RIFORMISMO COSTITUZIONALE

Costituzione: alla ricerca di una prospettiva condivisa

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Nel referendum del 4 dicembre 2016, che ha visto un’affluenza molto alta, superiore al 65% degli aventi diritto, il popolo italiano ha con chiarezza detto No alla riforma costituzionale proposta approvata dal Parlamento nella XVII legislatura, con una maggioranza superiore al 59% dei voti.

Alcune modifiche, da anni ritenute da tutte le forze politiche necessarie, erano state condivise da commissioni di esperti, ma non si è riusciti in Parlamento a trovare su di esse l’accordo unitario.

Il referendum ha consentito ai cittadini di discutere a fondo sul valore e sull’impianto della Costituzione come elemento unificante della democrazia italiana e sugli aspetti di merito delle riforme proposte. Anche questa volta, come 10 anni prima, i cittadini italiani si sono rifiutati di approvare una riforma che rivedeva complessivamente la seconda parte della Costituzione, attraverso un referendum in cui non era possibile distinguere i diversi aspetti.

Il popolo italiano, se ne dovrebbe dedurre, non ama strappi o stravolgimenti della Costituzione repubblicana, la Carta fondamentale che tiene insieme il Paese. Preferisce riforme condivise e – aggiungo io – vorrebbe innanzitutto che la Costituzione sia attuata nei suoi principi e valori nella legislazione e soprattutto nell’amministrazione quotidiana.

Le forze politiche che si stanno confrontando oggi in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo non hanno proposte condivise sulle riforme costituzionali. E’ pertanto opportuno e saggio far maturare una riflessione più approfondita tra i partiti e le istituzioni della Repubblica, individuando alcuni punti su cui è possibile trovare un largo consenso in Parlamento, con l’obiettivo di rendere più solido e funzionale in nostro assetto istituzionale anche in attuazione della Costituzione vigente.

1. L’integrazione della Commissione bicamerale per le questioni regionali

Nel Parlamento si è avviato un lavoro unitario per la revisione del regolamento del Senato. Questo lavoro potrebbe essere completato nella prossima legislatura attraverso l’integrazione della Commissione parlamentare per le questioni regionali con i rappresentanti delle autonomie territoriali, in attuazione dell’articolo 11 della Legge Costituzionale 3/2001. Si tratta di un passaggio oggi essenziale, anche alla luce del risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, in quanto l’assenza di una Camera delle autonomie, impone la nascita di una sede di raccordo a livello parlamentare, che permetta di far esprimere a livello parlamentare la leale collaborazione istituzionale, al fine di rendere funzionale il riparto delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni, tenendo conto dallo stretto legame che esiste tra la legislazione (statale e regionale) e le competenze degli autonomie locali.

2. Il regionalismo differenziato

Il dibattito sul regionalismo differenziato che si è avviato a seguito di talune significative iniziative regionali di diverso colore politico per l’attuazione dell’art. 116, terzo comma della Costituzione, può portare a riconoscere ad alcune Regioni che ne hanno capacità e possibilità maggiori competenze legislative, in una differenziazione che tiene conto della specificità dei territori e dell’esistenza nel nostro Paese delle Regioni a statuto speciale. L’avvio del processo di attuazione del regionalismo differenziato andrebbe accompagnato da un rafforzamento delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane per garantire un adeguato assetto delle funzioni di amministrazione in tutto il Paese rispettoso dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza dell’articolo 118 della Costituzione. Le Regioni, a fronte di maggiori poteri legislativi, dovrebbero dare nuovo slancio alla loro legislazione per costruire un assetto delle autonomie locali più funzionale e in grado di rispondere in modo appropriato ai bisogni dei cittadini e dei territori.

3. La legge speciale su Roma capitale

Nel percorso di avvio del regionalismo differenziato si colloca anche l’approvazione di una legge speciale su Roma capitale che dia finalmente attuazione all’articolo 114, comma 3, della Costituzione dando una risposta coerente alle questioni aperte sull’ordinamento della capitale della Repubblica, dal punto di vista istituzionale e finanziario. L’Italia può valorizzare al meglio le sue diversità territoriali se dà la dignità che merita a Roma per la sua storia e la funzione nazionale ed internazionale, attraverso un sistema di governo moderno e funzionale della metropoli di Roma capitale che le consenta di rispondere alle esigenze della sua comunità territoriale e, allo stesso tempo, di diventare un volano per lo sviluppo unitario del Paese.

Nell’avvio della prossima legislatura le forze politiche potrebbero dare priorità a queste proposte di manutenzione e attuazione della Costituzione che mantengano aperta una prospettiva condivisa di riforme istituzionali che possa trovare un sufficiente consenso nell’ordinario lavoro legislativo in Parlamento. Ciò non significa che non sia possibile riproporre modifiche costituzionali su alcune questioni, ma ciò deve avvenire attraverso la maturazione di un clima politico che consenta di arrivare a discutere in Parlamento proposte di riforma ampiamente condivise.

La Costituzione, infatti, è come un giardino. Non può essere abbandonata. Bisogna prendersene cura, con un’azione costante di attuazione e manutenzione, perché possa dare al meglio i suoi frutti e i suoi fiori.

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