ROMA CAPITALE

Roma: Capitale e metropoli: risorse, governance e progetti prioritari

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Il  contratto tra Lega e Cinque Stelle per il Governo del cambiamento contiene  tante promesse: dalla diminuzione delle tasse, al reddito di cittadinanza, alla revisione della Legge Fornero e molto altro.

Quando queste promesse diventeranno proposte di Legge e dovranno avere una copertura finanziaria vedremo la loro reale fattibilità. Sarà difficile trovare le necessarie coperture ai tanti impegni che vengono annunciati, né basteranno artifici contabili o fantasiose richieste sul congelamento/abbattimento del debito di cui altri dovrebbero farsi carico (gli altri paesi europei).

Tra le molte promesse, anche quella di un  “nuovo patto tra la Repubblica e la sua Capitale”. Un tema sul quale sfidare i contraenti del contratto di Governo, se e quando  riuscirà ad insediarsi e per quanto tempo.

La nostra associazione “L’Italia che verrà” ha lavorato in questi mesi alla costruzione di una proposta per Roma con l’obiettivo di riconnettere le tante idee del centro sinistra sul futuro della Capitale. Ripartiamo dalla  legge 42/2009 e dai 2 decreti attuativi che poco o nulla hanno apportato allo status di capitale,  se non di aggiungere la parolina “Capitale” al nome Roma già di per sé evocativo di una storia plurimillenaria ed oggi di una dimensione di metropoli, al pari delle altre  grandi capitali europee quali Londra, Berlino, Madrid, Parigi.

Le analisi sui problemi di Roma sostanzialmente convergono.  La città ha avuto uno sviluppo tumultuoso, senza regole urbanistiche, con una crescita demografica dovuta in parte all’immigrazione interna. Nei venti anni che vanno dal 1921 al 1951 la popolazione è cresciuta di 1 milione di abitanti passando da 663.848 a 1.651.754 fino a raddoppiare nel 1981 arrivando a 2.840.259, più o meno i residenti attuali.

Quanto abbia inciso la rendita fondiaria e quanto abbia pesato l’immigrazione di coloro che cercavano un’opportunità di vita e di lavoro nella grande città ormai è scritto nei libri di testo.

Questa esplosione della città in tutte le direzioni ha trasformato pesantemente il paesaggio dell’agro romano, con oltre 1 milione di cittadini residenti  in quartieri oltre il Raccordo Anulare.

Dotare di servizi efficienti, comunque adeguati una metropoli con un territorio così ampio (circa 1300 kmq), nel quale possono iscriversi le otto più grandi città italiane, non è impresa facile. Negli ultimi decenni lo sviluppo della dimensione metropolitana oltre i confini amministrativi del Comune di Roma porta a gravitare nell’area comunale, ogni giorno, oltre 300.000 persone che per motivi di studio, di lavoro o di svago, si spostano con ogni mezzo in entrata e in uscita dalla città.

Il positivo sviluppo del turismo che vede da molti anni una crescita permanente di visitatori (oltre 50 milioni di arrivi/anno negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie) accresce in modo considerevole  il numero di presenze in città.

L’immigrazione comunitaria e non, riguarda ormai un numero significativo di residenti impegnati in attività lavorative le più diverse, dal commercio ai servizi alle persone, all’edilizia: un fenomeno  che pone nuovi problemi di accoglienza, convivenza, integrazione. La stima è che circa il 10% della popolazione residente sia composta da comunità straniere.

“L’Italia che verrà” vuole dare un contributo di idee e proposte, mobilitare energie, porre all’ordine del giorno il tema del rapporto tra la Capitale e lo Stato, tra la Capitale e i suoi cittadini.

Non c’è spazio in questo breve articolo per ripercorrere analisi dei problemi e delle opportunità di Roma: rimando con piacere al recente libro  di Marco Causi “Sos Roma – Armando Editore”e ai contributi di Roberto Morassut e Walter Tocci. Tutti e tre presentatori di leggi sul tema ROMA nella passata legislatura.

Lavorare per modernizzare la città, i servizi che offre alla popolazione è ciò su cui debbono misurarsi le forze politiche: chi governa e chi fa opposizione.

E’ necessario individuare  un comune denominatore, qualcosa di non divisivo, che preveda un coerente impegno per le istituzioni nazionali, regionali, comunali e delle forze politiche per definire almeno tre aspetti : risorse, governance, progetti prioritari.

Risorse: Le sole finanze comunali non sono in grado di affrontare i problemi giganteschi quali, ad esempio, gli interventi nel settore del  trasporto, delle infrastrutture, reti metropolitane, ferrovie e tranvie, autobus  e treni, rifacimento e manutenzione della rete viaria. Un intervento dello Stato che metta a diposizione le risorse finanziarie, dovrà prevedere non solo un modo trasparente, ma anche efficiente di utilizzo.

Il tavolo interistituzionale previsto dalla legge 42/2009 può diventare la sede giusta di confronto per fare le scelte e decidere  gli strumenti e le strutture più idonee per raggiungere gli obiettivi.

Govenance: E’ ormai convinzione diffusa, che Roma  non può essere governata con le istituzioni attuali, cioè i comuni e la città metropolitana così come si configura, un organismo di secondo livello senza legittimazione popolare.

Le funzioni di Capitale e di grande metropoli debbono potersi fondere in un ente a cui siano delegati i poteri indispensabili unitamente alle risorse per provare a governare la complessità. Eliminare le duplicazioni di competenze è la prima semplificazione della burocrazia di cui c’è bisogno.

Progetti prioritari: ogni progetto non può che essere pensato nella sua dimensione metropolitana. Innanzitutto la mobilità, che riguarda programmi di accrescimento del trasporto pubblico ma contemporaneamente applicazione rigorosa delle regole che presiedono all’uso del mezzo privato partendo dal rispetto del Codice della Strada; la politica ambientale che include il  complicato tema della raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, l’abbattimento dei livelli di inquinamento, la salvaguardia, la manutenzione e la valorizzazione delle aree verdi; la politica sociale e culturale attraverso il riuso di spazi pubblici e una politica mirata agli investimenti in particolare per le scuole e in spazi di aggregazione e di produzione culturale con l’obiettivo di creare senso di comunità in particolare nei  quartieri e nei Municipi più periferici.

La Regione Lazio unica realtà in cui il centro sinistra ha avuto una vittoria elettorale a fronte di una sconfitta del 4 marzo deve assumere il tema di Roma e del suo futuro e non lasciarlo alle improvvisazioni che possono nascere nel nuovo Parlamento dove l’interesse dei 5 Stelle a sostenere l’amministrazione Raggi mal si concilia con la vena nordista e anti romana de La Lega.

Roma non ha bisogno di soluzioni pasticciate, ma di certezze che permettono di programmare, di scegliere priorità e di realizzare obiettivi in tempi ragionevoli.

E’ arrivato il momento che la Regione Lazio, i parlamentari del centro sinistra, tutti gli eletti concentrino le loro forze in un progetto che potremmo definire “Programma per Roma,  capitale e metropoli” che veda nella presentazione di un disegno di legge un momento unitario di sintesi politica, un punto di riferimento nel quale coinvolgere il territorio confrontandosi con gli amministratori locali, con l’associazionismo, con il mondo del volontariato e comunque con tutte quelle forze interessate a ridare alla nostra città sia il giusto ruolo che la necessaria qualità di servizi e di organizzazione senza i quali Roma rischia di non poter competere con le altre capitali europee.

L'Italia Che Verrà

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