Roma Capitale

Roma: questione capitale

Shares Share

Nelle pagine dei giornali dell’estate 2017 si è aperto un dibattito sul governo di Roma capitale, a fronte dell’incapacità che la Giunta Raggi ha dimostrato nella gestione dei servizi essenziali della città e della sua area metropolitana: riordino dell’amministrazione capitolina e delle sue società partecipate, rifiuti, acqua, trasporti, ecc.

L’assenza di un governo credibile della città ha origini più lontane. Da 10 anni manca a Roma una guida credibile della città, che sia in grado di mettere in moto la prospettiva di ricostruzione di un sistema di governo degno di una capitale della Repubblica.

La scelta Veltroni di abbandonare la carica di sindaco di Roma, a solo un anno dalla sua rielezione, per proporsi come segretario nazionale del Partito Democratico e come candidato Presidente del Consiglio, ha lasciato un vuoto politico che non è stato ancora colmato.

Le esperienze fallimentari dei sindaci che si sono succeduti – Alemanno (centrodestra), Marino (centrosinistra), Raggi (M5S) – hanno mostrato tutte una mancanza di progettualità e un’incapacità di governo e di rilancio della città.

Per 10 anni si è rinunciato ad avviare la rivoluzione necessaria nell’amministrazione capitolina (e negli enti/società partecipati): una macchina burocratica elefantiaca in cui sono annidati i principali problemi di gestione della cosa pubblica.

Il fallimento di queste esperienze deriva dalla scelta di “personalizzazione” della politica e di disintermediazione del potere. In una città con la storia e le dimensioni di Roma, capitale della Repubblica e oggi anche Città metropolitana, il progressivo svuotamento dei partiti ha portato da una mancanza di guida e all’inerzia nel governo dell’amministrazione capitolina, che è stato riempito da una “privatizzazione” illegale della “res publica” finalizzata alla spartizione delle “rendita naturale che offre la città eterna”, come è stata evidenziato dalle commissioni prefettizie, da ANAC e dall’inchiesta su “Mafia capitale”.

Roma capitale: questione amministrativa?

A Roma oggi manca la politica, manca una visione moderna sulla metropoli e sulla capitale, capace di orientare in modo positivo le grandi energie della città, a partire da un riordino del sistema di governo che – dall’amministrazione capitolina, ai municipi, alla città metropolitana, alle società controllate – con 12 miliardi di bilancio e 60.000 dipendenti, è una delle più grandi aziende del Paese.

L’attuale struttura dell’amministrazione capitolina non riesce a rispondere ai bisogni della comunità. Il Comune di Roma è ormai troppo grande per occuparsi in modo puntuale dei mille problemi quotidiani che i cittadini romani vivono nei diversi municipi e, allo stesso tempo, è troppo piccolo per offrire un governo efficiente e funzionale alla più grande area metropolitana del Paese e alla capitale d’Italia.

Occorre offrire una nuova prospettiva per il governo di Roma, che punti a costruire un unico ente per il governo integrato della capitale e dell’area metropolitana e trasformare gli attuali municipi in veri Comuni metropolitani.

Questa prospettiva potrebbe nascere anche a legislazione vigente, se le forze politiche che oggi sono al governo o all’opposizione nell’amministrazione del Roma capitale e della Città metropolitana fossero consapevoli di questa necessità e avviassero insieme un confronto per aggiornare in questa prospettiva gli statuti di Roma capitale e della Città metropolitana e i regolamenti locali.

Roma capitale: questione costituzionale?

Non tutte le questioni aperte possono essere però risolte a legislazione vigente.

Nel dibattito che si è aperto in quest’estate emerge spesso che i problemi di Roma sono insolubili senza una modifica della Costituzione.

Alcune proposte hanno l’obiettivo di trasformare Roma capitale o la Città metropolitana di Roma capitale in una nuova Regione, per rafforzare il governo della metropoli capitale d’Italia con i poteri legislativi che oggi competono alle regioni e non agli enti locali. Altre proposte mirano a riproporre l’idea di una gestione statale della capitale attraverso l’istituzione di un “Distretto federale” o del “Governorato di Roma”.

Queste ipotesi di riforma presuppongono tutte una revisione delle disposizioni costituzionali che disciplinano la Capitale e l’ordinamento delle Regioni e non sono state prese in considerazione nella proposta di riforma costituzionale che è stata approvata dal Parlamento nel 2016 e poi bocciata dal referendum popolare dello scorso 4 dicembre.

Queste proposte non risolvono nell’immediato i problemi di governo di Roma capitale, ma presuppongono un lungo percorso di revisione costituzionale, i cui esiti sono del tutto incerti, vista la complessità delle procedure di modifica della Costituzione tipica del nostro sistema parlamentare a bicameralismo perfetto e gli scenari di evoluzione del quadro politico nazionale.

Allo stesso tempo, queste proposte non tengono conto del fatto che, con la riforma dal 2001, a differenza che nella Costituzione del 1948, Roma è stata riconosciuta espressamente come capitale della Repubblica.  Come recita il vigente articolo 114, comma 3, della Costituzione, infatti: “Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”.

Roma capitale: questione politica

Dal 2001, pertanto, Roma ha acquisito pienamente lo statuto di capitale della Repubblica ed esiste una disciplina costituzionale che affida ad una legge speciale (di carattere ordinario) il compito di affrontare e risolvere le questioni aperte sull’ordinamento della capitale, dal punto di vista istituzionale e finanziario.

La vera questione che occorre affrontare, pertanto, è l’incapacità da parte del Parlamento e delle forze politiche di dare coerente attuazione alla Costituzione.

In questi anni le forze politiche presenti in Parlamento sono state influenzate da un giudizio negativo su Roma che ha impedito di aprire una discussione generale sulla capitale ed ha portato il Parlamento ad approvare solo norme emergenziali (sulla gestione del debito) o piccole disposizioni su Roma inserite in leggi che avevano altre finalità (come la legge sul federalismo fiscale e la legge “Delrio”).

D’altro canto, i parlamentari di Roma e del Lazio non hanno avuto, in questi anni, la forza e la capacità di proporre unitariamente in Parlamento una legge ordinaria che portasse all’attuazione dell’articolo 114 della Costituzione con una legge speciale su Roma capitale.

Questo sarebbe, invece, il principale strumento per innovare con coraggio la normativa vigente. Occorre trovare le soluzioni più coerenti alle questioni aperte (su dimensioni territoriali, rapporto tra il governo unitario e i Comuni metropolitani, funzioni, organi di governo, sistema di elezione, ordinamento finanziario, ecc.) per proporre una grande semplificazione istituzionale del sistema di governo della metropoli di Roma capitale che le consenta di rispondere alle esigenze della sua comunità territoriale e, allo stesso tempo, di diventare un volano per lo sviluppo unitario del Paese.

Roma capitale è pertanto una questione profondamente politica che riguarda l’Italia tutta, perché Roma è la capitale della Repubblica. Roma è una “questione nazionale”: l’incapacità di offrire una risposta adeguata al governo di Roma è la metafora più evidente dell’incapacità di costruire una proposta credibile per l’Italia.

Il mio auspicio pertanto è che sia definitivamente superato lo slogan “Non è politica, è Roma” e che si avvii al più presto la discussione su una legge speciale per dare a Roma le funzioni, le risorse, i poteri e gli strumenti che merita la capitale della Repubblica.

Leave a Reply