Roma Capitale

Due Mezze Verità sui Servizi Pubblici a Roma.

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Tutti, molti sono convinti  che se a Roma avessimo un’efficiente sistema di servizi pubblici fatto di  treni, metropolitane, tram, autobus, il problema del traffico sarebbe risolto.

Ma è  soltanto una mezza verità. I tecnici direbbero che è  “il presupposto” per consentire il diritto alla mobilità dei cittadini, la condizione basica per liberare la citta dalla congestione del traffico e dall’inquinamento provocato da un uso abnorme e sconsiderato dell’automobile.

Tutti, molti sono anche  convinti che l’uso dell’automobile è conseguenza del fatto che i mezzi pubblici sono pochi, inefficienti, scomodi e inaffidabili. Anche questa è una mezza verità. E’ infatti evidente che si tratta di  una giustificazione che ognuno dà a se stesso per utilizzare l’automobile anche quando, ragionevolmente, il tempo del percorso è pari o superiore a quello di un mezzo pubblico,  senza contare il tempo per la ricerca di un parcheggio all’arrivo e l’analoga ricerca al ritorno a meno che non si paghi/possieda un garage.

Da queste convinzioni e dai conseguenti comportamenti  discende che il traffico e l’inquinamento sono un problema che ahimè accomuna tutte le metropoli, comprese  quelle che hanno immatricolato automobili pari alla metà dei residenti,  figuriamoci da noi dove ad ogni abitante, anche se neonato,  corrisponde un mezzo a quattro ruote.

E’ difficile sfuggire alla comodità dell’automobile,  tutti  preferiamo la comodità e i mille confort a cui l’industria automobilistica ci ha abituato. Ecco perché sarebbe  necessario lavorare con impegno per creare maggiore consapevolezza,  puntando  innanzitutto sul  pericolo per la salute che producono inquinamento e stress da traffico. Sono fattori che peggiorano in modo costante le nostre condizioni di vita e, stando alle statistiche mediche, ne accorciano la durata.

Non bastano le domeniche ecologiche che ormai suscitano soltanto fastidio: adempimenti burocratici a cui le amministrazioni locali sono obbligate e la cui efficacia non risulta misurabile davvero. Per garantire  la salute dei cittadini sono necessari provvedimenti ben più radicali. Per farlo ci vorrebbe una consapevolezza collettiva che non c’è ed un reale coraggio da parte di chi ha responsabilità di governo che parimenti manca. Prendere provvedimenti coraggiosi,  significherebbe scontentare categorie e singoli cittadini ed il funzionamento della nostra dialettica democratica non lo prevede. Quando parlo di consapevolezza, mi riferisco all’idea che su certi temi di fondo si dovrebbe cercare un comune denominatore e non polemiche strumentali. Questo riguarda le forze politiche, chi ha la responsabilità di amministrare ma anche chi influenza l’opinione pubblica dai media alle associazioni di categoria.

L’elenco delle cose da fare per intervenire sul fenomeno della congestione nelle grandi città è noto e a Roma c’è molto da recuperare guardando alle buone pratiche di  molte altre capitali.

Allora, provo a sintetizzare su quelli che giudico i due punti fondamentali, uno strutturale e uno culturale.

1 –  Incentivare l’uso dei  mezzi di trasporto collettivo, preferibilmente su ferro,  con alta capacità e frequenza,  mezzi di superficie possibilmente in sede protetta e non inquinanti, servizio gestito in modo efficiente da aziende pubbliche o private che rispettino puntualmente gli obiettivi di servizio che sono chiamate a rendere.

2 – Introduzione di regole che scoraggino l’uso dell’automobile e ove necessario lo vietino. Innanzitutto chiusura dei  centri storici e delle zone sensibili al traffico automobilistico; aree  pedonalizzate; organizzazione della  sosta tesa a scoraggiare l’uso dell’auto attraverso una adeguata politica tariffaria; parcheggi di scambio in periferia così da limitare i flussi dei pendolari e soddisfare invece il trasporto in auto per coloro che provengono da territori non coperti dal servizio pubblico.

Il secondo è il punto a me più caro e sul quale vorrei soffermarmi in questa sede. Regole da rispettare, dunque,  per prevenire i comportamenti trasgressivi attraverso una corretta e capillare informazione e  responsabilizzazione. L’uso della tecnologia con funzione dissuasiva e infine  la punizione della trasgressione.  Le regole bisogna avere il coraggio di farle e anche di farle rispettare.

Molte città europee hanno fatto passi  avanti sia per la  qualità e quantità dei servizi pubblici offerti, sia per l’attenzione che hanno posto nella definizione delle regole e del modo di farle rispettare. Roma è in grande ritardo su entrambe gli aspetti. Recuperare questo ritardo non è impossibile, occorre determinazione, coerenza di comportamenti, coordinamento tra le istituzioni coinvolte e ingenti risorse. Partiamo da qui. Se non interviene robustamento lo Stato con un vasto programma di investimenti  è difficile immaginare che si possano fare progressi.

Risorse per 425 milioni di euro da destinare a interventi sul trasporto pubblico di  Roma Capitale sono stati previsti dal  ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio che  ha firmato il decreto di riparto per le linee metropolitane, filoviarie e in generale del trasporto in città. Ma chi è in grado di garantire che tali investimenti saranno realizzati in tempi ragionevoli e senza eccessiva lievitazione dei costi? L’attuale sistema mostra la corda: la divisione di competenze tra diverse amministrazioni politiche e burocratiche immetterebbe investimenti straordinari in una routine procedurale che avrebbe molta difficoltà a gestire  sia la complessità che la dimensione degli interventi.

Era il 1986 quando all’interno del sindacato CGIL CISL UIL di Roma partecipai alla elaborazione di proposte sul trasporto pubblico e la mobilità della capitale e già allora era in ballo il tema della chiusura dell’anello ferroviario che avrebbe dovuto liberare binari a favore del traffico locale. Oltre trent’anni dopo ancora  aspettiamo di raggiungere l’obiettivo.

E finalmente arriviamo alla riflessione sul modello gestionale  del servizio di trasporto pubblico nel quale interagiscono diversi soggetti istituzionali e diverse aziende.

Mettere insieme tutti è difficile, farli convergere su obiettivi e scelte prioritarie è ancora più difficile. Per questo ci sarebbe  bisogno di una sede di coordinamento forte e autorevole come fu durante la prima amministrazione del Sindaco Rutelli con la “cura del ferro”: un progetto ambizioso che era stato capace di mettere insieme tutti gli attori del trasporto pubblico e che costituisce ancora oggi la base di molti dei progetti da realizzare.

Il  Ministro Calenda  ha tentato proprio di fare questo, ha avviato una cabina di regia per l’elaborazione di un piano strategico per il rilancio industriale di Roma partendo da una serie di dati elaborati dal ministero, e confermati dall’Istat, che indicano che la città ha subito in questi anni di crisi una profonda trasformazione, quasi una polverizzazione del suo sistema produttivo. Nell’elenco degli  interventi previsti, un capitolo  dedicato alla mobilità con  l’acquisto di 650 nuovi bus (a metano, diesel ed elettrici) finanziati con 227,5 milioni del Piano strategico nazionale: la misura rappresenta indubbiamente quella a più immediato impatto vista la crisi di Atac con il parco mezzi fra i più malandati d’Europa.

Dopodiché, la cabina di regia si è scontrata con l’isolazionismo che nasconde  l’ignoranza e l’arroganza dell’Amministrazione pentastellata della città, e ad oggi sembra interrotta ogni possibilità di cooperazione.

Un’occasione persa per la azienda cittadina di trasporto pubblico per la quale  l’Assemblea  Capitolina ha richiesto il concordato presso il Tribunale fallimentare che prevede per i   creditori il 30- 35% del credito vantato, compreso il Comune di Roma,  primo creditore di Atac con 469 milioni di euro, ma anche azionista unico. Un bagno di sangue che  affida ai creditori la responsabilità di riconsegnare alla città un’azienda sana, con un debito abbattuto e per questo più produttiva.

Una  decisione, definita necessaria e improrogabile, che si fa beffa del referendum indetto dai Radicali, fissato per il  3 giugno prossimo,  che chiede ai romani se la gestione del trasporto pubblico deve rimanere all’Atac o deve essere messa a gara. Il quesito in se sarebbe inutile visto che  la legge già prevede che il servizio debba essere messo a gara , ma l’Amministrazione 5Stelle con una delibera di dubbia legittimità ha scelto a fine gennaio di prorogare il Contratto di servizio tra Roma Capitale e l’Azienda di trasporto per ulteriori due anni oltre la scadenza prevista per il 2019. Il Referendum assume quindi un forte significato politico poiché l’esito del Referendum,  pur non avendo un immediato esito amministrativo  vista la proroga già approvata, mette nelle mani dei romani scelte che riguardano il futuro della città. C’è il rischio che il dibattito intorno al quesito referendario diventi una discussione tutta politica facendo perdere di vista il tema centrale della mobilità urbana e della modernizzazione della Capitale.

Torno, per concludere, al tema a me caro delle  regole. Le regole scontentano, suscitano ostilità da parte dei singoli e delle categorie. Spesso coloro che le invocano,  quando toccano a loro non le rispettano. Le regole valgono sempre per gli altri.  Ricordo quando nel 1994 fu  programmata  e successivamente realizzata la Fascia Blu con annessa tariffa oraria, peraltro già in uso in altre città da anni. La fascia blu provocò subito ostilità : a fronte di coloro, pochi direi, che plaudivano alla  civile scelta  di mettere il suolo pubblico a disposizione di tutti e non di chi arrivava prima, molti hanno voluto leggere  quel provvedimento non come uno strumento di regolazione del traffico ma solo come l’ennesimo balzello. Basta ricordare la leggenda metropolitana  fatta circolare in base alla quale la proprietà della società che gestiva i parcometri era riconducibile alla  moglie del Sindaco Rutelli. Una fake news appunto che dà il segno della rabbia e del dissenso intorno al provvedimento. Ma nonostante tutto oggi la Fascia blu è da tutti considerata un beneficio acquisito a cui mai si potrebbe rinunciare per tornare al parcheggio selvaggio precedente.

Ma se è vero che nessuno sceglierebbe di tornare indietro, è vero invece che Roma anche su questo tema delle regole non è andata avanti.  Lo vediamo con l’aumento consistente della doppia fila,  con il carico e scarico merci in qualunque ora, con l’invasione del centro storico da parte dei bus turistici.

Quello che è vero è che è venuto meno il senso di appartenenza, è venuto meno l’orgoglio di essere una comunità che si rispetta e che fa rispettare le regole della convivenza civile.

Le amministrazioni Rutelli prima e  Veltroni poi, erano riuscite a costruire  una identità e una partecipazione, basate sull’ascolto, sulla condivisione, sul riconoscimento di valori comuni sulla base dei quali era possibile progettare insieme lo sviluppo della città,  la crescita delle nuove generazioni. Questo è quello che realmente manca all’attuale governo della città che sembra aver rinunciato a disegnare il futuro e non solo nel mondo dei trasporti e della mobilità urbana.

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