ROMA CAPITALE

Superare a Roma e nel Lazio il degrado degli sfasciacarrozze

Shares Share

La storia della cosiddetta “delocalizzazione” degli sfasciacarrozze romani è un classico esempio di come le istituzioni e la burocrazia riescano a complicare le procedure che in altre Regioni italiane sono invece molto semplici.  E’ un meccanismo che va avanti ormai da oltre trenta anni e che, nonostante ci si aspetti sempre nuovi colpi di scena, rimane immobile nel tempo, tanto che il 30 giugno di ogni anno si sancisce una nuova proroga delle concessioni provvisorie.  Nel frattempo gli sfasci occupano ampi spazi del Parco Archeologico di Centocelle, dove ci sono state denunce per interramento di carcasse e vengono ricordati dai giornali quando vanno a fuoco ricoprendo con una nube nera il cielo di Primavalle.

Con il DPR 915/82 era stata prevista

  • la realizzazione di opere di adeguamento entro un termine fissato dalle Regioni e comunque entro il 31/12/1986;
  • l’individuazione delle aree idonee in cui delocalizzare gli impianti di trattamento e stoccaggio dei rifiuti del processo di autodemolizione, sulla base dei criteri di cui al Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti;
  • l’esercizio dell’attività di gestione di autodemolizione e di gestione dei rifiuti sottoposta tassativamente a previa autorizzazione amministrativa.

La Regione Lazio approvò il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti con Delibera del Consiglio Regionale dell’11/12/86, prevedendo che i Comuni individuassero le aree su cui far sorgere i nuovi impianti.

Successivamente, il decreto Ronchi introduce strumenti di semplificazione e definisce meglio le normative.

Il Consiglio Comunale di Roma approva la Delib.  43 del 20 marzo 1997 e la  Delib. 111 del 7 luglio 1997 con cui si individuano 9 aree per i centri di rottamazione.

A seguito di queste indicazioni, il 25/9/97 il Comune di Roma, la Provincia di Roma e la Regione Lazio hanno stipulato un Accordo di Programma “per la individuazione dei siti per la localizzazione ambientalmente compatibile delle attività di autodemolizione e rottamazione”.

Nell’Accordo si stabiliva che gli operatori avrebbero potuto svolgere la loro attività previo convenzionamento con l’amministrazione “sulla base di progetti approvati”; inoltre, veniva approvata definitivamente la variante urbanistica in zona di PRG “M5” per le aree destinate a “servizi pubblici per attività di autodemolizione e rottamazione”; veniva dato mandato al Sindaco di promuovere la definitiva approvazione dei siti individuati.

La procedura avviata dal Comune prevedeva l’acquisizione delle aree e la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria da parte dell’amministrazione comunale, ma i siti individuati dal Comune e dalla Regione non sono poi risultati idonei per pareri contrari espressi dai Consigli Municipali e recepiti dal Consiglio Comunale.

In quel periodo il pretore Amendola aveva emesso ordinanze di chiusura per il mancato rispetto dei parametri ambientali, ma poi ha recepito l’impegno del Comune e degli operatori a individuare ed attrezzare in breve tempo delle aree idonee già individuate. Infatti  le ditte interessate sono state obbligate a  sottoscrivere le convenzioni con il Comune,  ad attivare le dovute fidejussioni a garanzia della realizzazione dei progetti e per la bonifica dei siti preesistenti, a depositare i progetti definitivi ed esecutivi nei termini prescritti. Da allora gli autodemolitori rinnovano ogni anno la fideiussione e restano dove sono, in attesa che il Comune individui un’area idonea, la attrezzi e la consegni ai consorzi di operatori costituiti.

