ROMA CAPITALE

Un referendum non basta

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Per il prossimo 11 novembre è previsto il referendum promosso del partito radicale per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico nella città di Roma.

Qualunque sarà l’esito del referendum non ci saranno effetti immediati. La messa a gara di questi servizi è già norma, ma il Comune di Roma ha ritenuto di posticipare la gara al 2021 per procedere preventivamente (sigh!) al risanamento dell’Azienda dei traporti capitolina. Il primo passo è stato proporre il concordato per evitare il fallimento e mantenere così la gestione pubblica e consentire la partecipazione di ATAC alla successiva gara.

Tra coloro che hanno promosso il referendum c’è la speranza che la consultazione possa dare voce ai cittadini attraverso una discussione e una partecipazione popolare ai temi del trasporto pubblico e della mobilità. Una speranza che non tiene conto nè del grado di disaffezione dei cittadini nè dell’insoddisfazione diffusa per un servizio che fa ormai acqua da tutte le parti e ha perso tutte le caratteristiche proprie di un servizio pubblico di qualità. Ad aggravare, se possibile, la situazione c’è l’indeterminatezza dei programmi e delle azioni per il futuro, l’approssimazione della visione contemporanea del servizio in una area metropolitana.

La Sindaca Raggi, a due anni dalla sua acclamazione, comincia a perdere consensi e a ripetere come un disco rotto che la colpa di ogni inefficienza è da addebitarsi a “quelli di prima”.

Il prima e il dopo Raggi. E nel prima ci sono indistintamente tutti quelli che hanno avuto a che fare con la gestione della città, come se con questo slogan tipico da campagna elettorale, si possa assolvere tutto ciò che ora continua a non essere fattto, nonostante 24mesi di governo. Più tempo passa e meno diventa credibile questo ritornello, e ancor meno diventano credibili le promesse, anche queste di stile elettorale, sul risanamento del servizio di trasporto pubblico.

  • Ho ben presente il piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS) approvato dall’Assemblea capitolina e la delibera del 9/6/2017 che stabilisce quali sono le invarianti, gli interventi cioè irrinunciabili:
  • Adeguamento linea A e B
  • Prolungamento metro B da Rebibbia a Casal Monastero
  • Ammodernamento del tram della Roma-Giardinetti
  • Connessine metro A e metro C al Policlinico e Università di Tor Vergata

Niente di nuovo, solo la conferma di interventi già individuati ormai da molti anni. Per il resto un piano fatto da un lungo elenco di ipotetici futuribili progetti di cui non sono note le priorità, ne le fonti di finanziamento.

Una città sempre più in difficoltà, che sta perdendo appeal ed efficienza e che non ha più tempo per sperare nella attuazione di generici programmi : la città è alla disperata ricerca di obbiettivi concreti, di progetti seri, di un cronoprogramma credibile.

Introdurre il referendum digitale o la consultazione dei cittadini on line non è sufficiente a creare cambiamento e a produrre innovazione.

Oltre il 60% dei cittadini romani hanno con il loro voto ai 5s manifestato a maggio 2016 il bisogno di cambiare, hanno voluto lasciarsi alle spalle anni difficili caratterizzati dal malgoverno di Alemanno prima, dalla difficile esperienza di Marino poi, dalla burocrazia di molti mesi di commissariamento. Sono molti, moltissimi quelli che hanno riposto tante speranze nelle novità di questa amministrazione. Ma altrettanti sono oggi quelli che lamentano il mancato risultato, che soffrono per la città in abbandono.

Mancano all’appello molte risposte ad altrettante domande: quando nuove corsie preferenziali , quando i controlli per impedire la sosta selvaggia in doppia fila, quando il rinnovo e lo sviluppo della dotazione di mezzi?

E poi a rendere queste domande drammaticamente prive di risposta si aggiunge la totale assenza sul territorio urbano di controllo. Dove sono i 6.000 Vigili urbani? Dove sono stati nascosti i 300tanto sbandierati nuovi assunti? Su Repubblica del 28 giugno Sergio Rizzo ci racconta il suo percorso da Ponte Milvio all’Ostiense, un vero attraversamento obliquo della città senza mai incontrare un solo casco bianco. E siamo nel cuore della città, figuriamoci nei quartieri periferici.

Per tornare al referendum, non possiamo che considerare l’iniziativa meritevole, ma anche di difficile risultato se è vero che la quasi totalità dei cittadini non ha ad oggi alcuno strumento di conoscenza e valutazione per scegliere. I romani sanno solo con certezza di meritare un trasporto pubblico efficiente, come avviene ormai in quasi tutte le grandi capitali del mondo o più semplicemente come avviene a Milano.

La nostra responsabilità oggi non può che essere quella di favorire una migliore informazione per tutti, una discussione allargata a tutti coloro che vogliono capire, vogliono contribuire e partecipare ad una riflessione e ad una scelta che condizionerà il futuro di Roma nel panorama internazionale. In gioco c’è molto di più che la sopravvivenza dell’ATAC e del trasporto pubblico urbano. In gioco c’è la modernità, lo sviluppo e il posizionamento di Roma nel panorama mondiale.

L'Italia Che Verrà

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