Roma Capitale

Giornata mondiale dell’acqua. Un impegno per Roma: ridurre le dispersioni idriche

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Prendiamo spunto dalla celebrazione della Giornata mondiale dell’acqua (in inglese WWD: World Water Day), istituita dall’ONU nel 1992, che si è svolta come ogni anno lo scorso 22 marzo per fare il punto sulla disponibilità, l’uso e la conservazione di questa sempre più preziosa risorsa, l’acqua, che proprio a Roma scarseggia.

Perdite IdricheL’approvvigionamento idrico a Roma presenta oggi delle criticità: lo scorso anno abbiamo avuto una situazione di crisi e ACEA ha varato un piano di razionamento e di riduzione della pressione nelle ore notturne poi rientrato per il miglioramento della situazione climatica; nello stesso periodo ci sono state grandi polemiche per il prelievo idrico dal lago di Bracciano il cui livello era sceso tanto da causare un impressionante arretramento della linea di costa; tutto ciò suona beffardo nella città conosciuta in tutto il mondo fin dall’antichità per i suoi acquedotti!

Nel 2017, a causa della “crisi idrica“, nei quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Arno e Tevere) le portate medie annue hanno registrato una riduzione media complessiva del 39,6% rispetto alla media del trentennio 1981-2010, notizie di stampa riportavano che era  piovuto il 70% in meno rispetto alla media degli ultimi tre anni.

La disponibilità di acqua per le necessità di Roma capitale si è quindi rivelata insufficiente ma, come per l’energia, prima di cercare nuove fonti di approvvigionamento si impone la necessità di evitare gli sprechi.

Quando la risorsa idrica è limitata ed insufficiente diventa inaccettabile tollerare il fenomeno delle perdite di rete: in Italia tutti gli acquedotti delle principali città perdono notevoli percentuali di acqua durante il trasporto, in media viene disperso il 38,2% dell’acqua immessa, ma Roma con il suo  44,1% di perdite rispetto al volume immesso è sopra la media e deve puntare ad un deciso miglioramento che è possibile come dimostra l’esempio di  Milano che fa registrare una perdita del 16,7%  ed è tra i capoluoghi più virtuosi.

Sul sito di ACEA si può leggere che durante il terzo trimestre 2017,  caratterizzato dalla grave “emergenza idrica” nella città di Roma,  tra metà luglio e fine agosto Acea ha ispezionato tutta la rete idrica della città (5.400 km) e realizzato circa 2.300 interventi. Il tasso di perdita si è ridotto da circa il 45% a quasi il 37%.

Il problema quindi è conosciuto, se ne conoscono le dimensioni e si conoscono le caratteristiche tecniche per programmare gli interventi sul territorio, di più, si è già parzialmente intervenuti; allora perché non si interviene in modo sistematico e definitivo?

Lo spiega in modo abbastanza esplicito la stessa ACEA, nel report di sostenibilità 2015, affermando che sebbene tutti si dichiarino concordi sulla necessità di migliorare la rete idrica e ridurre gli sprechi, quando si tratta di fare degli investimenti  da un lato i cittadini non vogliono pagare in bolletta i costi di questi interventi e dall’altro la Pubblica amministrazione non è sempre collaborativa perché  ha interesse a limitare i disagi che questi lavori, con gli scavi e le inevitabili limitazioni alla circolazione, possono causare ai cittadini e alle attività produttive.

Il problema allora diventa “politico” come si sarebbe detto una volta:- occorre informare i cittadini per creare il consenso intorno al progetto di riduzione delle perdite affinché possano conseguentemente accettare di pagare in bolletta gli oneri dei lavori e di sopportare i disagi connessi  alla loro esecuzione.

Certo non è facile appassionarsi al tema, nessuno ricorda più la siccità estiva,ma si può sperare che anche questa piccola goccia di informazione, è proprio il caso di dire, possa contribuire.

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