ROMA CAPITALE

La riqualificazione dello spazio pubblico di Roma, Il programma 100 piazze

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Il programma di riqualificazione urbana (programma ex Cento Piazze)

Oggi, in momento di disorientamento per lo stato della Capitale conviene ricordare la stagione unica di due decenni fa, di segno opposto, intrisa di ottimismo, di stati d’animo aggressivi e idee in incubazione condivise da un gruppo di politici ed amministratori, coesi e complementari nella loro diversità. Della prima Consiliatura di Rutelli si è oggi quasi dimenticato il grande patrimonio di idee, che invece va ripreso, studiato, rilanciato. Va consegnato ad una nuova generazione perché la Capitale riconquisti la sua dignità (e normalità).

Pur nella critica degli errori fatti, vanno riproposte idee e cose fatte: un indubbio capitale “costituente”, tecnico culturale e politico, necessario per non accettare l’attuale progressiva regressione. Vi era un clima speciale: grandi entusiasmi per essere partecipi di un momento che si sentiva “storico” per la città. Inizialmente, senza ruoli istituzionali, nella grande aula dell’assessorato all’Urbanistica a via Petroselli ci si trovava insieme, tutti in piedi, architetti, docenti, politici, a discutere davanti ad una grande mappa appesa al muro, quasi con lo stesso spirito di scoperta che si aveva nel ’68 a Valle Giulia, quando ci si confrontava senza pudori sulle grandi scelte della politica nazionale ed internazionale.

Tra le principali ipotesi sul “che fare” da rimettere al centro dell’attenzione per il rinnovo della Capitale, c’era la questione fondamentale della riqualificazione dello spazio pubblico di Roma, già espresse prima del voto su Rutelli nel libro “Roma che ne facciamo”, di Walter Tocci (Editori Riuniti1993). Rutelli, tra 94 e 95, presentò il Programma 100 piazze alla grande assemblea alla fiera di Roma all’Eur, e fu un gesto rivoluzionario per il “progress moltiplicativo” del riordino dello spazio pubblico.

Si poneva un “ripensamento civico” concettuale e operativo della città: riconoscere le potenzialità presenti nell’assetto fisico, con un metodo di rigenerazione che fosse sia “ridisegno della macchina amministrativa” (con nuove relazioni tra assessorati, dipartimenti), sia un dialogo coi cittadini, con le competenze professionali e dell’Università, per una “visione” di rinnovo dei modi di pensare la città per una sua riappropriazione. Il segnale di “coinvolgimento” fu il Concorso 100 piazze: “innestare” un prototipo esemplare di piazza in ogni Municipio.

Lo strumento PUP era il generare risorse coi parcheggi interrati e liberare strade e piazze dalle auto in sosta , spostandole nel sottosuolo; si articolava in tre punti: 1 il progetto del sottosuolo (parcheggi e sotto-servizi), 2 il progetto del suolo (valorizzare le attività di interesse collettivo), 3 il progetto finanziario (risorse da convenienze pubblico privato).

Lo strumento l’Università era per la progettazione: i due dipartimenti scelti erano strutture della ricerca e incubatori di giovani studenti, un laboratorio sperimentale con formidabile forza lavoro economica, per sondare tutte le potenzialità che la città aveva in serbo, testando lo spazio pubblico con soluzioni innovative, da discutere in ogni quartiere, per trovare soluzioni condivise, per “educare la committenza collettiva” verso obiettivi insperati, latenti. A 100piazze e al PUP furono dedicate apposite pubblicazioni del Comune, che diedero ampio spazio a queste linee programmatiche: in “Roma per Roma” n. 1 (giugno 1996) con introduzione di Tocci ; nel n. 2 di “100Piazze (luglio 1197) con i risultati del concorso.

Rileggendole, trovo evidenti le contraddizioni tra l’ampiezza delle problematiche di rilancio amministrativo e ideativo e la fragilità della macchina allestita in forma provvisoria negli uffici dell’Amministrazione e la poca consistenza di una “nuova tradizione” di azioni sulla città. Si dimostra l’acerbità e l’improvvisazione, con l’ottimismo del neofita e alcune piazza realizzate non sono del tutto convincenti, per non avere avuto una maturazione progettuale adeguata, né raggiunto una qualità sperimentata e garantita delle costruzioni. Ma resta un patrimonio di idee e programmi tuttora valido, da condividere in un rinnovato programma rigenerativo di Roma.

Leggi l’articolo completo nella sezione Dossier

 

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