RIFORMISMO COSTITUZIONALE

A Roma serve una visione di città e una strategia per la mobilità.

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A partire della metà degli anni ’80 con la creazione del Mercato unico europeo anche il settore del trasporto pubblico locale, considerato servizio d’interesse generale, è stato toccato da una serie di cambiamenti sia sul piano dei riferimenti normativi che nei modelli di gestione.

Il peso economico del settore del trasporto pubblico e gli effetti che esso ha nella produzione di altri beni e servizi ad esse connessi, costituisce un fattore strategico per la coesione del Mercato unico europeo. Pertanto l’indirizzo della normativa europea si concentra anche sul settore del trasporto locale perché è considerato un servizio d’interesse generale.

In quest’ottica ai servizi d’interesse generale è attribuita la funzione di migliorare la qualità della vita; prevenire l’esclusione e l’isolamento; assicurare la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile.

Sul versante del trasporto locale gli interventi europei quindi sono stati riferiti alla natura del mercato: efficienza economica nella gestione; qualità dei servizi e integrazione sociale; utilizzo di fonti di energia alternativa.

E’ in questo quadro strategico che a livello europeo si analizzano le scelte del mezzo utilizzato dalle cittadine e dai cittadini per spostarsi all’interno delle loro città. A questo riguardo è interessante notare che secondo i dati europei sulla mobilità nelle grandi metropoli, l’incidenza sull’utilizzo di vetture private cala, laddove la rete di trasporto pubblico è più dotata ed efficiente.

A Roma invece troviamo il dato più alto di utilizzo di vettura privata, come effetto anche di un trasporto pubblico non adeguato. Un altro dato strettamente legato con quello appena citato riguarda il tipo di mezzo utilizzato per raggiungere il luogo di lavoro. Anche sotto questo punto di vista Roma spicca con quasi il 70% di popolazione che utilizza la vettura privata per raggiungere il luogo di lavoro.

Nella stragrande maggioranza delle Capitali europee il modello di gestione del servizio per il trasporto locale è pubblico, con possibilità di affidamento parziale o totale, come nel caso di Stoccolma, Helsinki e Londra, dei diversi servizi di trasporto a imprese private tramite gara pubblica.

Anche nella capitale d’Italia quasi tutta la rete di trasporto pubblico locale è gestita in affidamento (in house) da due imprese 100% pubbliche (ATAC, proprietà di Roma Capitale e Cotral, della Regione Lazio) ma, al contrario delle altre metropoli europee, la società Atac non riesce a venire fuori dai suoi gravi problemi di organizzazione e gestione.

Le gravi difficoltà finanziarie sono da attribuire, in prevalenza, all’assenza di programmazione e pianificazione del servizio, come pure all’assenza di un esercizio condiviso tra Regione ed Enti locali. A questo va aggiunto anche il fatto che nella gestione delle ex municipalizzate, a prescindere da chi è al governo della città, continuano a prevalere logiche e presidi politici piuttosto che criteri industriali e di competenze, necessarie per la competitività sul mercato e l’efficienza del servizio alla cittadinanza.

Il confronto con le altre Capitali europee permette di comprendere anche che alla base c’è un nodo non risolto: il concetto stesso di servizio di pubblico interesse. Infatti, da noi è proprio questo concetto di base sul servizio pubblico che appare travisato e trasformato in servizio di gestione pubblica, quindi amministrato e gestito direttamente dalla politica.

Il perpetuarsi di questa “confusione” ha avuto, e continua ad avere, forti ripercussioni soprattutto sul versante della qualità del servizio offerto alla cittadinanza. Per uscire da questa “confusione” serve innanzitutto una visione di città per il futuro e una strategia per la mobilità in connessione con urbanistica, ambiente, sanità, tempi/orari, commercio, innovazione, lavori pubblici, cultura, turismo, formazione e comunicazione.

Questa la sfida da affrontare anche in vista del referendum consultivo per la messa in gara del trasporto pubblico romano del 3 giugno prossimo. Se si vuole imprimere un cambio di verso nella gestione del trasporto pubblico romano che guardi di più all’utenza penso debba tornare a pesare una consapevolezza diffusa: che senza un coraggioso progetto integrato non si riuscirà a dare risposte adeguate.

Ovviamente molto dipenderà dalla capacità delle forze politiche, al governo della città ma anche all’opposizione, ognuno per la parte che le compete, di farsi carico della questione nella sua portata più ampia. Ma sono altrettanto convinta, che un ruolo fondamentale spetta anche al protagonismo e alla partecipazione della cittadinanza organizzata nell’essere parte attiva di un processo riformatore capace di concorrere a mettere insieme le capacità proprie della città per affrontare un tema centrale non solo per la mobilità ma anche per lo sviluppo sostenibile. Ormai siamo giunti a un punto tale di degrado della città dove nessuno può più defilarsi.

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