ROMA CAPITALE

CITIZEN SCIENZE – Roma Capitale della Scienza / 2

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Abbiamo già parlato di Roma come “capitale della scienza” riferendo delle tante istruzioni e programmi di ricerca scientifica presenti nel nostro territorio, e in particolare delle ricerche sulla Fusione nucleare a Frascati, ma vogliamo ancora raccontare della vocazione della Capitale alla promozione ed alla diffusione della scienza nel nostro paese, anche attraverso nuove modalità come la CITIZEN SCIENZE.

La città è attenta ad ogni innovazione, infatti si è svolta proprio a Roma, alla fine dello scorso anno il 27 novembre, la First italian citizen science conference 2017, organizzata dall’Accademia nazionale delle scienze presso il Consiglio nazionale delle ricerche di Roma.

La locuzione “Citizen Science” letteralmente “Scienza dei cittadini” viene tradotta comunemente come scienza collaborativa o scienza partecipata, più spesso si mantiene il termine inglese immediatamente riconoscibile anche nei contesti internazionali, ed è riferita a quelle attività di ricerca che vedono il coinvolgimento volontario di semplici cittadini in una attività di ricerca condotta in collaborazione o sotto la guida di scienziati ed istituzioni scientifiche.

La CITIZEN SCIENCE si caratterizza per la raccolta di dati di interesse scientifico, attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva della popolazione. La minor accuratezza derivante dalla raccolta dati effettuata da volontari non professionisti viene compensata dalla maggior capillarità dei dati raccolti. Le prime esperienze di CITIZEN SCIENCE sono iniziate oltre 20 anni fa. ma oggi questa modalità di ricerca è in crescita per la merito delle nuove tecnologie, prima fra tutte i cellulari che con la loro diffusione capillare e le loro applicazioni estremamente sofisticate (foto-georeferenziate, sensori integrati, piattaforme G.I.S., etc.) consentono di indagare in campi di ricerca e su estensioni territoriali prima improponibili e di raccogliere enormi quantità di dati da condividere con semplicità attraverso i social network.

Attività di Citizen Science sono state svolte in numerosi campi: ecologia, climatologia astronomia, biologia, neuroscienze medicina e informatica, in ogni occasione in cui possa esser richiesto la partecipazione dei cittadini che si prestano volontariamente a titolo gratuito

Questo coinvolgimento dei cittadini è importante anche dal punto di vista culturale perché consente ai cittadini di avvicinarsi al mondo della scienza e della ricerca, in modo da conoscerlo e sviluppare quella fiducia che spesso, più dell’autorevolezza, ci convince della bontà di una affermazione; proprio nella conferenza di Roma si è detto che queste attività possono avvicinare i cittadini quel “metodo scientifico” che aiuta a saper evitare le molte ‘bufale’ che circolano in rete e sui media (si pensi alle recenti polemiche sui vaccini).

Dall’altro lato, queste iniziative aiutano anche gli addetti ai lavori a dare più importanza alla comunicazione e più in generale contribuiscono a rafforzare la capacità divulgativa nella comunità scientifica, che oggi sempre più spesso si lega anche alla capacità di raccogliere fondi.

Sul piano operativo la citizen science si è stata utilizzata principalmente nei monitoraggi ambientali sia perché è in tale settore di ricerca che si richiede più spesso la raccolta di una grande mole di dati parcellizzati sul territorio sia perché le tematiche ambientali sono, con quelle della salute, le più sentite dall’opinione pubblica, quelle meglio in grado di intercettare un ampio consenso popolare.

La Citizen Science è diffusa a livello europeo perché l’Europa ha una omogeneità culturale e di stile di vita che accomuna tutti i suoi abitanti e che rende possibile la collaborazione dei cittadini su tutto il territorio dell’Unione Europea (questo indipendentemente dagli entusiasmi politici e dai sondaggi di opinione pro o contro l’Unione Europea).

