare verso un’etica del limite che non riguarda solo lo sfruttamento dell’ambiente, della natura ma che investe anche il futuro delle relazioni umane.

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