Roma Capitale

A Roma un Centro Carni comunale a tutela della salute e contro la speculazione edilizia

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Nel 2013 una gruppo di cittadini, associazioni e forze politiche del V Municipio ha costituito il Coordinamento popolare contro la speculazione sul Centro Carni ed ha raccolto oltre 8.500 firme sul territorio in calce ad una proposta di Delibera di iniziativa popolare ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto comunale. La proposta di Delibera chiedeva che l’area del Centro Carni di viale Togliatti tornasse di proprietà comunale, annullando la Delibera di Alemanno che stava favorendo una enorme speculazione edilizia sull’area.

Infatti, nel 2009 la giunta Alemanno, partendo da una bozza di progetto presentata durante la Giunta Veltroni  che prevedeva dei servizi pubblici su una parte dell’area, fece approvare una trasformazione urbanistica con 2000 appartamenti e palazzi di 15 piani sul fronte Togliatti, prevedendo il trasferimento di tutti gli operatori al Car di Guidonia.

Successivamente, per risolvere i problemi di AMA con le banche, fece approvare la Deliberazione n.  81/2010 con cui si conferiva ad AMA la proprietà del Centro Carni, da offrire come cespite in garanzia per poter ottenere un  ulteriore prestito di circa 100 milioni dalle banche. La Deliberazione n. 81 prevedeva che il trasferimento patrimoniale ad AMA sarebbe stato effettivo solo dopo aver soddisfatto alcune condizioni, che sono state esaudite solo nel 2014, mentre si era ottenuto un prestito nel 2010 mettendo a garanzia una area che non si aveva.

Visto che la grave situazione debitoria di AMA non le consentiva di restituire i prestiti ottenuti, le banche hanno chiesto di recuperare i fondi concessi alienando il bene a garanzia e, tramite una bando pubblico, è stata costituita nel 2014 una SGR (Società di Gestione del Risparmio) affidata a BNP Paribas, incaricata di valorizzare l’area del Centro Carni per poter recuperare almeno 135 milioni di euro. Appare evidente che un simile incasso per la vendita di quell’area può avvenire solo a due condizioni:

  • Che tutta l’attuale struttura industriale del Centro Carni venga sgomberata e trasferita a Guidonia
  • Che venga approvata una variante urbanistica che consenta la speculazione edilizia privata.

In tutti questi anni il Coordinamento popolare e gli operatori si sono battuti per evitare lo smantellamento del Centro Carni e, dopo una prima fase di scontro, sono riusciti ad ottenere dalla Giunta Marino un regolare contratto di affitto delle strutture per 6 anni +6.

Le manifestazioni più recenti si sono svolte contro le giravolte dell’Assessore Meloni, che a maggio 2017 aveva condiviso in un incontro al Municipio la proposta degli operatori e di tutti i consiglieri di rilanciare la struttura industriale del Centro Carni, mentre a luglio ha cambiato idea rilanciando la valorizzazione urbanistica e il trasferimento al Car di Guidonia. Per concretizzare questa scelta, l’Assessore Meloni ha anche chiesto all’Avvocatura comunale quali fossero le procedure più rapide per dismettere il mattatoio comunale ed ha commissionato a Risorse per Roma una studio per dimostrare l’inutilità del mattatoio comunale e gli eccessivi costi sostenuti.

Il Coordinamento popolare e gli operatori hanno presentato alle commissioni comunali competenti e ai capigruppo consiliari una serie di proposte di rilancio e di sviluppo dell’intera area del Centro Carni in cui esistono oltre 20 mila mq  di spazi mercatali a pagamento già richiesti da altri operatori e non consegnati, spazi ad uffici e spazi liberi dove sarebbe possibile trasferire anche gli operatori del mercato ittico e dei fiori, che avevano firmato la loro disponibilità. Si calcola che il mancato utilizzo di questi spazi abbia fatto perdere al Comune di Roma circa 72 milioni di euro negli ultimi 16 anni. Anche l’utilizzo di un digestore anaerobico per i rifiuti organici e la copertura fotovoltaica di oltre 30 mila mq di tetti fanno parte delle proposte di sviluppo che potrebbero portare ad un utile complessivo di diversi milioni di euro ogni anno, con cui si potrebbe mutuare il prestito di AMA.

Quest’anno circa 100mila capi saranno trattati dal mattatoio comunale sotto il controllo diretto e costante dei veterinari Asl che vi prestano stabilmente servizio. La valenza del mattatoio comunale è stata confermata dalla recente visita a marzo 2018 della Commissione speciale per il rilascio del bollo CEE, che ha evidenziato come la struttura di viale Togliatti sia classificabile tra le migliori in Europa.    Con la chiusura del Centro Carni tutto il processo di macellazione sarebbe gestito dai privati, con un minore controllo dei veterinari pubblici e con il probabile incremento della macellazione clandestina.

Chiudere il più grande mattatoio comunale del Centro Italia per fare cassa e speculazione edilizia sarebbe quindi una grave responsabilità della Giunta Raggi, non solo per l’impatto sul territorio degli oltre 6000 nuovi residenti in un contesto urbano già densificato, ma per l’aumento dei rischi nella sicurezza alimentare e per il costo delle carni a Roma e nelle zone che oggi utilizzano la struttura del Centro Carni di viale Togliatti.

Davanti alle manifestazioni e alle proposte avanzate dal Coordinamento popolare e dagli operatori,  la Giunta Raggi ha deciso di istituire, con una memoria di Giunta a dicembre 2017, una cabina di regia tra assessori e presidenti di commissione per esaminare le varie opzioni sull’area e decidere come procedere nel prossimo bilancio comunale.    Coordinamento ed operatori hanno chiesto di partecipare attivamente a questo gruppo di lavoro per discutere una proposta di sviluppo industriale del Centro Carni e per verificare una volta per tutte se la Giunta Raggi intende sviluppare la vocazione produttiva della struttura di viale Togliatti, oppure insistere sullo spostamento di tutte le attività al Car di Guidonia per liberare l’area e fare cassa tramite la speculazione edilizia.