Roma Capitale

Ragionare sulla capitale, a 20 anni dall’avvio del Piano Regolatore Generale: per costituire un “Laboratorio Roma”

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(per azioni di rielaborazione civica)

Riprendo il mio percorso logico argomentativo espresso in “Immaginare Roma, capitale d’Italia”.

Dicevo: “Roma deve sapersi proporre, come visibile luogo rappresentativo della sua “nuova modernità”, cioè del futuro che può e sa incorporare. Roma deve ripensare la sua “forma rappresentativa” multipla, dal luogo più centrale (il “progetto Fori”) alle estreme propaggini di tutte le consolari romane (come assi re-inventati nei nuovi assetti metropolitani).

Dicevo: “con il PRG 2008 si è concepito ed avviato un grande programma di ripensamento e rinnovo della capitale. Ma esso deve essere considerato un “inizio” e, in parte più una proclamazione di obiettivi che una concreta loro attuazione. Esso dimostra oggi, alla prova dei fatti, di essere ancora un programma delineato sulla carta, inoperante, da una parte perché privo del contributo nazionale delle risorse economiche, dall’altra perché con molti difetti di attuazione dei suoi principali obiettivi strategici. Ma esso è solo un “inizio” anche perché presenta ancora un difetto di rappresentazione: le sue progettualità principali, postulate nelle tavole di Piano, non sono state ancora tradotte in operanti progetti di città, solo in minima parte attuati, non stanno realizzando la “nuova città del terzo millennio”. Non sono entrati nell’immaginario collettivo.

Anello verde mediano

 

Allora, per una politica attiva cittadina, serve un grande Patto civico partecipato. La Delibera approvativa del PRG è tecnicamente perfezionata e vigente. Eppure è, in sostanza, da considerae incompleta, se manca di una visione di città sentita, capita e realmente condivisa da tutti i cittadini. Non sono gli elaborati tecnici di piano i veri strumenti della “condivisione”, perché la “visione condivisa” si può fondare solo su una “forma”, che traduca il PRG in termini di “disegno percepibile della città di domani”, una “immagine concepibile” che faccia “vedere” concretamente la città Capitale presente-futura, in cui potersi riconoscere, nel suo “assetto migliorato”, far vedere il suo futuro, renderlo tangibile nel volto interiore ed esteriore, nella sua sostanza valoriale e nel suo corpo, dall’oggi al domani. Se il Piano non è “percepito” dai cittadini, non è davvero operante.

Sistema ambientale forma metropoli

 

Il PRG 2008 non è certamente un atto concluso: è storicamente definito, ma può essere considerato solo un inizio. Pertanto, la sua attualizzazione è oggi il più rilevante tema civico politico. È da considerare un dovere civico, da non banalizzare nella gestione ordinaria, ma anzi da svolgere con la stessa tenacia che fu mostrata nella fase iniziale di elaborazione del piano (anni 90 / 2000), accettando di esporsi in termini di critica ed autocritica, per la ricerca della migliore interpretazione progressiva. I tempi sono pressanti: più di un decennio è stato necessario per delinearlo ed approvarlo; nel secondo decennio abbiamo visto consolidarsi una insensata “amnesia” della città, salvo episodiche difese eccessive dei redattori e accuse eccessive dei detrattori. Oggi va ripresa con urgenza la sua “maturazione”.

Oggi, a 20 anni dal suo concepimento, una rivisitazione del Piano è necessaria ed urgente, proprio perché assistiamo alla più drammatica perdita di visione, né futuro, né presente, e non solo da parte dell’attuale Amministrazione, incapace anche di percepire il problema, ma anche da parte degli attori principali del Piano, coloro che con maggiore competenza saprebbero rivisitarlo.

Forma Urbis della mobilità urbana

 

 

In sostanza, tra la Roma cliché dei turisti mordi e fuggi e la Roma inceppata della triste cronaca quotidiana, tra ritardi amministrativi e funzionali e degrado, va posto non solo il tema basilare di sopravvivenza della normale amministrazione della cosa pubblica (necessario ma insufficiente), ma in egual misura il ripensamento in una nuova visione / rappresentazione di Roma, tra quella banalmente visibile col suo volto sospeso tra bellezza e degrado e quella invisibile motore di sviluppo. Cioè si deve inserire una precisa azione di risveglio, per una politica culturale di “pre-visione” della città concreta.”

