Riformismo Costituzionale

Ricordiamo l’articolo 49 della Costituzione.

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L’articolo della Costituzione che impone l’obbligo ai Partiti di adottare il metodo democratico nella loro vita interna. 

In questi lunghi giorni di incontri e mandati esplorativi per la composizione di un governo molto si è detto sulla “responsabilità nazionale” del Pd per sostenere un governo Cinque stelle. Ma un aspetto fondamentale è rimasto in ombra: cosa pensano i Cinque stelle dell’articolo 49 della Carta costituzionale? Quell’articolo 49 che per intenderci impone l’obbligo ai Partiti che si candidano a determinare la politica nazionale, di adottare il metodo democratico nella loro organizzazione interna. In democrazia il dialogo è un continuo scontro e scambio di dare-avere tra partiti che possono divergere sulle politiche di governo da applicare in una legislatura, ma che però condividono i valori sanciti nella Carta costituzionale che rimangono nel tempo.

Ora Di Maio, che nello spazio di pochissimo tempo senza discussione interna ha fatto una giravolta radicale in materia di Alleanza atlantica ed europea; nulla dice a proposito dei principi sanciti nell’articolo 49 della Costituzione. Qui però, soprattutto quando eminenti opinionisti e autorevoli politici di “sinistra” chiedono al Pd di fare da garante per “lo sdoganamento istituzionale dei Cinque stelle” non si può non sollevare il problema democratico esistente. Siamo di fronte, infatti, a un “non partito”, status rivendicato orgogliosamente dai Cinque stelle, controllato da un’associazione misteriosa guidata dal capo di un’azienda privata che decide chi deve stare dentro e chi fuori e che costringe gli eletti, retribuiti con i soldi pubblici, a versare all’associazione una determinata quota mensile.

Qui c’è un conflitto democratico, d’interesse, istituzionale chiamiamolo come vogliamo, ma è altrettanto grande come quello che Di Maio denuncia nei confronti di Berlusconi. E’ auspicabile perciò che alla base di qualsiasi confronto di merito su un “contratto di governo” tra 5s e Pd ci sia anche questa pregiudiziale iniziale: la previsione di una legge sui partiti per garantire la democrazia interna, il pluralismo, la libertà di dissentire e la trasparenza nell’impiego delle risorse, in particolare per quanto riguarda libri contabili, conti, donazioni e rispetto della vita e protezione dei dati personali.

Ricordo a questo proposito che nell’Unione europea i Partiti politici e le Fondazioni a essi riconducibili, sono oggetto di una specifica regolazione. La necessità di una regolazione europea è nata dall’esigenza di dare consistenza  all’Unione fondata sul riconoscimento della cittadinanza europea e sulla democrazia rappresentativa, come sancito nei Trattati costitutivi. A questo fine il Regolamento sui Partiti e sulle Fondazioni europei prevede norme volte in particolare a:

  • riconoscere ai Partiti e alle Fondazioni ad essi collegati una personalità giuridica europea;
  • prevedere norme sulla democrazia interna tra le quali l’elezione democratica degli organi di Partito e criteri chiari e trasparenti per la selezione di candidati e l’elezione dei titolari di cariche pubbliche;
  • introdurre forme di trasparenza e controllo sulle loro attività e su quella delle Fondazioni, prevedendo in particolare sanzioni per la violazione dei valori e dei principi dell’Unione europea.

E’ in questa complessa dinamica democratica che si deve esprime la “responsabilità nazionale” di tutte le forze politiche e non solo di una parte. I colpi di piccone al nostro sistema democratico sono stati ormai tanti. Le soluzioni che accentuano le fratture territoriali e dentro e tra i partiti sono controproducenti anche per il nostro stare e vivere nell’Unione europea e quindi vanno evitati.

Un fecondo rapporto tra tutte le forze politiche per la formazione di un governo con un programma minimo ma incisivo di “risanamento” che vede in primo luogo l’impegno per la riforma elettorale, istituzionale e una legge che dia valore all’articolo 49 della Costituzione deve, a mio avviso, diventare la condizione prioritaria per tutte e tutti.

Forse è illusorio sperare in un’iniziativa in tale direzione ma, rimango convinta, che di questo l’Italia ha urgente bisogno.