Roma Capitale

Note sulla questione Capitale

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“Perché noi abbiamo il diritto, anzi il dovere di chiedere, d’insistere perché Roma sia riunita all’Italia? Perché senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire …………

“……Ora, o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato ……”

Dal discorso di Cavour al Parlamento del 25 marzo 1861 (https://www.donzelli.it/reviews/766)

Vi sono due passaggi che vorrei sottolineare di questo discorso. Primo: è l’Italia ad aver avuto bisogno di stabilire in Roma la sua capitale e non il contrario. Secondo: La storia ha seguito una direzione contraria a quella segnata dal destino perché questo grande Stato non si è mai fatto (Cavour morirà, purtroppo, il 6 giugno 1861).

Se il Parlamento ha colmato un debito inserendo in Costituzione che Roma è la capitale della Repubblica (art. 114, terzo comma, Cost. – art.1 comma 1, legge costituzionale n.3/2001), il mediocre quadro legislativo che ne è derivato ha minimizzato il valore storico e giuridico che veniva ad assumere il dettato costituzionale: Roma è la capitale della Repubblica.  La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Lo Stato, mai divenuto grande, non ha saputo che offrire, otto anni dopo, una disposizione transitoria contenuta in una legge destinata a disciplinare il federalismo fiscale (di cui tra l’altro non mi pare si sia più sentito parlare) che detta norme transitorie sull’ordinamento, anche finanziario di Roma capitale fino all’attuazione della disciplina delle città metropolitane (art. 24 legge n.42/2009).

Dunque il quadro legislativo che disciplina l’ordinamento transitorio di Roma capitale è costituito da: l’art. 24 della legge n.42/2009, il D.lgs. n.156/2010, il D.lgs. n. n.61/2012 (modificato dal D.lgs. n.51/2013).

Provvisorietà è il tratto comune di queste disposizioni, salvo l’art. 1 del D.lgs 156/2010 che reca disposizioni fondamentali dell’ordinamento di Roma Capitale e che in sostanza individua gli organi di governo della Città (Assemblea capitolina, Sindaco e Giunta capitolina) le rispettive funzioni e lo status degli amministratori.

Successivamente con legge n.56/2014 (dopo la dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 18 del Decreto legge n.95/2012 perché la materia non si presta ad essere regolata con decreto legge- sentenza Corte Cost. 220/2013) sono state emanate le disposizioni sulle città metropolitane, a partire dalle quali, secondo quanto riportato nelle leggi sopra citate, si sarebbe dovuto “riaprire” la questione istituzionale di Roma capitale. A parte ogni commento sui contenuti di questa legge anch’essa reca norme transitorie: in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione così recita l’art. 1, comma 5.

Roma, scrive Umberto Cao nel suo articolo (pubblicato in questa stessa sezione), è prigioniera di bellezza, è prigioniera della sua storia, Roma è architettonicamente e urbanisticamente irrisolta.

Vorrei aggiungere che Roma è politicamente e giuridicamente irrisolta: Roma e lo Stato di cui è capitale, e da allora, dai tempi di Cavour.

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