In pratica, credo che sia necessario costituire un evento urbano stabile, che si radichi nelle pratiche cittadine: un “Laboratorio Roma”, come atto civico, critico e nuovamente propositivo, assumendo il PRG 2008 come fatto rilevante della storia della città, ma non “intoccabile”, per ricollocarlo in una nuova stagione elaborativa, con la quale si eliminino le scorie della eccessiva “politica dei suoli” e si ritrovino le linee strategiche, programmatiche e strutturali.

Tessuti e fuochi di centralità urbana

 

Il Laboratorio deve attivare tutti i luoghi di crescita civica, essere espressione della committenza collettiva, favorire le iniziative cittadine di associazioni, raccogliere le agende di tutte le forze attive ed i centri di vitalità collettiva civica. Deve riattivare tutte le idee progetto, che sappiano contraddire l’aporia di una città solo raccontata ma non attuata (che dagli anni ’90 fa premesse politiche e programmatiche, ma stenta a praticare una vera trasformazione qualitativa.

Si deve evitare, ripensando alle vicende urbanistiche della Capitale, che avvenga quello che è capitato al Piano del ’65 di Piccinato, che, in mancanza di una azione di critica manutentiva, si è deteriorato via via, dilapidando i valori fondanti in continue attuazione in deroga, contraddittorie e dissonanti. Si deve evitare che, come allora, ad una grande narrazione preventiva segua una totale scomposizione in frammenti urbanistici illogici.

Quindi, immaginare un “Laboratorio Roma” significa riprendere il grande patrimonio ideale, di elaborazioni conoscitive e programmatiche, e sottoporlo a critica / autocritica, per determinarne una vera “rielaborazione” prospettica, 2020 /2040, riconoscendo le invarianti (i valori riconosciuti fondamentali) ma riproposte in una loro formulazione aggiornata, che riconosca le imprecisioni e gli errori (sia localizzativi che normativi) con la severità necessaria a ritrovare la forza degli assunti iniziali.

Va ripresa la narrazione iniziale. Si deve rileggere la parabola argomentativa che si è sviluppata dagli anni 90 agli anni 2010. Riproporrei di ripartire dal libro di Walter Tocci del 1993 (“Roma che ne facciamo”, Editori Riuniti) che costituì un incubatore programmatico per Roma.

Ripartirei dalla base logica del Poster Plan, il riferimento del “pianificar facendo”, rammentando che, nei fatti, esso ha diminuito la forza della linea primaria strutturale, con l’aumento delle linee derivate, i mille rivoli del “quasi piano” del consumo di suolo non frenato nelle piccole 167. Riprenderei il disegno della rete ecologica, superando la sua formulazione schematica ed imperfetta. Correggerei l’impostazione delle centralità sghembe, non centrate rispetto ai veri baricentri dell’accessibilità, cioè sui nodi nevralgici dello scambio modale, rileggendo la pubblicazione a cura del Dip. Mobilità (curata da C. Maltese) le “Porte di Roma” che mostrava una strategia urbanistica sostanziale, purtroppo non sufficientemente recepita nelle localizzazioni del PRG.

Assi e fuochi della mobilità

 

In particolare, per le Centralità di Roma Capitale, urbane e metropolitane, vorrei citare una ricerca universitaria, proposta nel 2009, formulata ad un anno dalla approvazione del PRG e purtroppo non perseguita, ma tuttora valida, perché i temi toccati restano tuttora al centro dell’attenzione cittadina. Essa proponeva di rivedere gli assunti dichiarati nel PRG, rispetto alle possibilità limitate esistenti, entro una strategia di dialogo internazionale sul ruolo di Roma imprenditoriale / politico, da attivare per un rilancio internazionale della città (in linea con la commissione Marzano per Roma Capitale) basato sulla nuova mobilità e cura del ferro, su uno sportello di regia della competitività internazionale.

La ricerca si proponeva di delineare una Cabina di regia sulle centralità, ma in realtà su tutti i luoghi capaci di accogliere finzioni strategiche per Roma. Doveva essere un strumento di promozione strategica di rilancio, che rendesse la Capitale effettivamente competitiva a livello internazionale, tramite marketing urbano e politiche per un “rinascimento urbano” nella competizione internazionale. La Cabina o Centro era pensato come sportello di supporto, oltre che per gli Amministratori, per tutti gli attori (gli operatori, le imprese, i promoter urbani, i progettisti, i cittadini), per realizzare marketing urbano e comunicazione (con sito / portale sulle centralità, produzione di documenti a stampa, forum e concorsi di progettazione), per garantire efficacia nell’attivazione di progetti/processi strategici (con ricerca di incentivi) e ristudiare modelli di riferimento, come i casi concreti di Parigi (Atelier d’urbanisme Apur), i Docks a Londra, le Porte Di Brandeburgo a Berlino, e selezionare progetti pilota che dimostrassero fattibilità, scopi e scenari alternativi ,con particolare attenzione alla ricerca di investimenti diversificati o partenariati su progetti specifici.

