ROMA CAPITALE

La Metropolitana di Roma

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A chiunque di noi, dopo un soggiorno in una qualunque capitale europea, tornando a Roma è capitato di invidiare la metropolitana di quella città. Città europee, quindi vecchie come è vecchia l’Europa: non città diventate metropoli  nell’ultimo secolo, giovani quanto immense, dunque perfette per gli spostamenti su binari. Eppure , anche vecchie, mai città vecchie come Roma e soprattutto mai tanto piene di memorie, a perenne testimonianza che la Roma imperiale con quasi un milione di abitanti fu la più grande capitale del mondo antico.  Io ho avuto la fortuna di andare a Londra per la prima volta a diciotto anni e la scoperta del <tube>e dell’<underground> che  poteva portarmi va  ovunque, avanti e indietro, con un biglietto a buon prezzo, fu entusiasmante.

Roma, allora, aveva una sola linea, la A, e autobus  affollatissimi sebbene più frequenti. Per anni  ho sognato altre linee che potessero farmi spostare con la stessa facilità con cui ci si spostava all’estero. Poi ho visto nascere la linea B . Tempi lunghissimi per la sua realizzazione, costi levitati negli anni, cause e contro-cause, scandali, ritardi inspiegabili.  La fermata dietro la basilica di San Giovanni in Laterano ha comportato lo sconvolgimento del traffico, la chiusura di negozi, eterni cartelli di <lavori in corso> anche se non si vedeva un operaio a fare qualcosa. Sotto viale Eritrea scorreva un corso d’acqua, cosa assai frequente a Roma, città che si è sviluppata tra il Tevere e l’Aniene,  e che per svilupparsi ha interrato un gran numero di ruscelli e <marrane> tipici del suo territorio.

Per anni un cartello avvisava che i lavori per la linea B erano fermi in attesa di risolvere il problema dello spostamento di quel piccolo corso d’acqua che, leggenda vuole, sia stato poi congelato e portato a un altro livello nel sottosuolo per permettere di installare i binari della metro. Non solo. Tutt’oggi  alcuni dei famosi  parcheggi  di scambio, indispensabili per far funzionare una metro a pieno carico, anche se già costruiti non sono stati aperti  perché mancano i soldi per alcune rifiniture indispensabili, oppure sono insufficienti  e quindi costringono i cittadini a lasciare l’auto parcheggiata lungo le strade vicine creando ulteriore caos. Ma non basta.

Ho visto anche la soppressione della stazione di viale XXI Aprile perché, nonostante gli studi effettuati  dai progettisti, solo dopo alcuni viaggi sperimentali, si era scoperto che faceva tremare i palazzi circostanti rendendoli instabili pur essendo stati costruiti, quei palazzi, nella seconda metà del 1900. Non c’era altro da fare, quindi, che chiudere quella stazione interrandola e invitare gli abitanti del quartiere ad  andare a piedi  per  prendere la metro da una altra parte.  Per non parlare dei resti archeologici sparsi ovunque nel territorio romano dalle catacombe alle ville imperiali, dalle torri alle terme, dalle <domus> alle <insulae>.  Perfino io che abito in una villetta liberty di Città Giardino mi ritrovo pezzetti  di lapidi latine inglobate nel muro intorno al cancello di ingresso come fossero una qualunque decorazione di ceramica a basso prezzo.

La linea B, dunque, ha posto fine a qualunque illusione di avere a Roma una vera metropolitana. Troppo tardi. Avremmo dovuto pensarci cento anni fa. Oggi non si può più. Roma non lo permette. Dobbiamo smettere di sognarla e pensare a una soluzione diversa.  Per me che ho dovuto attraversare Roma da un capo all’altro avendo fatto per oltre quarant’anni la giornalista, la soluzione è una sola: applicare i criteri della metro senza scavare,  creando una rete di autobus suddivisi  in <principali> e <secondari> per servire al meglio noi cittadini. E’ una ipotesi, la mia, che prevede però di salire e scendere più volte,passando da un bus a un altro per arrivare infine alla meta prescelta. Questa è una scomodità ma con i gradini a livello stradale è una scomodità superabile.

Dunque, nelle strade larghe e dritte si costituiscono le linee principali protette da semplici cordoli: su queste passeranno i  bus a doppia carrozza andando avanti e indietro come una <navetta>.  Per  esempio da piazza Sempione a Porta Pia, la strada che da casa mia porta in centro, una unica linea che esegue diverse fermate raccogliendo o facendo scendere i passeggeri. Alle fermate, con una attesa ragionevole,  si può poi salire su autobus a una sola carrozza che girano in un pezzo di quartiere e basta, facendo soste  frequenti.  Roma ha le consolari, i vialoni dei Prati, i LungoTevere, viale Regina Margherita, tutte vie su quali potrebbe funzionare il sistema a <navetta>.  E se queste vie fossero troppo lunghe occorrerebbe spezzarle in tratte, una o due, a seconda delle necessità. La Palmiro Togliatti che è lunghissima addirittura in quattro tronconi, in maniera che il bus navetta potesse fare sempre un  percorso  veloce, senza intoppi.  I bus più piccoli, invece, dovrebbero girare e girare raccogliendo tutti quelli che, per qualche ragione, faticano ad andare a piedi : donne con le borse della spesa, studenti con lo zaino dei libri, anziani stanchi, disabili in difficoltà.

Il centro storico di Roma quello fatto di viuzze, vicoli, negozi, passanti, carico e scarico merci, auto-blù  e quant’altro dovrebbe essere percorso solo da bus  minuscoli come i <pollicini> per potersi muovere liberamente senza creare ingorghi. Se la tecnologia lo permette i mezzi sarebbero tutti elettrici per ridurre l’inquinamento e i semafori tutti intelligenti capaci cioè di adeguarsi al flusso delle auto. Solo i <bus –navetta> avrebbero il cordolo: gli altri si sposterebbero liberamente come fossero taxi. Quanto ai pullman turistici, che in questi anni sempre più numerosi  intasano le strade di Roma, anche loro dovrebbero essere regolamentati: un unico servizio pubblico del comune  o dato in concessione a  privati che carica e scarica, fuori dal centro, i turisti portati dal proprio albergo alla piazzola prescelta dai tanti e vari pullman delle agenzie di  viaggio. E per quei fortunati turisti che hanno l’albergo nel centro storico solo  i <pollicini> che svolgono la stessa funzione.

E’ fattibile? Non lo so. E’ stato tentato altrove? Non credo. Quello  di cui mi sono convinta è che vadano alleggerite il più possibile le strutture stabili su cui far viaggiare i romani perché il mondo va veloce e le necessità mutano rapidamente. Perciò niente binari, né quelli della metro né quelli dei tram, e molta attenzione alle richieste  dei municipi dove dovrebbe esserci un centro d’ascolto dei  cittadini. Basta autobus affollati nelle ore di punta e autobus vuoti nelle ore morte. Regolarsi  e mutare a seconda delle necessità. Una centrale dotata di computer oggi può farlo coordinando meglio il traffico.

L'Italia Che Verrà

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