Riformismo Costituzionale

Riforme: ripartire dalla rappresentanza parlamentare.

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Dopo la prevalenza dei No al referendum sull’ampia riforma costituzionale, molti sono i nodi da sciogliere. Infatti, nonostante i fallimenti, il bisogno di riforme per il Paese, rimane comunque e quindi c’è bisogno di tornare a parlarne anche nel corso della prossima campagna elettorale.Nel farlo bisogna porsi il problema di come metterle in grado di far leva su uno spirito “comune” nell’interesse generale. C’è qui tutto un terreno di ricerca e d’innovazione che bisogna percorrere, anche immaginando iniziative legislative e adeguamenti dei regolamenti parlamentari. In questo senso merita di essere segnalata l’iniziativa intrapresa al Senato della Repubblica per affrontare due mali della nostra Rappresentanza parlamentare: trasformismo e inefficienza.

Le condizioni per riuscirvi vi sono visto che tutti i maggiori partiti (PD, 5 Stelle, Lega, Forza Italia) sono favorevoli. Sulla necessità di farlo nell’ultimo scorcio di legislatura sono più che evidente le ragioni: creare le condizioni per evitare di avere un ramo del Parlamento con la maggioranza continuamente in bilico. Nel merito la riforma per contrastare il trasformismo vieta di costituire un Gruppo a legislatura in corso e chi esce da un Gruppo perde il ruolo istituzionale (vice-presidente e segretario d’aula) acquisito con il Gruppo che s’intende lasciare. Si propone anche di modificare la disciplina sull’astensione per adesso considerato a palazzo Madama voto contrario e si auspica la riduzione dei Gruppi parlamentari. Per quanto attiene all’efficienza si pensa a dimezzare i tempi di parola (da 20 minuti a 10) e si prevede un nuovo assetto delle competenze fra le Commissioni e l’Aula, smistando sulle prime (in sede redigente o deliberante) il grosso del lavoro. L’assemblea plenaria si esprimerà solo per il voto finale, senza proporre emendamenti; altrimenti significa che non si esprimerà per nulla, giacché la legge sarà approvata in Commissione. Inoltre per le leggi di iniziativa popolari, fin qui destinate a finire in un cassetto, si prevede la corsia preferenziale.

Il 19 e 20 dicembre l’Aula di Palazzo Madama ha l’ultima occasione per approvare il nuovo Regolamento. L’auspicio è che almeno sulle regole sul funzionamento della rappresentanza si giunga a una tregua nel muro contro muro. In fondo in una democrazia rappresentativa e partecipata, per la politica, buona e trasparente, quel che servono sono regole condivise.

Sul piano politico ciò chiama in causa in primo luogo il sistema della rappresentanza, innanzitutto quella parlamentare, la cui qualità non può consistere esclusivamente nel fatto di sopravvivere a se stessi, ma nel rappresentare interessi diffusi e bisogni concreti nella società, di interpretare necessità e speranze. Una rappresentanza impegnata nel dibattito e nella ricerca continua di sintesi condivise, giacché ciò che in questi anni di grandi difficoltà per il Paese, è apparso incerto, è stato proprio l’insieme dei valori e principi che costituiscono l’identità condivisa di una Nazione.

Tutto questo non è nato nell’arco di una legislatura, ma è il risultato di una crisi di sistema che ci trasciniamo da lungo tempo e dove sono fortemente cresciuti processi di decadimento, rancore e paura, segnati da un deperimento dell’etica pubblica e della cultura delle regole condivise. Qui c’è bisogno di risposte forti ed efficaci. Si tratta di un’iniziativa necessaria affinché il Paese ritrovi i suoi valori fondanti e riprenda coscienza delle sue ragioni per esercitare pienamente la sua funzione nei nuovi tempi.

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