Proponeva uno schema direttore dei luoghi centrali, ripartendo dal PRG 2008 approvato, per individuare nuove strategie per un “piano strategico” di Roma Capitale, partendo da una rilettura storico-critica, dal 1995 sino all’attuazione del piano generale 2008, dell’evoluzione della Direzionalità a Roma, dall’Asse attrezzato del PRG del ‘62 alle nuove Centralità nella periferia, che dovrebbero essere sostitutive dell’idea tramontata dell’asse attrezzato / SDO.

Le Centralità vanno ripensate come grande scommessa strategica del piano: dovrebbero non solo dotare la non città, la periferia dormitorio, di spazi urbani di qualità, quali fuochi attrattori e riordinatori, ma soprattutto dovrebbero arricchire la capitale di funzioni pregiate, rendendo appunto la capitale “competitiva” con le altre capitali, con offerta di opportunità pregiate e con una forte direzionalità di attività internazionali di alto rango.

Sinora, le Centralità sono state un “flop”: sono svanite le opportunità di coinvolgimento di grandi operatori a sostegno di una città mondiale. Si è lasciato che i piccoli operatori romani (i palazzinari) ipotecassero le localizzazioni per semplici speculazioni edilizie di residenza e centri commerciali, abbandonando l’obiettivo primario delle funzioni di eccellenza. Ma, anche se è cambiata la situazione economica mondiale, le opportunità per Roma resteranno potenzialmente enormi ed il “Laboratorio Roma” potrebbe tuttora essere il luogo deputato a tutelare uno “statuto per la città” e promuovere il progetto di futuro della Capitale.

Dovrebbe sviluppare una propria Agenda delle questioni irrisolte, per essere motore e giudice del Piano. Con tre compiti:

– di “presa d’atto” delle azioni in cantiere. Monitoraggio dei processi in atto, da “validare” e contabilizzare.

– di “ripresa di prospettiva” delle visioni / idee di città. Ridisegno della struttura urbana primaria, come forma aperta di idee –obiettivo, condivise da città e nazione che si riconoscono nel progetto di una capitale rinnovata, in una visione che passa dal piano delle “certezze” di sistemi e regole (PRG 2008) al “piano delle volontà strategiche” per competere nella sfida tra le grandi città mondiali (con idee di processi promossi dalla nuova mobilità 2020), ri-scrivendo gli obiettivi di qualità dei “grandi progetti urbani infrastrutturali”, ridisegnando i “confini programmatici”(cioè strutturali) delle azioni strategiche gravitanti sulla mobilità.

– di “rimessa in chiaro” in un tavolo cittadino delle integrazioni di progetti urbano ambientali. Un confronto coi cittadini per valutare visioni di prospettiva di progetto urbano di città, in alternativa.

Attua un “censimento” delle questioni aperte e delle opportunità, una Agenda / scenario di difficoltà / opportunità.

Il laboratorio di città deve “necessariamente” essere ambizioso: investire su un grande capitale di idee, che non può “andare in archivio”. Vedere insieme presente e passato. Validare le ipotesi strategiche “seminate” in 20 anni e perseguire le potenzialità ancora inespresse. Facilitare il confronto / scontro tra opinioni e richieste dei cittadini. Porre in particolare il tema sulla mobilità, quale regolatrice promotrice di rinnovo urbano. È questo un tema che implica una “rivoluzione culturale”, impone un cambio di stile di vita. È una scommessa ineluttabile. Sarà scontro tra l’accessibilità collettiva e pedonale (la cura del ferro) e quella consolidata della mobilità privata radicata nelle fruizioni urbane abitudinarie.

Assi e fuochi verso progetti

 

Il Laboratorio di città deve essere un potente volano per attivare nuove rendite posizionali (da non regalare al mercato privato), che siano motore di riqualificazione e leva economica nelle mani dell’Amministrazione attenta ai processi di ridistribuzione della rendita urbana. deve essere Agenda politica e culturale, più che tecnica, basandosi su alcune “figure urbanistiche” rilevanti, che vorrei riproporre1. In sintesi puntuale:

1- L’Anello del ferro, “asse attrezzato” lineare sulle ex aree ferroviarie delle grandi stazioni,

2- il sistema unitario di Poli urbani, le “porte” di Roma di area metropolitana, del GRA, della seconda fascia, della città storica, da difendere come, come polarità “rigenerative” del PRG (in più di cinquanta luoghi a massima accessibilità).

3- il sistema dei raggi, le “linee radiali” rifunzionalizzate (a) delle Ferrovie regionali (sulle quali spostare sistemi di funzioni pubbliche, come ospedali, università), (b) della Metro C (via Casilina riconfigurata dalla nuova Metro: recupero urbano intorno alle stazioni).

5- il sistema degli Anelli: “linee anulari” dei viali urbani del GRA all’esterno (riconnesso ai parchi e aree di riserva ambientali), della circonvallazione verde (dal vale Togliatti al passaggio a nord ovest di Pineta Sacchetti / viale Newton).

6- il sistema delle nuclearità insediative sparse nell’Agro, da rileggere come città giardino dei nuclei periferici e piccoli centri rimessi in rete

7- la qualità diffusa a livello micro: lo “spazio pubblico” riconquistato al pedone (da “100piazze / nuovo PUP” ai “progetti di quartiere” come micro-rigenerazione urbana della sosta e sistema pedonale ristrutturati 2.

Le polarità strategiche per un nuovo sistema gravitazionale si basano su “assi e poli”: l’Anello del ferro (le centralità interne delle grandi stazioni) e le polarità esterne (le Centralità sui nodi esterni):

l’Anello del ferro è il “nuovo asse attrezzato” (più vero di quello del ’62 di Piccinato) un sistema infrastrutturale insediativo, che si basa sull’accordo di programma del “Nodo di Roma” del 1999 (tra Comune, Regione, Stato ed FS) coi piani di assetto delle aree ferroviarie, sin ora inattuati salvo quello Tiburtino (molto parzialmente); questo “centro-città lineare” con centralità in linea “continua”, è la più importante occasione di riconversione della città centrale, tuttora oggetto di “rimozione”, non considerato né pubblicizzato come il luogo deputato per l’atto fondativo principale di una nuova idea di città, strategica, ma già oggi alla portata di mano.

– Il “sistema delle porte” di Roma (porte metropolitane esterne, sul GRA, e sulla seconda fascia consolidata), ripropone grandi luoghi dello scambio (studio Tocci, Maltese) come la vera formula “rigenerativa” di 50 centri-città di massima accessibilità.

– I “sistemi integrati lineari di città tematiche lungo i “raggi” delle linee del ferro, sia delle FM” (come la “città lineare cassia” con Università ed Ospedali) sia della Metro C lungo la Casilina “asse di riconversione urbana” dei quartieri attraversati dalla nuova Metro (recupero urbano intorno alle stazioni, con governo pubblico della rendita).

– “i viali urbani anulari”: quello esterno del GRA riconnesso alle parti urbane e ai parchi ambientali; quello intermedio della circonvallazione verde (dal viale Togliatti al passaggio a nord ovest);

All’interno della città consolidata sono da riprendere in modo innovativo

– il Programma Parcheggi, “nuovo PUP”, ridefinito dai “progetti di quartiere” (il “centopiazze” rivisitato): un progetto organico di qualificazione dello spazio pubblico dei quartieri e della sosta subordinata al sistema pedonale potenziato.

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1 La figura complessiva è chiara: dalla Ruota dell’Anello del ferro intorno al Centro storico (con le Centralità maggiori interne sulle Aree Ferroviarie Quattroventi, a Trastevere, a Porto Fluviale, a Ostiense, a Tuscolana e Tiburtina) partono i Raggi del ferro, protesi all’esterno dell’FM3 (verso S. Pietro e le Centralità di S. Maria Pietà, La Storta Cesano), dell’FM1, verso Fiumicino (e le Centralità Magliana e Fiera di Roma), della Metro C e della futura metro D, della metro B (dall’EUR alla Roma Lido, verso le centralità di Castellaccio e Acilia, oltre a quella “storica).

2 (a) il “nuovo PUP” riprende l’idea di Centopiazze, rivisitandolo con i “progetti di quartiere” che qualificano lo spazio pubblico dei Municipi, dalla sosta ristrutturata al sistema pedonale potenziato. (b) “i viali urbani anulari”: quello esterno del GRA riconnesso alle parti urbane e ai parchi ambientali; quello intermedio della circonvallazione verde completata dalla Togliatti al passaggio a nord ovest; quello più interno, compreso tra la tangenziale dell’anello del ferro ed i lungoteveri.

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