ROMA CAPITALE

Il voto ai partiti a Roma e nei municipi: il confronto tra le elezioni regionali del 2018 e le elezioni comunali del 2016.

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Nei giorni scorsi nel sito de “l’Italia che verrà” è stata pubblicata l’analisi del voto a Roma alle elezioni politiche e regionali nel 2018 di Federico Tomassi nella quale sono approfondite le dinamiche del voto alle coalizioni.

Alle elezioni politiche, nel complesso della città, è la coalizione di Centrodestra (composta da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia) a vincere con il 31%, con un andamento più omogeneo rispetto agli altri due poli, caratterizzato comunque da un maggiore consenso fuori dal GRA (35%) e da un forte incremento rispetto alle precedenti elezioni che gli ha permesso di avere un vantaggio di mezzo punto percentuale sul M5S e di circa tre punti sul Centrosinistra.

Alle elezioni regionali vi è invece la riconferma di Zingaretti alla presidenza della Regione. Da quando è stata prevista l’elezione diretta del presidente della Regione è la prima volta che nel Lazio si ha la riconferma del presidente uscente. E ciò è avvenuto nello stesso giorno in cui la sua coalizione usciva sconfitta dalle elezioni politiche e nonostante che le liste di Centrosinistra che lo sostenevano (PD, LeU, +Europa, Insieme, Centro Solidale e Lista Civica) abbiano avuto meno voti rispetto al Centrodestra.

Nel complesso della città, alle elezioni regionali, il Centrosinistra vince con oltre il 37% dei voti, superando di circa 10 punti percentuali il Centrodestra (28%) e il M5S (26%) e rimangono comunque in gran parte costanti le dinamiche del voto della Camera. L’andamento dei consensi per il centrosinistra è nettamente decrescente allontanandosi dal centro della città. Tuttavia, a differenza dei risultati della Camera, il candidato del Centrosinistra prevale non solo nei quartieri più centrali (49%) e nella periferia storica intorno all’anello ferroviario (oltre 41%), dove il distacco da Parisi e Lombardi è ampio, ma anche con uno scarto più ridotto nella periferia anulare interna al GRA (33%).

Se si passa da un’analisi del voto alle coalizioni ad un’analisi del voto ai partiti, alle elezioni politiche il M5S si conferma il primo partito della città con un risultato pari al 30,6% mentre il PD è il secondo partito con un risultato del 21,6%. La distanza tra il M5S e il PD si riduce di circa 9 punti percentuali rispetto ai risultati del primo turno delle elezioni comunali del 2016.

Nel primo turno delle elezioni comunali del 2016, come mostra la tabella precedente elaborata sulla base dei dati pubblicati sul sito del Comune di Roma, il M5S è risultato nettamente il primo partito in tutti i municipi di Roma, ma con un consenso in periferia molto superiore rispetto a quello delle zone centrali della città.

Nel 2018 il consenso dei singoli partiti a Roma e nei municipi cambia profondamente se si guardano i risultati delle elezioni regionali, elezioni nelle quali si può scorporare, come nelle comunali, il voto di lista ai singoli partiti rispetto al voto dato alle coalizioni e ai candidati sindaci e presidenti di Regione.

La tabella sottostante considera come quella precedente i risultati dei partiti che hanno avuto un consenso superiore al 10% e mostra che, nelle elezioni regionali del 2018, il PD torna ad essere il primo partito nel complesso della città di Roma con un risultato del 22,5% che è di circa 5 punti percentuali superiori al risultato del 2016.  Il M5S subisce in città un vero tracollo passando dal 35,3 per cento delle comunali del 2016 al 22% delle regionali del 2018.

Il nuovo equilibrio si ritrova anche nei municipi. Il PD è primo partito in 8 municipi su 15 con i risultati migliori nei municipi del centro, mentre il M5S conferma il suo primato in 7 municipi con un consenso superiore al 30% nel VI e nel X municipio.

I risultati delle elezioni regionali del 2018 a Roma evidenziano che il PD può rappresentare il perno di un’alternativa al governo del M5S a Roma se è in grado di mettere in campo una proposta credibile di governo (come è avvenuto con Zingaretti alle elezioni regionali) attraverso un’alleanza civica per il governo della città.

I 59.000 voti che sono stati dati alle liste del PD per le regionali nel 2018 in più rispetto alle comunali del 2016 rappresentano un’inversione di tendenza. Ma il 22,5% dei consensi è una percentuale che dimostra chiaramente che il PD non è autosufficiente per governare la città e che occorre costruire un’alleanza larga con le forze del centrosinistra e con l’insieme delle associazioni e gruppi civici disponibili.

Le elezioni che si terranno nel III e nell’VIII municipio nel prossimo mese di giugno rappresentano il primo banco di prova di questa sfida.

In vista di questo importante appuntamento, è essenziale che il PD e il centrosinistra costruiscano unitariamente proposte credibili per il governo dei municipi, coinvolgano persone competenti e rappresentative nelle liste per i consigli municipali, scelgano i candidati migliori per la presidenza dei municipi con un confronto sulle proposte in campo che coinvolga i cittadini attraverso le primarie aperte. Lo strumento delle primarie aperte, infatti, risulta ancora appropriato proprio per condividere il percorso per scegliere i candidati unitari di coalizione al vertice delle istituzioni territoriali.

Per capitalizzare questo primo risultato positivo, è opportuno che il nuovo gruppo dirigente del PD di Roma programmi una conferenza organizzativa per rafforzare il radicamento del partito nei municipi, superando approcci personalistici e di corrente e ripensando profondamente l’attuale forma-partito, con l’obiettivo di porlo all’ascolto e al servizio dei bisogni della città.

Questo percorso sarà senza dubbio facilitato se il PD, anche a livello nazionale, rivedrà il suo statuto che è ormai datato. L’elezione diretta del segretario del partito e degli organismi direttivi con primarie aperte e liste bloccate è stata concepita prima della recessione del 2008 e in un sistema elettorale che prevedeva un premio di maggioranza per il partito o la coalizione che prendeva più voti alle elezioni politiche, mentre stride con l’attuale legge elettorale prevalentemente proporzionale e con l’assetto tripolare che ormai caratterizza il sistema politico italiano.

Allo stesso tempo, il PD di Roma dovrà costruire un appuntamento programmatico, che coinvolga la Regione e i parlamentari di Roma e del Lazio e aperto al contributo delle forze politiche e sociali disponibili, per costruire una proposta credibile e condivisa per la riorganizzazione dei servizi del Comune di Roma e dei suoi municipi, in stretto rapporto con la funzione metropolitana e capitale della città.

La definizione di una proposta su Roma non è solo una “questione romana”. Roma è una “questione nazionale” perché è la capitale della Repubblica. Individuare le soluzioni adeguate per il governo di Roma è perciò un passaggio essenziale anche per costruire una proposta credibile per l’Italia.

 

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