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La produzione di rifiuti nell’area urbana di Roma si aggira su 1.700.000 tn/anno pari a una produzione giornaliera di 4.600 tn. ovvero a un quantitativo di 520Kg/anno per abitante con un costo medio annuo per nucleo abitativo di €.250 (bolletta AMA).

La raccolta differenziata raggiunge a malapena il 40% ossia 680.000 tn di cui 228.000 di frazione organica (umido e verde) imputati a rifiuti biodegradabili di cucine e mense, rifiuti dei mercati rionali ortofrutticoli e rifiuti biodegradabili di giardini e parchi cittadini.

Questo è il quadro della produzione e della sua composizione di R.S.U. (rifiuti solidi urbani) all’anno 2016, anno in cui sono disponibili gli ultimi dati ufficiali.

Il confronto con omologhe realtà italiane ed europee evidenzia un tasso di raccolta differenziata che è in linea con le principali capitali europee. Tale limite non potrà significativamente crescere per le particolari caratteristiche urbanistiche della città (centro storico inaccessibile ad automezzi pesanti, le modalità di raccolta del multimateriale).

L’assoluta carenza impiantistica per il trattamento dei rifiuti, emersa dopo la necessaria ed indifferibile chiusura della discarica di Malagrotta rende gravissima la loro gestione. Basta porre mente che lo smaltimento a Roma costa 200€./tn, mentre a Milano 60 €. a Berlino 74€. A Parigi 100. Per non parlare di Vienna che applica la tariffa puntuale che prevede il pagamento della tariffa solamente per i rifiuti non riciclabili.

Da evidenziare che tutte queste città hanno un’impiantistica adeguata e localizzata in prossimità cioè nell’area metropolitana ovvero regionale e utilizzano parte dei rifiuti come fonte energetica (termovalorizzatori) realizzando un ciclo integrato dei rifiuti nell’ambito metropolitano.

Roma ha un modello di raccolta differenziata basata su cassonetti stradali ( noti con i colori marrone, bianco, blu, neri e campane verdi) e la raccolta porta a porta in alcune aree del centro storico inaccessibili a mezzi di significative dimensioni.

Attualmente l’impiantistica è costituita da 4 impianti di trattamento dell’indiffenziato TMB (trattamento meccanico biologico) 2 di proprietà AMA e i restanti di CO.LA.RI. (il famigerato Cerroni) e dall’ impianto di compostaggio di Maccarese che assicurano solo il 36% del trattamento rifiuti. Il rimanente 64% dipende da altri 62 impianti localizzati in 10 regioni e 3 stati esteri.

La sua conclamata inadeguatezza e inefficienza ha spinto, ormai trascorso qualche anno, l’AMA ad avviare procedure per:

  1. Realizzazione di un nuovo impianto di compostaggio a Rocca Cencia
  2. Quadruplicazione dell’impianto di compostaggio di Maccarese
  3. Ammodernamento di due impianti di VDR ( valorizzazione di raccolta differenziata)
  4. Miglioramento ed ampliamento dell’impianto RSO (rifiuti speciali ospedalieri) destinati all’incenerimento.

L’iter amministrativo e di condivisione fra i vari enti coinvolti è ancora in fase di working-progress e le conclusioni appaiono confuse e lontane.

Le aspettative che si possono attendere si configurano in un appesantimento della già difficile gestione del ciclo rifiuti in ragione del difficile incremento del tasso della raccolta differenziata, del resto già allineata con quello delle principali città italiane e, soprattutto della l’insufficienza degli impianti di T.M.B che vanno sempre più spesso soggetti a fermo impianto per manutenzione e riparazione.

Tali criticità hanno effetto sullo smaltimento dei rifiuti che per essere trasportati in giro per l’Italia e l’Europa nei 62 impianti di cui sopra debbono essere preventivamente trattati nei suddetti impianti.

Un rallentamento di tale attività si manifesta nei cumuli di rifiuti che ingombrano strade e marciapiedi e che ormai fanno parte della vita quotidiana dei cittadini romani. Una piccola nota per segnalare che vetro e cartone vengono gestiti da consorzi nazionali CO.RE.VE. e CO.NA.I.

Le grandi città europee e la seconda e la terza citta italiane Milano e Napoli si sono dotate di termovalorizzatori che, nel pieno rispetto delle norme ambientali in tema di emissioni e di abbattimento di particolato, producono energia elettrica e termica lavorando rispettivamente 500.000 tn/anno e 700.000 tn/anno di rifiuti indifferenziati preventivamente trasformati in CSS (combustibile solido secondario ) nei già citati TMB adeguatamente efficentati.

Un impianto di combustione CSS di media taglia valorizzerebbe circa 1/3 della produzione annua di rifiuti di Roma.

E’ pur vero che la introduzione di tali tecnologie, a dispetto delle positive ricadute ambientali ed economiche nelle aree dove esse operano, suscita nelle popolazioni diffidenza se non ostilità. E’ la cosiddetta sindrome NIMBY (non nel mio cortile).

Tuttavia tale tema va posto ed affrontato aprendo un dibattito politico ed amministrativo sul futuro di questa città. Il tema di un’assennata gestione dei rifiuti va affrontato con pragmatismo e scienza in uno con il modello di futuro che queta città si deve dare.

