ROMA CAPITALE

Il PD deve rilanciare la riforma di Roma Capitale

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Dal fallimento della Raggi si deve ripartire con una proposta che consenta a Roma di confrontarsi con le capitali europee

In una recente intervista al quotidiano  “il Messaggero”, il capogruppo PD al Senato Luigi Zanda riprende il tema di una Legge speciale per Roma Capitale, ricordando che “Roma  è l’unica capitale europea e mondiale alla quale non sono stati riconosciuti tutti gli strumenti e i poteri per svolgere il suo ruolo di città-guida dell’Italia”.

Questo tema diventa ancora più urgente alla luce dei rigurgiti secessionisti della Lega e dei referendum propagandistici previsti in Veneto e Lombardia, che agiscono come spinte centrifughe e disgregatrici per l’unità del paese.

Il tema di Roma Capitale si è intrecciato in questi anni alla discussione sulle città metropolitane ed ha visto nascere e morire leggi e proposte di legge, che hanno portato alla situazione attuale di paralisi nella città che dovrebbe rappresentare il motore del paese.

Le ultime disposizioni scaturiscono dall’articolo 24 della Legge 5 maggio 2009, n. 42, che delegava al Governo l’emanazione di Decreti finalizzati ad attribuire nuove competenze e finanziamenti all’esercizio delle funzioni di Capitale.

In realtà,  il  Decreto Legislativo 17 settembre 2010, n. 156 interviene esclusivamente sull’assetto istituzionale di Roma Capitale, mentre il Decreto Legislativo 18 aprile 2012 , n. 61, prevede il trasferimento di alcune competenze regionali (fiere, turismo, protezione civile) e un  Concorso alla valorizzazione dei beni storici e artistici d’intesa con il Ministero per i Beni e le attività culturali. Questo decreto dà mandato al Governo di stimare i costi sostenuti da Roma per le sue funzioni di Capitale e prevede una programmazione pluriennale di interventi da finanziare.  Infine, con il Decreto Legislativo 26 aprile 2013, n. 51  vengono perfezionati i trasferimenti per il Fondo Trasporti ed assegnati nuovi poteri sui temi della mobilità.

Dopo la cancellazione dei fondi per Roma Capitale effettuata dal Governo Berlusconi, Roma è stata considerata come un qualsiasi comune italiano per i trasferimenti statali e questo ha incrementato il debito per servizi ed opere legate al ruolo di capitale.

La sciagurata parentesi di Alemanno con sprechi e 3mila assunzioni nelle aziende partecipate ha aggravato le condizioni di bilancio capitolino, nonostante la disponibilità di notevoli fondi aggiuntivi sperperati in pochi anni.

Oggi dovrebbe essere il Sindaco Raggi a rilanciare l’esigenza di un nuovo assetto della capitale presentando un progetto su come dovrebbe essere Roma nei prossimi anni per reggere il confronto con le altri capitali europee ed presentare un nuovo assetto istituzionale che superi gli attuali municipi, ormai ridotti a mozionifici e ad enti senza alcuna capacità di investimento sui territori.

Ma la stragrande maggioranza dei romani hanno ormai capito che l’incapacità e l’eterodirezione della giunta Raggi non potranno mai partorire un concreto progetto per il futuro di questa città, avendo fino ad oggi espresso soltanto dei NO a tutto, con scelte che hanno ormai paralizzato ogni speranza di miglioramento per la stessa qualità della vita.

Spetta quindi al PD la responsabilità di una proposta che faccia uscire Roma da una spirale di degrado e paralisi e che dovrebbe articolarsi in due punti principali:

  1. Un progetto sul futuro di una città che voglia rivendicare il ruolo di capitale del paese con un assetto urbanistico e di servizi, che non veda ogni nuova opera come un mostro da bloccare, ma che allo stesso tempo punti al riutilizzo totale per servizi e residenze di tutti gli edifici già realizzati o abbandonati, prima di pensare a nuovo consumo di suolo.  Solo l’anello ferroviario, nuove  infrastrutture viarie e di trasporto pubblico possono  rendere competitiva la mobilità di Roma con quella di altri capitali europee.  Anche se esiste una buona disponibilità della rete in fibra, manca ancora un sistema di integrazione tra i vari servizi urbani, che possa avvicinare la capitale ad un modello di smart city.
  2. Un  nuovo assetto istituzionale per il governo di Roma e dell’area metropolitana, che superi definitivamente gli attuali municipi, ormai svuotati di risorse e poteri e che impegnano i Consigli ad approvare solo mozioni o pareri scontati su delibere comunali.     Per mantenere una situazione paradossale in cui l’estensione territoriale del Comune di Roma può contenere  almeno 9 grandi comuni italiani si sono sperimentate in questi  50 anni diverse forme di decentramento amministrativo, dalle vecchie circoscrizioni agli attuali municipi, ma tutte si sono dimostrate inadeguate a governare senza poteri, né risorse autonome territori grandi quanto l’intero comune di Milano.            Nei prospetti seguenti ho cercato di illustrare concretamente come l’estensione territoriale di molti municipi romani sia equivalente a quella di città come Milano, Napoli, Torino, Firenze,  grandi città che hanno i bilanci e i poteri di un comune.  Inoltre, l’estensione territoriale di Roma supera quella dell’area metropolitana di Milano, dove numerosi sono i comuni autonomi come Segrate, Cinisello, Melzo.   Se non vogliamo che l’esperienza di municipi senza risorse e poteri accentui la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e bruci le energie di una giovane classe dirigente che si sta spendendo con generosità in questi enti, occorre fare presto un salto verso nuovi Comuni urbani nell’area metropolitana di Roma capitale.

Alcuni progetti di legge sono stati presentati in Parlamento, ma occorre che in questo scorcio di legislatura il PD si faccia promotore, dopo un utile confronto interno, della proposta di una nuova legge speciale per Roma che, senza introdurre complesse modifiche costituzionali, riconosca da un lato poteri e risorse adeguate per il ruolo che Roma svolge come capitale del paese, ridisegni dall’altro l’assetto istituzionale di una città, prevedendo  veri e propri comuni urbani  inseriti all’interno dell’area metropolitana di Roma Capitale.

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