Riformismo Costituzionale

Mezzogiorno: Un Patto per la crescita.

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Nel suo commento dei dati del rapporto SVIMEZ 2017 sullo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, Antonella Crescenzi, afferma che “la ripresa congiunturale è insufficiente, se non accompagnata da un rinnovamento delle politiche, ad affrontare le emergenze sociali e i ritardi strutturali”. Penso che in un tale sforzo occorre che le Istituzioni centrali e le amministrazioni locali facciano con convinzione e determinazione ognuno la parte che loro compete. Perché è proprio da questa convinzione e determinazione che si gioca gran parte del destino della nostra Nazione nello spazio europeo. Il Mezzogiorno per uscire da quella sorta di sostanziale subalternità nella quale si trova da tempo, deve prioritariamente e pregiudizialmente, affrontare con tutte le sue energie l’espansione della sua base produttiva e la riqualificazione delle sue amministrazioni pubbliche sia nella capacità di gestire sia nell’atteggiamento nei confronti del cittadino utente. Questo rinnovamento va attuato in tempi brevi e richiede una capacità dei sistemi locali di anticipare e di governare il cambiamento, incorporare e adottare le innovazioni e valorizzare le risorse locali per favorire la responsabilizzazione e l’autogoverno. In un’Unione europea avviata a processi di sempre più stretta interdipendenza, l’importanza di un Paese dipende dal peso della sua economia, dalla capacità d’iniziativa delle imprese e del sistema bancario, ma anche, e sempre più, da fattori non direttamente economici, quali l’efficacia dell’azione amministrativa, la capacità decisionale delle strutture politico-istituzionali, il grado di avanzamento della vita civile. Il rinnovamento delle politiche per e nel Mezzogiorno sta appunto in questa necessità di crescita della società, legata non soltanto all’evoluzione dei rapporti economici di mercato e alla composizione equilibrata degli interessi sociali ma anche nella corretta amministrazione della cosa pubblica, nell’affermazione della legalità e dei diritti di cittadinanza, nella tutela della sicurezza.
Per conseguire questi obiettivi è necessario agire su tre fronti tra loro collegati. Il primo è la scuola e con essa la formazione professionale come ad esempio quella manageriale e imprenditoriale.
Il secondo fronte appare quello di favorire gli investimenti produttivi e la qualità del progresso tecnico, con i riflessi che essi hanno sulla creazione di lavoro a elevato valore aggiunto.
Il terzo fronte si attesta sulla necessità, divenuta inderogabile, verso politiche attive del lavoro, valorizzando le risorse locali e puntando sul rafforzamento dei servizi alla cittadinanza.
Inoltre Il Mezzogiorno cogliendo la pressante necessità di una politica migratoria comune dell’Unione europea potrebbe proporsi come protagonista nello scambio con i paesi che si affacciano sulle coste del Mediterraneo, aiutando questi Paesi a realizzare modelli di sviluppo fondati sulle piccole e medie imprese e sulla valorizzazione dei settori tipici, spesso analoghi a quelli del nostro Sud.
La riforma di una situazione oggettivamente tanto complessa ha bisogno di consapevolezza e condivisione. Occorre perciò che le Regioni Meridionali si uniscano in un “Patto per la crescita”. Se ne parla da molto tempo ma fino ad oggi non è stato realizzato. Se ciò accadrà potrà allora non solo negli auspici ma anche nel concreto, aiutare quel cambiamento delle politiche tanto necessario alla crescita del Mezzogiorno e dell’Italia.

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