In Europa la Citizen Science è promossa dalla “European Citizen Scienze Association” (ECSA) che ha sede a Berlino ed è guidata dal Museo di Storia Naturale di Londra e che vede la partecipazione dell’Italia attraverso il Museo di storia naturale della Maremma il cui direttore è membro del Direttivo ECSA.

I membri dell’Associazione hanno condiviso una metodologia operativa o meglio un codice di comportamento elaborando un documento con i “10 principi di Citizen Science” che è disponibile in rete (in 26 lingue) sul sito dell’Associazione

(https://ecsa.citizen-science.net/sites/default/files/ecsa_ten_principles_of_citizen_science_it_0.pdf).

Un primo esempio di Citizen science è stato il progetto SETI@home per la ricerca di possibili prove di trasmissioni radio da intelligenze extraterrestri in cui i dati raccolti dal radiotelescopio di Arecibo venivano divisi in piccoli pezzi ed inviati ai computer di migliaia di volontari che li analizzavano grazie al software scaricato gratuitamente e poi rispedivano indietro il risultato dell’analisi. In questo modo, quello che sembra un problema molto oneroso in termini di analisi dei dati è ridotto ad un problema molto più ragionevole grazie all’aiuto di una grande comunità di volontari.

Iniziato nel 1999 SETI@home ha dimostrato come fosse possibile realizzare un calcolo distribuito, invece di utilizzare un grande e costosissimo computer, ancora oggi è il progetto di calcolo distribuito più partecipato con più di 5,2 milioni di partecipanti in tutto il mondo e oltre 150.000 computer connessi da più di 200 paesi.

Un secondo esempio di Citizen Science con l’utilizzo delle le nuove tecnologie informatiche e la diffusione dei cellulari tecnologia è il progetto per la salvaguardia ambientale – Marine Litter Watch

Marine Litter Watch è un’iniziativa dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) che mira a combattere il problema dei rifiuti di plastica. Utilizza la scienza dei cittadini con la tecnologia dei telefoni cellulari per aiutare le persone e le comunità a riunirsi per ripulire le spiagge europee. I volontari usano l’app Marine Litter Watch per formare comunità che raccolgono rifiuti dalle spiagge e inviano dati sugli oggetti raccolti.

L’iniziativa – istituita nel 2014 e che coinvolge organizzazioni non governative e istituti di ricerca – è l’unica piattaforma paneuropea che i membri del pubblico possono utilizzare per coordinare le pulizie e registrare rifiuti in spiaggia. L’attenzione ai cittadini è pensata per integrare la raccolta di dati ufficiali sui rifiuti marini da parte delle autorità nazionali e colmare le lacune nei dati. Oltre a sviluppare e ospitare l’app, l’AEA è responsabile della garanzia della qualità dei dati.

 

Nei due grafici presentati una sintesi dei risultati e una indicazione dell’estensione davvero continentale dell’iniziativa:
Il primo grafico evidenzia le spiagge dei quattro mari regionali europei (Mar Baltico, Mar Nero, Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico nord-orientale) dove si sono svolte le attività di pulizia, registrate con la APP “Marine Litter Watch”, tra il 2014 e il 2017; il secondo grafico presenta le tipologie di rifiuti e in quale quantità siano stati rinvenuti.

Ulteriori informazioni sul sito dell’Agenzia (https://www.eea.europa.eu/mobile/apps#marine-litter-watch).

Numerose sono le iniziative di Citizen Science in corso di cui si può trovare notizia in rete, ma tralasciando ulteriori approfondimenti torniamo all’incipit di questo articolo che si propone di evidenziare come Roma svolga sotto molteplici profili la sua funzione di Capitale della Scienza; ci auguriamo che questa sua funzione venga sempre più riconosciuta e promossa.

Più in generale ci piace contrastare una narrazione che sembra vedere solo buche e disservizi (che pure ci sono) e valorizzare quelle iniziative che ci indicano vie future per una Roma capitale dell’Italia che Verrà; a noi piace indicare la luna, al lettore piacerà non limitarsi a guardare il dito.

L'Italia Che Verrà

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