ROMA CAPITALE

La centralità del Municipio II di Roma, nel futuro sviluppo di città e territorio

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di Umberto Cao

01/10/2018

Dopo l’istituzione della Città Metropolitana di Roma capitale che sostituiva la Provincia, si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato anche esponenti di precedenti amministrazioni di sinistra (Morassut, Tocci e Causi), sulla opportunità di rivedere l’intero assetto di governance di Roma, attualmente ripartito in quattro livelli: Regione Lazio; Città Metropolitana di Roma Capitale; Comune di Roma; Municipi.

Muovendo dalla considerazione della difficoltà di governare un territorio così vasto (1.285 Kmq) di quasi tre milioni di abitanti e della catena di competenze che gonfia la burocrazia e accende conflitti, si è consolidata una visione che ridurrebbe i livelli di governance da quattro a tre, procedendo dalla grande alla piccola scala: la Regione Lazio; la Città Metropolitana di Roma Capitale; i Comuni (ovvero gli attuali 15 municipi più un centinaio di comuni già esistenti).

I quindici Municipi di Roma

Sarebbe abolito il livello di governance oggi centrale, ovvero il Comune di Roma e rinforzato con autonomia finanziaria e gestionale quello dei 15 municipi di Roma, considerati veri e propri comuni. Questa ipotesi richiederebbe una ulteriore modifica legislativa, cosa che non sembra possibile nella congiuntura politica che stiamo attraversando. Resta il fatto che lo sviluppo abnorme di Roma, ormai molto al di la del Grande Raccordo Anulare, ha creato condizioni per le quali è impossibile parlare di Roma senza inquadrarla nell’intero territorio della ex Provincia, ovvero della attuale Città Metropolitana.

Mappa della Città Metropolitana di Roma

Prendendo in esame il perimetro della Città Metropolitana di Roma (la ex Provincia), la prima osservazione che colpisce è la superficie dei 15 Municipi generalmente maggiore di quella dei 120 Comuni compresi nel perimetro. Naturalmente ben maggiore è anche il numero degli abitanti. Il Municipio II appare tra i più piccoli per superficie, ma denso come popolazione (circa 180.000 ab.)

Una seconda osservazione riguarda geografica ed orografica: a fronte della condizione pianeggiante nelle aree centrali (Roma e dintorni), ci sono rilievi a nord-ovest (Monti della Tolfa e rilievi vulcanici attorno al lago di Bracciano) e soprattutto a est (Monti Ernici e Simbruini) e a sud-est (Castelli Romani). In prospettiva, per una corretta governance, anche dal punto di vista urbanistico, diventerebbe fondamentale rivedere i confini della Città Metropolitana di Roma Capitale, riducendo il suo perimetro e trasferendo alle provincie di Viterbo, Rieti e Frosinone parte dei comuni della ex Provincia di Roma che già, di fatto, vi gravitano.

Quindi In linea generale una perimetrazione di carattere amministrativo non sempre coincide con una perimetrazione omogenea per caratteri orografici, topografici e funzionali, confrontabilità degli edifici per tipologia e densità. Anche per quanto riguarda il Municipio II, ai fini della gestione amministrativa è di fatto suddiviso in una trentina di zone che corrispondono ai tradizionali “quartieri” e hanno proprio un carattere di omogeneità secondo i parametri sopra elencati. Ma quali sono i caratteri generali del Municipio II? Quali i suoi punti di forza? Che ruolo svolge o può svolgere nell’ambito della città e del territorio metropolitano?

Il Municipio II di Roma

Notiamo come il Municipio II, insieme al Municipio I è l’unico a mostrare una certa compattezza nella sua perimetrazione. Ne deriva per entrambi, escludendo le grandi aree verdi, una notevole densità abitativa.

A parte il vero e proprio centro antico perimetrato dalle Mura Aureliane, entrambi costituiscono la prima periferia di espansione di Roma. Il Piano regolatore di Viviani del 1883 prese atto delle espansioni, a sud del centro antico, dei quartieri XX Settembre, Castro Pretorio, Esquilino, Celio e pianificò le espansioni nei quartieri di Testaccio e Aventino ancora Sud e Prati e a nord il Flaminio a ridosso di Piazza del Popolo. Tutti quartieri oggi compresi nel Municipio I. Successivamente il Piano Regolatore del 1909 (di Edmondo Sanjust) oltre ad incrementare l’espansione a sud, pianificò l’espansione a nord del centro antico nei quartieri Mazzini, Flaminio, Trieste, Piazza Bologna, tutti oggi compresi nel Municipio II, tranne Monte Sacro inserito nel Municipio III.

Le aree di sviluppo urbano dei primi decenni del XX secolo quindi, da una parte non sono ascrivibili al vero e proprio centro storico, ma dall’altra nascono dal punto di vista urbanistico strettamente relazionate al centro antico di cui ne costituiscono l’ideale ampliamento. Questo spiega anche i problemi che si sono creati sul “Piano casa” (parzialmente confermato nella legge regionale di rigenerazione urbana). Infatti a causa di una visione urbana che considerava il valore del singolo edificio, ma non quello degli “insiemi di edifici”, sono state consentite demolizioni di singoli edifici secondo la logica della demolizione e ricostruzione con incremento di volumetria, che ha alterato la omogeneità storica e formale degli insiemi edilizi.