La telenovela è continuata con un Ordinanza PCM del 2/9/2005 che stabiliva la creazione di un ufficio commissariale (Soggetto Attuatore) per la delocalizzazione di tutti i centri di autodemolizione del Comune di Roma.  Si approvava un nuovo “Programma per la delocalizzazione” sottoscritto il 12/2/2008 dal Sindaco di Roma, dal Presidente della Regione Lazio, dal Presidente della Provincia di Roma, dal Capo della Protezione Civile, dallo stesso Soggetto Attuatore e dalle Associazioni di categoria.  La Giunta del Comune di Roma individuava nuove aree ad integrazione e/o in alternativa a quelle precedenti con la Delib. G.C. 451 23/12/2009.

La fantasia degli uffici capitolini è capace di indicare per i centri di rottamazione aree già costruite o con progetti in corso. Così la D.D. 1448/2016 riesuma le aree proposte nel 1997 e invita gli operatori a presentare un progetto per ricollocarsi in quegli spazi. Solo che, rispetto al 1997, la destinazione di alcune aree è cambiata con atti del Consiglio comunale e gli operatori avrebbero dovuto presentare un progetto per un centro di rottamazione sopra l’attuale supermercato Esselunga al Prenestino. Naturalmente a tutt’oggi nessuna delle aree individuate è stata ritenuta pienamente idonea, acquisita e attrezzata

Nelle altre città italiane le attività di autodemolizione non sono raggruppate in consorzi da 6 a 20 operatori ubicati in aree speciali, bensì all’interno delle aree industriali nel rispetto dei parametri previsti dalla legge, che prevedono principalmente la distanza da centri abitati con un raggruppamento continuo di almeno 25 fabbricati residenziali, caratteristica soddisfatta in tutte le attuali zone industriali romane;

Infatti, secondo il D.Lgs. n. 209 del 24 giugno 2003 “Nell’individuazione dei siti idonei alla localizzazione sono da privilegiare: 1) le aree industriali dismesse; 2) le aree per servizi e impianti tecnologici; 3) le aree per insediamenti industriali ed artigianali. Le regioni devono favorire la rilocalizzazione del centro di raccolta e dell’impianto di trattamento ubicati in aree non idonee, individuando a tal fine appositi strumenti di agevolazione” ed è quindi possibile per la Regione Lazio mettere in campo finanziamenti agevolati con fondi europei per il risanamento ambientale e riduzioni tributarie per incentivare le aziende che intendono trovare una collocazione idonea al loro impianto anche in aree industriali già attrezzate e rispondenti alle normative.

Una struttura tipo dovrebbe essere costituita da un’area di circa 2mila mq, con un grande capannone dove le auto si smontano e tutti i pezzi di ricambio vengono conservati in modo ordinato sugli scaffali ed un piccolo spazio esterno dove possono sostare solo poche macchine in attesa di essere demolite. Naturalmente tutti gli spazi di lavoro e la pavimentazione sono realizzate con materiali impermeabili, che impediscono l’inquinamento del terreno sottostante.

Basta cercare su Google “Progetto centro autodemolizione” o termini simili per poter leggere e scaricare numerosi progetti con cui ditte di questo settore realizzano un proprio impianto autorizzato all’interno di capannoni nelle zone industriali. E questo avviene in Veneto, Puglia, Toscana, Abruzzo, Campania, ma non a Roma, dove la politica e la burocrazia si sono incartati con questo meccanismo per cui gli autodemolitori si spostano solo se si individua un’area a Servizi Tecnologici del PRG e dove possono essere concentrati da 6 a 20 operatori in un Centro di rottamazione. Il comune si impegna a trovare aree che da 20 anni non si trovano, gli autodemolitori dicono che loro sono disponibili ad andarsene appena il comune trova le aree e intanto restano dove sono.

Anche a giugno di quest’anno ci attende un’ulteriore proroga e chissà quante altre se non si esce da questo vortice burocratico e non si applica nel Lazio la stessa procedura utilizzata nelle altre regioni italiane, incentivando con fondi europei per il risanamento ambientale gli operatori che attrezzano in un’area industriale il loro capannone e bonificano l’area sgomberata..

sfasci battistini
rottamazione

Lascia un commento

L'Italia Che Verrà

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra verso terzi. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi