ROMA CAPITALE

La Città per antonomasia

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La città per antonomasia – l’Urbe – è l’unica capitale al mondo che ha visto aggiungere   al suo nome la parola capitale pur essendo capitale d’Italia dal 3 febbraio 1871.

Questa disposizione, contenuta nell’art. 24 della legge n.42/2009, è, secondo me, l’unico risultato di una qualche visibilità, ancorché avvilente, offertoci dal mediocre quadro legislativo che ha dato “attuazione” alla norma costituzionale sancita dall’art. 114 della Costituzione: Roma è la capitale della Repubblica.  La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Anche la Regione Lazio nel suo Statuto all’art.5 parla di Roma, e ne parla cosi:

1.La Regione contribuisce a valorizzare Roma, capitale della Repubblica e simbolo dell’unità d’Italia, centro del Cattolicesimo e del dialogo fra i cristiani, luogo di incontro fra culture diverse e patrimonio storico e culturale universale.

2.Promuove, in considerazione della presenza di Roma nel territorio regionale, la destinazione, anche da parte dello Stato, di risorse aggiuntive nonché l’effettuazione di interventi speciali.

3.Opera affinché il ruolo e le funzioni nazionali ed internazionali di Roma contribuiscano allo sviluppo economico, sociale e culturale equilibrato dell’intero territorio regionale.

A parte l’enfasi retorica tracimante del primo comma (Roma eletta a simbolo dell’unità d’Italia da uno Statuto regionale) l’articolo pone nelle sue esatte dimensioni, benché rovesciate, la questione istituzionale dei poteri di governo di cui dovrebbe disporre Roma in considerazione delle sue peculiarità.

Mi spiego: non dovrebbe essere compito dell’ente Regione promuovere una maggior afflusso di risorse nella capitale in quanto parte del territorio regionale, né operare perché il ruolo e le funzioni di Roma contribuiscano allo sviluppo equilibrato dell’intero territorio regionale. Non è Roma una “presenza” nel territorio regionale (la Regione Lazio è un’invenzione amministrativa [1]), al contrario è il territorio regionale che è “presente” attorno a Roma.

Non voglio giocare con le parole ma evidenziare che essendo Roma una città speciale, per quello che essa rappresenta nel contesto nazionale ed internazionale, non può essere tributaria, sotto il profilo amministrativo, dell’ente regione e in qualche misura neppure dello Stato. E in questo senso bisognerebbe riconoscerle forme e condizioni particolari di autonomia, secondo lo statuto speciale adottato con legge costituzionale così come sancisce l’art. 116 della Costituzione per le regioni a statuto speciale.

La potremmo denominare distretto capitale o in qualsiasi altro modo che sembrerà più conveniente. I livelli istituzionali sarebbero due: il Distretto Capitale e i Comuni, sia quelli dell’hinterland che i nuovi derivanti dalla trasformazione degli attuali Municipi [2]. Ma basta?

La questione di Roma capitale s’interseca ineludibilmente con la questione delle risorse finanziarie (proprie ed erariali) che devono consentire agli enti territoriali di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite e delle risorse aggiuntive per effettuare interventi speciali di cui all’art. 119 della Costituzione.

Di quanta autonomia di governo può disporre un ente territoriale nell’esercizio delle sue funzioni se questa non poggia su una adeguata autonomia impositiva? Se non si associa il dovere dell’amministratore di esercitare i poteri di spesa in modo corretto ed oculato ad una maggiore responsabilizzazione sul fronte delle entrate?

Pur volendo mettere nel conto la crisi economica che sembra aver amplificato criticità già presenti ( la crisi della classe politica, l’inefficienza degli apparati pubblici, l’impermeabilità dei mercati locali alla concorrenza, la frammentazione e la dimensione dei poteri locali, ecc) [3], non mi pare che oggi la questione “federalismo fiscale” sia uscita da quella perdurante “transizione” che è uno dei connotati più evidenti dell’attuale stagione dei rapporti tra Stato e autonomie territoriali, ovverosia la mutevolezza e conseguente provvisorietà dei rapporti finanziari e della distribuzione del potere di entrata e di quello di spesa [4].

Non mi pare che nel cd “contratto per il governo del cambiamento” vi sia qualche cenno alle questioni sopra sommariamente annotate.

______________________

[1] Walter Tocci. Roma. Non si piange su una città coloniale. goWare, 2015 pag,27

[2] http://waltertocci.blogspot.com/2014/03/regione-romana.html

[3] Istituzioni del Federalismo, 3/2002, pag.506

[4] Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, relazione semestrale, 18 gennaio 2018.

 

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