Ma c’è un altro problema che accomuna Municipio I e Municipio II: la loro terziarizzazione. La conversione capillare da residenza a uffici, praticata negli ultimi 50 anni nelle aree centrali e semicentrali di Roma, di interi edifici o singole unità abitative attraverso ristrutturazioni interne e modifica di destinazione d’uso, – poco considerata da osservatori e urbanisti – è stata un fenomeno di abuso edilizio, rispetto alle destinazioni del Piani Regolatori Generale (PRG), gravissimo, mai ostacolato e raramente sanzionato. Forse altrettanto grave delle vere e proprie speculazioni edilizie dei “palazzinari” romani, tanto da determinare un gravissimo problema di congestione urbana e di mobilità sia dei mezzi pubblici che privati.

Diventa quindi difficile separare l’intero Municipio II dal Municipio I (centro storico), come anche diventa difficile separare il centro storico dalle altre aree della cosiddetta espansione ottocentesca, o meglio, della prima periferia della Roma capitale d’Italia. E questo è confermato anche dal punto di vista del ruolo urbano di complessiva centralità che l’intero Municipio II svolge, sia per la complessiva qualità urbana dei suoi tessuti edilizi, sia per le aree verdi (se ne contano circa 70 tra grandi e piccole), ma soprattutto per la presenza di importanti e diffuse polarità dell’istruzione superiore e della Ricerca (La Sapienza, LUISS, CNR, Enea), di monumenti storici (Mausoleo di S. Costanza, San Lorenzo al Verano, ecc…), musei, gallerie e luoghi per lo spettacolo e lo sport (Galleria Nazionale Arte Moderna, Villa Giulia, Galleria Borghese, MAXXI, Macro, Auditorium, Impianti sportivi Acqua Acetosa, ecc…)

Tutti gli altri Municipi, esclusi il I e II (vedi le parti evidenziate in rosa), incuneati all’interno della città compatta, sono come comete che, allontanandosi dal nucleo centrale della città si disperdono in tanti sistemi insediativi diversi quando, superato il Grande Raccordo Anulare, penetrano nel cosiddetto “agro romano”. Allora formano enclave che corrispondono, nei casi migliori, a quartieri PEEP, nei peggiori a lottizzazioni private e borgate abusive. Insomma la loro frammentazione è la specchio della crescita malata della città. I quattro municipi (in senso orario il XIV, XV, III e IV) che confinano a nord-ovest, nord e nord-est con il II hanno queste caratteristiche.

Mappe Municipi XV, XIV, II e IV

Ma il Municipio II, se è parte integrante della Roma storica alla quale si rivolge sul fronte sud, dall’altra parte costituisce una testata importante nelle relazioni con i quattro suddetti municipi posti nel ventaglio nordovest-nordest che abbiamo visto articolarsi nelle varie situazioni insediative periferiche anche oltre il GRA e dei comuni della Citta Metropolitana ancora più fuori. In particolare gli insediamenti oltre il GRA soffrono per le difficoltà di mobilità e pendolarità verso il centro di Roma sia per ragioni di lavoro che di tempo libero. Al tempo stesso ci sono aree naturali a nord di grande pregio ambientale, ma poco frequentate. Basti pensare tra le altre ai Parchi di S. Maria di Galeria, Marcigliana, Veio, Inviolata, ecc….

Per riqualificare le periferie certamente servono interventi mirati, ma il problema più grande è il loro isolamento. Una città vive soprattutto di relazioni e scambi reciproci. Per attivare flussi di entrata che portino la periferia dentro il centro e flussi di uscita verso le riserve naturali dell’agro romano occorrono innanzi tutto interventi sulla mobilità e sui trasporti pubblici.

L’attuale metropolitana con le linee A e B1-B2 e la C ferma a San Giovanni, lascia un grande buco vuoto a nord, dove era previsto il prolungamento della Linea C sino a Piazzale Clodio e addirittura una ulteriore linea D che doveva completare il sistema attraversando in gran parte lo stesso Municipio II. Ci sono poi le linee ferroviarie regionali come la FR1 (Orte), FR3 (Viterbo) e la stessa Roma-Viterbo che furono potenziate dalla amministrazione Rutelli e che andrebbero ulteriormente trasformate in linee metropolitane. Ma soprattutto va completato e opportunamente attrezzato l’anello ferroviario, moltiplicando i binari rispetto ai treni nazionali, che attiva scambi di mobilità tangenziali-trasversali su ferro.

Concludendo, ricordiamoci di quanto è stata socialmente importante ai fini di una frequentazione popolare del centro storico di Roma tra gli anni Settanta ed Ottanta – amministrazioni Argan e Petroselli, assessori di prestigio come Calzolari, Aymonino e Nicolini – da una parte l’apertura della Linea A della Metropolitana, dall’altra la valorizzazione del centro storico con la riqualificazione di molte piazze, pedonalizzazioni, eventi culturali, estate romana, ecc…). Allora il Centro Storico venne aperto ai giovani e alle periferie soprattutto sul versante est della città. Oggi il Municipio II, modernizzato sia con interventi ordinari di alta manutenzione, sia con interventi straordinari nelle aree libere e nel degrado, potrebbe attivare uno scenario simile a nord del centro storico, diventando attrattore di interessi ed attività nei confronti degli insediamenti periferici e delle borgate tra nordovest e nordest oltre il raccordo.

 

Il Piano Regolatore di Roma del 1883

 

Il Piano Regolatore di Roma del 1909

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