Roma Capitale

Economia romana

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Roma rappresenta una quota di rilievo dell’economia nazionale (quasi il 10%) in cui il settore terziario risulta dominante (87% del totale, un valore che supera di quasi 15 punti il dato medio italiano).

Tuttavia, nonostante prevalgono le attività terziarie, sia private che pubbliche, caratterizzate in larga parte da bassa produttività e limitato grado di innovazione, Roma presenta un notevole livello di specializzazione in diversi settori manifatturieri (in particolare, nell’aerospazio, nel chimico-farmaceutico, nelle industrie del petrolio e degli armamenti, nell’industria energetica, nell’elettronica e nei computer) e in alcuni settori del terziario (trasporto aereo, telecomunicazioni, industrie culturali) ove è forte la presenza di grandi imprese (quali ad esempio Alitalia, Telecom-Tim, Enel, Acea, Rai, Poste italiane…). Forte specializzazione caratterizza anche i servizi alle imprese, le attività museali, l’intermediazione finanziaria e la compravendita di immobili e persino nel settore pubblico sono presenti importanti competenze (istruzione universitaria e di ricerca scientifica, conservazione e gestione del patrimonio culturale).

L’economia romana, quindi, è caratterizzata da una sorta di dualismo tra settori a elevata specializzazione, che rappresentano circa un terzo del totale, e settori  più tradizionali e meno competitivi.

Dalla fine degli anni ’90 e fino all’avvento della Grande Crisi del 2008 l’area romana aveva sperimentato una fase di forte espansione ma la lunga fase recessiva del nostro Paese iniziata nel 2008 e terminata nel 2014 l’ha fatta arretrare più di quella nazionale. Ciò nonostante, l’occupazione fra i due anni di riferimento è cresciuta, in particolare nelle attività economiche a bassa qualificazione del lavoro e spesso svolte da lavoratori stranieri.

A partire dal 2015 l’economia italiana ha mostrato una ripresa che si è andata rafforzando progressivamente e che nel 2017 ha portato ad una crescita del Pil dell’1,5%. Anche l’economia di Roma è tornata a crescere e l’occupazione nel complesso ne ha beneficiato senza lasciare spazio ad alcun accrescimento della produttività. È cresciuto cioè il divario fra una area di imprese e settori ad elevata tecnologia, importante ma di dimensioni ristrette, e ben più ampi segmenti che, soprattutto nel terziario tradizionale privato e pubblico, mostrano produttività declinante e restano lontani da percorsi di innovazione.

Roma appare oggi quindi come una città in bilico fra le forze contrapposte che si esprimono all’interno della sua struttura produttiva.

Affinché prevalgano le forze positive, sarà necessario varare politiche e strumenti atti a supportare i settori più avanzati e dinamici evitando che vengano assorbiti dalla perdita di efficienza del contesto generale. Ad esempio: utilizzare proficuamente gli incentivi pubblici agli investimenti in ricerca e sviluppo e i fondi messi a disposizione a tal fine dall’Unione europea.

Parimenti, occorrerà affrontare la questione dell’innovazione nei settori tradizionali, tenuto conto che tra essi si pone con grande rilievo la Pubblica Amministrazione declinata in tutti i suoi risvolti e settori. Ad esempio: snellire le procedure, operare contro lentezza e corruzione, attivare tutti gli strumenti più moderni e collaudati, prendendo esempio anche da esperienze internazionali, per rendere più efficiente la macchina amministrativa e migliorare la qualità della vita dei cittadini romani utenti dei servizi pubblici.

Infine, sarà importante affrontare anche la questione delle rendite di posizione di cui godono molte imprese e anche molti lavoratori che operano in settori protetti dalla concorrenza. Ad esempio, contrastare le rendite conseguenti ad alcune particolari regolamentazioni pubbliche, all’influenza dei sindacati, all’esercizio di funzioni uniche al mondo in merito a beni archeologici o religiosi, agli elevati prezzi di mercato relativi all’utilizzo di terreni e immobili.