Comunque rimane un dato incontestabile. Ad oggi i rifiuti abbandonati nelle strade, sia in centro che in periferia costituiscono, oltre che un problema di decoro, un’emergenza di igiene e di salute pubblica, valori costituzionalmente tutelati.

Una visione idilliaca, inserita in un più vasta narrazione dei libri dei sogni che si sta facendo largo nel paese, prevede perfino l’applicazione della tariffa puntuale evocata dal Campidoglio

Per tariffa puntuale si intende un sistema legato alla reale produzione di rifiuti. L’utente paga solamente il rifiuto indiffenziato prodotto. Ciò viene accertato tramite i cosiddetti <sacchetti intelligenti>dotati di trasponder muniti di microchip che individua sia l’utenza che il tipo di rifiuto prodotto. Si paga solo per la quota di rifiuto non riciclabile.

E’ del tutto evidente che tale sistema impone, conditio sine qua non, un altissimo tasso di raccolta differenziata e un altrettanto significativa separazione della parte differenziata es. vetro bianco bruno, verde, plastica in bottiglia,plastica di rivestimento, ferro alluminio, banda stagnata( quella della scatoletta di tonno che doveva essere aperta da Beppe Grillo, tanto per intendersi), oltre che una capacità di lavorazione <in loco> dei prodotti riciclabili .

In Italia ci sono modelli di tale fatta (Marca Trevigiana, realtà Bergamasche) dove l’assetto urbanistico, la densità di popolazione, la presenza di un diffuso ed efficiente sistema produttivo in grado di riutilizzate produttivamente i rifiuti, un alto senso civico, e un buon funzionamento della macchina amministrativa consentono tale modalità della gestione rifiuti.

Sono i principi a cui si ispira l’economia circolare che riutilizza i prodotti riducendo l’immissione di nuove risorse naturali nel ciclo produttivo.

Però ad oggi a Roma è solo il modo per sfuggire alla drammatica realtà con narrazioni prive di qualsiasi assunzione di responsabilità, mentre la città collassa.

Anche l ‘utilizzo a scopo energetico dei rifiuti solidi urbani è economia circolare. Un termovalorizzatore produce energia senza utilizzare fonti energetiche non rinnovabile (metano, gas naturale, petrolio, olio combustibile ecc.).

Pertanto è necessario ed indifferibile affrontare con serietà e scienza la questione dei rifiuti, ponendo fra l’altro in agenda l’approfondimento per valutare la realizzazione di un termovalorizzatore nell’area metropolitana di Roma. L’associazione può porsi come soggetto di proposta e dibattito per valutare con atteggiamento sereno e propositivo tale soluzione.

Un’ultima considerazione che scaturisce dalla mia trascorsa attività professionale.

La frazione organica è costituita in larga parte da rifiuti domestici di cucine, da mense di grandi utenze (caserme, ospedali, mense aziendali ecc.) , da sfalci e ramaglie di parchi e giardini pubblici e da scarti mercatali ortofrutticoli (Trionfale, p.zza Alessandria, p.le delle Provincie ecc.). Solo il 10% della F.O.R.S.U. (frazione organica rifiuti solidi urbani) pari a ca. 27.000 tn/anno veniva avviata all’impianto di Maccarese per la produzione di compost, utilizzato quasi esclusivamente come terriccio per orti, giardini e soprattutto nell’attività florovivaistica.

Si è sperimentato nel triennio 2002-2004, con l’ausilio delle Università della Tuscia di Viterbo e della Federico II° di Napoli l’utilizzo di tale prodotto come apportatore di sostanza organica e di humus (generatore di fertilità) nei terreni agrari sottoposti a sistemi agricoli intensivi come quelli di tutto il litorale laziale da Tarquinia a Fondi in sostituzione del letame praticamente sparito a seguito della drastica riduzione degli allevamenti bovini e delle mutata tecniche di allevamento.

I risultati furono positivi e le prove dimostrarono significativamente un aumento di sostanza organico e una leggera contrazione degli input chimici ( concimi di sintesi).

Inoltre è dimostrato in maniera incontestabile che la sostanza organica apportata nel terreno svolge una significativa azione di cattura della CO2 atmosferica e il suo stoccaggio nel terreno.

Ciò accadeva 15 anni fa nei terreni di Maccarese e di Tor in pietra .

Oggi l’impianto di Maccarese, privo di manutenzione e di adeguato aggiornamento impiantistico funziona come mera stazione di trasferenza, essendo i rifiuti organici smistati in provincia di Padova e soprattutto in provincia di Pordenone a Maniago (nota peraltro per i suoi coltelli). Decine di autoarticolati ogni giorno in entrata e in uscita da Roma trasferiscono decine di tonnellate di rifiuti per 650 Km in Friuli- Venezia Giulia. Essendo il rifiuto organico costituito per il 75- 80% di acqua, si può affermare che i rifiuti organici partono da Roma, e diventano acqua sporca a Pordenone.

Ciò dà la cifra della drammaticità della gestione dei rifiuti a Roma.

E’ ineludibile inserire con forza tale problema nel dibattito sulla crescita civile di Roma Capitale.