Riformismo Costituzionale

Università e PD: la cosa giusta?

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Da non crederci. Esiste di nuovo un PD università. E fa discorsi seri: La cosa giusta, Idee per il diritto allo studio, l’università, la ricerca (Roma, 2 dicembre). E fa autocritica senza magari dirlo esplicitamente. Ma la fa. Riconosce che c’è stato un decennio “horribilis” dai tagli di Tremonti e dalla “cultura che non si mangia” alla controriforma Gelmini e al tentato omicidio dell’università pubblica. E che c’è stato silenzio da parte del PD, che è mancato del tutto un Progetto. Un incontro preelettorale? Dopo anni di silenzio del PD, a tre mesi dalle elezioni c’è da pensarlo. Ma i discorsi sono seri e non sono preparati per l’occasione: sono effettivamente -si sente e si vede- l’esito del lavoro di mesi con studenti e associazioni universitarie.

Un piccolo miracolo dovuto al rinato Dipartimento Università e ricerca del PD, ora diretto da Francesco Verducci, e all’attività della ministra Valeria Fedeli, che permette finalmente un primo bilancio positivo. Il PD può ora ripresentarsi a studenti, docenti e ricercatori con 400 milioni per la ricerca, sottratti all’inattività dell’Istituto tecnologico. Un incontro preelettorale? Dopo anni di silenzio, il PD può rivendicare provvedimenti specifici per il diritto allo studio (fra cui 100 milioni in più: ancora pochi, si riconosce), 1600 posti di ricercatore e la prospettiva di altri 5000. E molto altro. Può permettersi di riparlare di autonomia universitaria, responsabile, che recuperi quella finanziaria e gestionale in una prospettiva virtuosa (abolendo ad esempio il vincolo nazionale per il turn over dei docenti e non solo quello locale). Si riparla di cose serie su un orizzonte ampio. Si pensa non tanto e solo alle punte di eccellenza, quanto al vero primato italiano: quello di tanti Atenei presenti fra i migliori 500 del mondo. Alla “media” universitaria italiana e alla sua reale eccellenza, come ha ricordato Walter Tocci, ribaltando questo e altri luoghi comuni. Vi si dovrà tornare.

Il problema ora è: cosa seguirà e chi seguirà? Con quali mezzi, quale democrazia interna, quale scambio fra politica, università e ricerca e quali impegni per andare oltre le prossime scadenze elettorali? Come assicurare che stavolta l’università e la ricerca siano davvero riconosciute (come ha chiesto anche l’intervento del rappresentante di Confindustria) il centro di un’iniziativa politica che guardi allo sviluppo e al Futuro? Non (solo) per l’Università e la Ricerca, ma per l’Italia e per il suo rapporto con l’Europa. E’ un discorso forse più difficile e complicato delle cose (buone) già fatte o decise. Ma è fondamentale.

Forse occorrerebbe almeno un trenino che facesse tappa in tante università che questo sforzo non hanno ancora capito e che possono però ormai ben capirlo. Cinque-dieci cose già fatte e le altre che possono e debbono seguire. E chi rassicuri e dia fiducia. Il Segretario sarebbe necessario ma non sufficiente: il Segretario e tanti in tante città, dati alla mano. A cominciare (o a finire) da Roma e dal Lazio, la più importante area della ricerca italiana. Testimoni delle difficoltà, ma anche delle possibilità e di una via d’uscita: l’unica fra il cappio della destra e le fake news di Casaleggio/Grillo/Di Maio. Ma bisogna farlo sapere.

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