Roma Capitale

Il voto a Roma alle elezioni politiche e regionali 2018

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Le elezioni politiche hanno in gran parte confermato le dinamiche del voto alle comunali del 2016, che a loro volta avevano mostrato una geografia politica un po’ diversa rispetto al voto del 2013 e agli anni precedenti. La coalizione di Centrosinistra (formata da PD, +Europa, Insieme e Civica Popolare) ha un andamento nettamente decrescente allontanandosi dal centro della città, poiché prevale solo nei quartieri più centrali (40%) e, diversamente dal 2016, ma di pochissimo, nella periferia storica intorno all’anello ferroviario (quasi 31%, peraltro egemonizzata dal Centrosinistra fino al 2013). Peraltro, i partiti della coalizione sono abbastanza sovrapponibili, soprattutto per quanto riguarda PD e +Europa, le cui distribuzioni del voto nei quartieri hanno un indice di correlazione molto alto, e peraltro simile anche al consenso elettorale di LeU.

La tendenza è opposta per il M5S, che invece cresce man mano che ci si allontana verso i confini comunali: nel resto della città continua infatti il suo elevato consenso, prevalendo nella periferia anulare meno densa (35% tra “fascia verde” e GRA) e soprattutto fuori dal GRA, negli insediamenti sparsi nell’Agro romano (39%), sebbene abbia perso alcuni punti percentuali rispetto al 2016, probabilmente per i problemi dell’Amministrazione comunale. Questo calo è andato a vantaggio della Lega, che per la prima volta si afferma con percentuali notevoli soprattutto nelle periferie romane, e che mostra un andamento dei voti simile a quello del M5S, con il massimo fuori dal GRA.

Figura 1 – Voti per candidati uninominali alla Camera 2018, per fascia urbana (%)

Nel complesso della città, è infatti proprio la coalizione di Centrodestra (composta da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia) a vincere con il 31%, con un andamento più omogeneo rispetto agli altri due poli, caratterizzato comunque da un maggiore consenso fuori dal GRA (35%) grazie a Forza Italia e Lega, e con un forte incremento rispetto alle precedenti elezioni che gli ha permesso di avere un vantaggio di mezzo punto percentuale sul M5S e di circa tre punti sul Centrosinistra. I partiti della coalizione appaiono perfettamente complementari, poiché Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno le percentuali più elevate nei quartieri benestanti di Roma Nord, mentre la Lega mostra invece una forte capacità di attrazione nelle zone periferiche con il maggiore disagio socio-economico, e soprattutto a est nel VI Municipio, con un basso indice di correlazione tra Forza Italia e Lega.

Alle elezioni regionali l’elemento più interessante è ovviamente la riconferma di Zingaretti (sostenuto da PD, LeU, +Europa, Insieme, Centro Solidale e Lista Civica) alla presidenza della Regione, nonostante che le liste di Centrosinistra che lo sostenevano abbiano avuto meno voti rispetto al Centrodestra, e nello stesso giorno in cui la sua coalizione usciva sconfitta dalle elezioni politiche. Se nel complesso della città il Centrosinistra vince con oltre il 37% dei voti, circa 10 punti percentuali in più rispetto a Centrodestra (28%) e M5S (26%), rimangono comunque in gran parte costanti le dinamiche del voto della Camera: l’andamento dei consensi per Zingaretti è infatti nettamente decrescente allontanandosi dal centro della città.

Tuttavia, a differenza dei risultati della Camera, il candidato del Centrosinistra prevale non solo nei quartieri più centrali (49%) e nella periferia storica intorno all’anello ferroviario (oltre 41%), dove il distacco da Parisi e Lombardi è ampio, ma anche con uno scarto più ridotto nella periferia anulare interna al GRA (33%). Di conseguenza, la vittoria di Zingaretti nel Lazio, che è dipesa da un margine di soli 55mila voti in tutta la regione rispetto a Parisi, si basa in primo luogo sulla parte di Roma dentro al GRA, dove ha ottenuto 157mila voti più di Parisi e 184mila più di Lombardi. L’”effetto Zingaretti”, ossia la differenza tra i voti per il candidato presidente (543mila) e la somma di Centrosinistra e LeU nei collegi uninominali della Camera (477mila), è sempre positiva in ogni quartiere della città, ma appare maggiore in tutto il quadrante est.

Figura 2 – Voti per i candidati presidenti della Regione 2018, per fascia urbana (%)

L’analisi del voto secondo la vicinanza o meno dal centro della città è ovviamente una semplificazione, in quanto il consenso elettorale dipende dalle caratteristiche demografiche, sociali, economiche e urbanistiche dei quartieri. Per approfondire questi fattori, vediamo l’andamento del voto per i tre poli alle elezioni politiche e per Zingaretti alle regionali, suddividendo le zone urbanistiche in tre gruppi di uguale numerosità, secondo il livello alto, medio o basso dei vari indicatori presi in esame.

Il M5S ottiene più voti dove la densità di popolazione è bassa (36%), l’incremento dei residenti è alto (40%), l’età media è bassa (39%), i componenti del nucleo familiari sono molti (39%), i laureati sono pochi (ancora 39%), il tasso di occupazione è basso (36%), il tasso di disoccupazione è alto (38%), la disponibilità di piazze per ettaro, come indicatore di capitale sociale, è scarsa (39%), il disagio socio-economico è alto (37,5%). Al contrario, il Centrosinistra e Zingaretti hanno più voti dove la densità di popolazione è alta (rispettivamente 32 e 42%), la crescita dei residenti è bassa o negativa (ancora 32 e 42%), l’età media è alta (34 e quasi 45%), i componenti del nucleo familiari sono pochi (oltre 36 e quasi 47%), i laureati sono molti (37 e 46%), il tasso di occupazione è alto (quasi 36 e oltre 45%), il tasso di disoccupazione è basso (oltre 35 e quasi 45%), la disponibilità di piazze per ettaro è alta (34 e 44%), il disagio socio-economico è basso (35 e 44%). Il Centrodestra mostra invece un consenso abbastanza omogeneo, con differenze limitate, eccetto le variabili urbanistiche e l’età media, ma comunque inferiori a 5 punti percentuali, proprio grazie alle caratteristiche interclassiste dovute alla complementarietà nel consenso elettorale tra Forza Italia e Lega.

Appare evidente come il M5S prevale nei quadranti e nelle fasce urbane periferiche dove la città si espande e cresce il numero di residenti, che però si sentono esclusi rispetto alle opportunità sociali, economiche e culturali, in termini di istruzione, occupazione, offerta di servizi e spazi pubblici e accessibilità dei trasporti, e dove di conseguenza l’indice di sviluppo umano rimane sotto la media romana. L’opposto vale per il Centrosinistra e per Zingaretti, che ottengono i maggiori consensi dove la città è consolidata e i residenti appaiono pienamente inclusi nelle dinamiche sociali, economiche e culturali, cosicchè l’indice di sviluppo umano risulta superiore rispetto alla media romana.

Figura 3 – Voti a) alla Camera uninominale e b) alla Regione 2018, per caratteristiche delle zone urbanistiche (%)

a)

b)

Fonti:

www.centroriformastato.it/il-voto-a-roma-alle-elezioni-politiche-e-regionali-del-2018-3

https://mapparoma.blogspot.com/2018/03/mapparoma21-il-voto-alle-elezioni.html

https://mapparoma.blogspot.com/2018/03/mapparoma22-il-voto-alle-elezioni.html

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