RIFORMISMO COSTITUZIONALE

Il PD non può sconfessare se stesso.

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Sono usciti tutti i numeri, sono stati assegnati quasi tutti i seggi, ed è chiaro che il popolo italiano ha assegnato la vittoria all’alleanza di centrodestra e al M5S.  Un voto che impone a Matteo Salvini e a Luigi di Maio la responsabilità di fare il governo.

Stando ai numeri non si capisce il richiamo dei tanti opinionisti alla responsabilità del PD per assicurare il governo del Paese. Un richiamo indulgente con chi ha vinto e di accanimento contro chi a perso. Ora è bene ricordarlo il Partito democratico ha perso le elezioni e chi si ostina a non voler tener conto dell’esito del voto trasgredisce una regola fondamentale della democrazia che prevede appunto che chi vince le elezioni ha la responsabilità di prospettare al presidente della Repubblica come intende procedere.

Se i due vincitori presi singolarmente non hanno il numero di eletti sufficienti per assicurare da soli il governo del Paese, non è certamente un problema che può essere caricato sulle spalle di chi ha perso e che tra l’altro per ben otto anni si è fatto carico da solo, di assicurare la stabilità di governo in un passaggio difficile del Paese.

E’ chiaro allora che il concetto per la formazione del futuro governo va completamente ribaltato nel senso che spetta innanzitutto ai vincitori, che si sono posti completamente alternativi al Pd, assicurare il governo del Paese.

E soprattutto consiglio di evitare impropri paragoni ad esempio con il governo della Repubblica federale tedesca. Ai tanti che decantano la bontà della soluzione tedesca è bene ricordare che in Germania si è giunti alla formazione del nuovo governo CDU-CSU e SPD perché, nonostante i mal di pancia nelle file dei socialdemocratici, c’è una continuità con l’esperienza di governo precedente.

Mentre da noi è proprio il governo PD che è stato bocciato nel segreto delle urne. Stando alla situazione italiana forse più che guardare al modello tedesco sarebbe opportuno volgere lo sguardo all’esperienza greca dove Syriza, partito di Alexis Tsipras e Anel, partito indipendentista, nazionalista e di destra, governano insieme.

Il governo greco è, infatti, formato dai due partiti che hanno vinto la prova elettorale: Syriza con percentuali più grandi e Anel con numeri minori. Questa a me sembra la soluzione più adatta per l’Italia, anche perché è quella più compatibile al volere della stragrande maggioranza del corpo elettorale.

La soluzione di uno dei due vincitori che si allea con il PD potrebbe essere interpretata come una forzatura democratica. Se poi centrodestra e M5S si rifiutano di dare insieme un governo al Paese se ne dovranno assumere tutta la responsabilità di fronte al Paese.

In questo quadro quello che inoltre non convince è il ricorso al pericolo “fascista” di alcuni per contrastare la scelta del PD, tra l’altro indicata dal voto popolare, di stare all’apposizione. Una tale argomentazione appare insufficiente per due motivi: in primo luogo perché si può essere egualmente responsabili verso il Paese anche stando all’opposizione; in secondo luogo perché rimanda a sua volta a un problema più di fondo: la debolezza della Politica.

Si tratta naturalmente di una questione che non riguarda solo l’Italia bensì tutti gli Stati-Nazione europei, e che richiede la scesa in campo di una Politica, con capacità nuove per la sua funzione nazionale ed europea.

Come emerso dal voto occorre scordarsi di raggiungere l’obiettivo della nuova Europa sull’onda della retorica europeista e del semplice richiamo ai buoni sentimenti. Occorre dare forma e consistenza a una costituzione materiale dell’Unione europea per affrontare le sfide della globalizzazione come populismo, localismo, xenofobia e paure.

Perché ciò avvenga, è senz’altro necessario da parte del Pd una seria riflessione che affronti di petto i limiti di cultura politica che hanno considerevolmente ridotto l’efficacia trasformativa e l’impatto politico della sua azione di governo, a cominciare dalla riforma costituzionale. Tale discussione avrà un senso e sarà produttiva, solo se essa non avrà come oggetto la sinistra stessa e il tema della sua identità ideologica, ma se si misurerà con i problemi e le paure della gente nel nuovo mondo globalizzato.

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