Riformismo Costituzionale

A un anno dal Referendum: quel 40% ancora da Tutelare.

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A un anno dal referendum costituzionale, Pagnoncelli (corriere del 28 novembre) misura l’elettorato e rileva che nel frattempo non ci sono stati sostanziali ripensamenti in nessuno dei due schieramenti. Quello fu un voto contro Renzi, che si era messo in trappola da solo promettendo che se avesse perso avrebbe tolto il disturbo. Una teatralità che fece accorrere ancor più pubblico che coglieva l’occasione per bombardare il prim’attore con i pomodori del voto.

Senonché, se tutto questo è ancora vero e attuale, probabilmente è vera e attuale anche la simmetrica considerazione e cioè che gli sconfitti, e cioè il 40% degli elettori, abbiano non meno risolutamente votato a favore di “Renzi”. Scritto con le virgolette perché pensiamo che poco contasse la persona e molto invece la linea politica che brandiva. Una linea che definiremmo, sperando di intenderci, come la permanente agitazione a favore delle “riforme”. Una linea che spesso soverchiava le forze di chi la perseguiva (vedi gli esempi di Scuola e Rai), ma che costituiva un’identità (“la politica del fare”) e conservava una direzione non meramente elettoralistica. Non si proponeva, in altri termini, come un populismo di centro sullo stile dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini e del suo erede Berlusconi.
Data la natura dei due voti contrapposti, ci spieghiamo perché il voto NO non sia stato l’alba di una maggioranza politica: era oppositivo e non propositivo (contro Renzi, al di là dei contenuti delle riforme costituzionali) e. di conseguenza, era ed è abitato da soggetti a “identità proteiforme” che si contendevano, e oggi ancor più si contendono, gli stessi, vastissimi, malumori correnti, dall’anti terronismo globale a là Salvini fino al protezionismo micro clientelare di Rifondazione o come si chiama oggi. Forze che, quando si accostano finiscono col pestarsi concorrenzialmente i piedi e che hanno tutti voluto una legge elettorale che, manfrine a parte, gli permettesse di sgomitare per ritagliarsi un gruzzolo di seggi tutto proprio.
Per contro, la minoranza a favore di “Renzi”, essendo –come si deduce dal Pagnoncelli- positiva e non oppositiva, non si pesta i piedi, ma li allinea nella stessa direzione, anche a prescindere dalle inevitabili rivalità per conquistare l’uno o l’altro seggio.

Questo orientamento naturalmente convergente parrebbe, a occhio e croce, l’essenziale da tutelare. Tant’è che le pulsioni coalizionali di tipo maggioritario, indotte dalle regole dei collegi, non dovrebbero giungere ad aggregare forze prevenienti dal fronte del NO, a rischio altrimenti di disgregare la forza politica dei Sì. Come se Mediaset decidesse di far condurre Uomini e Donne da Maria De Filippi e dal Cardinal Ravasi. Così, tanto per fare numero
Del resto tutti sanno che nel nuovo Parlamento “proporzionale” forse nessuno vincerà la maggioranza. E quindi conterà più che mai, nell’inevitabile negoziato che seguirà, la tenuta dei gruppi parlamentari. Altro che Invincibili Armate composte di nemici giurati.

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